Archivio per gennaio, 2010

La nuova biblioteca a San Giorgio

Pubblicato: gennaio 14, 2010 in Uncategorized
All’Isola di San Giorgio Maggiore, Michele De Lucchi inaugura la “Nuova” Manica Lunga

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La chiesa di San Giorgio forma con l’attiguo monastero benedettino uno dei luoghi emblematici di Venezia. Posta al centro del bacino, oltre alla favorevole posizione strategica, ha sempre avuto rilevanza notevole come centro culturale ed artistico oltre che per i stretti legami con il potere politico. Il primo documento ufficiale della presenza benedettina nelle lagune risale al 727 con il monastero di San Michele Arcangelo e Santissima Trinità di Brondolo alle foci del Brenta, insediamento molto più antico. Oltre ad essere il primo ordine monastico ad insediarsi in laguna, l’ordine benedettino è stato il più numeroso ed influente: si contano più di 87 monasteri.

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Pianta di Benedetto Bordone compilata nei primi anni del secondo decennio del Cinquecento pubblicata per la prima volta nel 1528. e’ la più antica mappa che rappresenti tutta la laguna. Archivio di stato, Venezia.

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L’ isola di San Giorgio Maggiore

Il più prestigioso è quello di San Giorgio Maggiore fondato nel 982 da Giovanni Morosini in un grande orto donato dal tribuno Memmo. Agli inizii del XII secolo vi vengono traslate le reliquie del protomartire Stefano che danno origine ogni anno alla festa celebrata in gran pompa alla presenza del doge. Nel 1223 un terremoto danneggia chiesa e monastero, ricostruiti poi ad opera del Doge Pietro Ziani che vi si ritira in preghiera.
Col passare del tempo il monastero diviene sempre più importante: la Repubblica vi ospita personaggi famosi come il Cardinal Bessarione che nel 1463 dona la sua collezione di manoscritti, primo nucleo della Biblioteca Marciana; Cosimo de Medici duca di Firenze vi trascorre l’esilio dal 1443 e per sdebitarsi regala la biblioteca ad opera di Michelozzo bruciata nel 1630 e ricostruita da Baldassare Longhena, in funzione ancora ai nostri giorni. Tra il 1496 e il 1507 Guglielmo Buora costruisce il dormitorio dei frati detto manica lunga per i suoi 128 metri di lunghezza.

La manica lunga prima dell'intervento

La manica lunga prima dell’intervento

Nel 1579 Andrea Palladio realizza il refettorio, sua prima opera a Venezia, e progetta la chiesa, ultimata dopo la sua morte, che doveva avere la facciata a protiro e le colonne rosso lacca, come gli antichi templi greci. Nel 1800 il monastero ospita il conclave dove Gregorio Baranaba Chiaramonti diventa Pio VII, primo papa benedettino. Nel 1806 dopo le sopressioni napoleoniche come molte chiese e monasteri San Giorgio diventa caserma. Nella chiesa viene addiritura realizzato un dirigibile ed esiste una stampa in cui l’isola viene proposta come stazione per i treni.

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Tracciamento della Strada Ferrata da Venezia a Milano, 1827 e particolare della strada ferroviaria.

Mi ricordo da bambina che 12 colpi di cannone dal sagrato di fronte alla chiesa ricordavano ai veneziani che era giunto mezzogiorno, l’ora di interrompere il lavoro per il pranzo. Dopo la fine della seconda guerra mondiale queste isole vengono abbandonate, spogliate di quanto rimasto, ritornando ad essere giungle di verde, rifugio di uccelli sia stanziali che di transito, ricche di ibridi di piante esotiche, tracce delle antiche coltivazioni o semenze portate dal vento e dagli uccelli, come le pesche agasse e le robinie di origine persiana che producono il più buon miele del mondo nell’ isola di Poveglia.

L’isola di Poveglia.

L’isola di Poveglia.

Per fortuna col tempo ci si rende conto dell’importanza di questo patrimonio di 58 isole che incorniciano Venezia come una corona, così ricche di storia e di documenti preziosi. San Giorgio Maggiore è la prima isola rinata all’antico splendore grazie alla preveggenza del Conte Vittorio Cini che ha voluto ridarle nuova vita creando un esemplare centro culturale in memoria dell’unico figlio deceduto in un incidente aereo. Col tempo la Fondazione Giorgi Cini è diventata riferimento mondiale per la cultura veneziana arricchendosi di preziosi documenti di tutti i generi, in particolare la collezione di foto di opere veneziane sparse nel mondo, rigorosamente in bianco e nero, e di una vasta raccolta di libri talmente cresciuta da traboccare dalla libreria Longhiana. Per cui la necessità di riportare la manica lunga alle antiche funzioni.
Michele De Lucchi crea una scaffalatura lungo le pareti in modo da disporvi 100.000 volumi raggiungibili attraverso delle scale retrattili e riapreo le comunicazioni fra tutte le celle.

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Così vengono ripristinati gli antichi luoghi di consultazione pieni di magia e fascino collegati fra di loro ricreando le fughe prospettiche dell’ala centrale. luogo di consultazione. Tutte le parti tecniche sono state sistemate sopra il pavimento originario ricoperto da un secondo in fasce di rovere, lo stesso legno usato per le scansie e i mobili, meraviglioso lavoro di De Lucchi che ha vinto il concorso per l’opera.

Nella parte terminale, un tavolo d’appoggio su disegno valorizza la possibilità di contemplare il parco. Per completare questi filologici restauri spero che il prossimo passo sia proprio riportare il parco costruito col Teatro Verde negli anni ‘50 all’antico disegno dell’orto dei frati, talmente famoso da far battezzare l’isola, Isola dei Cipressi.

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