Giorgio Morandi

Pubblicato: novembre 12, 2009 in Uncategorized

Venezia. Domenica 29 Marzo 2009 è una giornata uggiosa con una pioggerellina sottile che solo a guardarla attraverso i vetri ti penetra nelle ossa facendoti rabbridire di freddo e di noia. A tutto questo si aggiunge il cambio dell’ora, che in teoria dovrebbe far pensare all’estate, mentre sembra di vivere in una classica giornata di novembre: sono decisamente di malumore e non ho voglia di fare niente, solo di crogiolarmi sotto il piumino, con Biagio il mio gatto filosofo che mi scalda i piedi, ronfando di gioia per il privilegio. In colpa per sprecare il mio tempo prezioso, faccio la cernita dei giornali da eliminare, ma la cosa mi fa venire ancora più sonno e mi dedico ai mie solitari che di solito “mi tirano su di susta”(mi rallegrano il morale), ma anche quello non funziona. Continuo a dormicchiare, ma  per abitudine consolidata accendo il televisore per ascoltare Passepartout dell’amico Philippe Daverio che quasi sempre mi diverte. La trasmissione parla di Bologna e di Morandi in particolare, sono cose che conosco a memoria, ma a un certo punto sento la parola burro. Faccio uno zompo svegliandomi di colpo! Mi torna alla mente Bologna, Via Fondazza 63, gli anni subito dopo la seconda guerra mondiale, quando bambina, andavo a trovare zia Lisa,

Ritratto di Zia Lisa di Marta Sammartinisorella del nonno, nata il giorno dell’unione d’Italia, un personaggio fantastico che adoravo, quanto la sua casa piena di intrighi come nel film “Arsenico e i vecchi merletti”. Una vetrata continua dava su una grande terrazza

La terrazza della Zia Lisa, Via Fondazza 63, 1957

dove la zia coltivava un giardino pieno di fiori stavaganti come lei che profumatissimi, crescevano in simbiosi in tutte le tonalità del pastello, perfino i verdi erano teneri. L’insieme sprigionava rara bellezza. Erano tempi di magra e vivendo in campagna a Pieve di Soligo, visto che per me andarla trovare era una festa mi mandavano a portarle le provviste, la cosa più preziosa era in nostro burro. Nella sua casa abitava Morandi con le sue tre sorelle zitelle, tre streghe. Zia Lisa che era molto generosa mi mandava dal maestro a portare un pezzo di burro. Si raggiungeva lo studio attraverso una scala esterna, che salivo di corsa. Il mio pacchetto veniva prelevato dalle arpie che sparivano subito, mentre io rimanevo estasiata a guardare il pittore in religioso silenzio. La luce era riflessa perché l’edificio di fronte nascondeva il sole. Aspettavo che il maestro, gentile e “ruspego” nello stesso tempo mi mandasse nel suo sancta sanctorum a prendere uno dei suoi preziosi oggetti da dipingere.

Nel lato di fronte alle due finestre che  guardavano sui fiori della zia, c’era una porta quasi invisibile perché inserita nella parete che si apriva su di un lungo corridoio cieco, ai cui lati lunghe scansie contenevano oggetti misteriosi. Aperta la porta, abbagliata dalla luminosità della stanza vedevo tutto nero. Accesa  una lampadina da 5 candele, a poco a poco quasi per miracolo dal buio emergevano magiche bottiglie e intrighi vari che sembravano i suoi quadri in dimensione reale. Ero talmente affascinata da quello spettacolo, che rimanevo “imbaucchia” (modo venziano per dire “imbambolata”, ndr) come un’allocco, mentre il maesto irritato, con voce forte mi chiedeva di portargli quanto mi aveva chiesto, facendo svanire di colpo il mio sogno.

MORANDI A FERRARA

A Palazzo dei Diamanti, la mostra a cura di Luigi Ficacci sull’opera calcografica di Giorgio Morandi: un corpus di oltre centotrenta incisioni, realizzate lungo tutto l’arco della sua vita.

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