Giorgio Bellavitis

Pubblicato: febbraio 4, 2011 in Uncategorized

g.b.maffioletti, pianta dell'arsenale. 12 maggio 1797. museo storico navale, venezia.

È uscito per i tipi della Cicero L’Arsenale di Venezia, la storia di una grande struttura urbana dell’architetto Giorgio Bellavitis, purtroppo uscita dopo la sua morte, in un’edizione rinnovata e arricchita di quanto scritto oltre vent’anni fa.
Si tratta di un affresco preciso e documentato della storia e delle trasformazioni della fabbrica dell’Arsenale. Giorgio studia l’impatto socioeconomico di questo complesso sulle dinamiche urbanistiche della città e ci fa toccare con mano il fascino misterioso dato dalla sua natura fortificata. Scrive: “Ancor oggi per chi raggiunge Venezia dal mare, attraverso i contorti canali che vanno dal porto di San Nicolò al bacino di San Marco, non è facile scoprire la presenza e la vastità dell’area murata corrispondente all’Arsenale. Il massimo che il navigatore ne può vedere, difatti, è una coppia di torri merlate, rifatte a fine Seicento, che sorge al termine di uno stretto canale, detto rio dell’Arsenale. L’Arsenale, in altre parole, resta un luogo tanto grande e rinomato, quanto sottratto alla visione immediata dell’esterno”.

galera capitana con stendardo recante lo stemma da canal tratta da “militia marittima” 1553-54. venezia, biblioteca nazionale marciana.

L’unico punto da cui si può avere una veduta completa della sua struttura, è dalla finestra del campanile di San Francesco della Vigna, sempre chiusa, le cui chiavi erano custodite solamente dall’abate del convento e dal Proto dell’Arsenale. La prima stesura delle Carceri di Piranesi (1761) è di livello così eccezionale da far pensare che lo stesso Piranesi vi avesse lavorato, anche se non disponiamo per il momento di documenti ufficiali. Già nel XII secolo l’Arsenale era una macchina perfettamente funzionante, anche se dimensioni ridotte rispetto alla struttura odierna, primo esempio di fabbrica coperta in Occidente, ispirata agli esempi degli arabi che dovevano proteggersi dai raggi cocenti del sole.

La novità veneziana era così sorprendente da suscitare meraviglia in Europa e venir citata perfino da Dante nell’Inferno (….Come l’arzenà di Venezia…). Col passare del tempo questa meccanismo diventa così perfetto da produrre una galea perfettamente equipaggiata in un giorno, quando necessario.

Il libro di Bellavitis è talmente preciso e affascinante da renderci partecipi di tutte le fasi costruttive, nei minimi dettagli, come fossimo lì a guardare! Scopriamo una nuova città nella città dove le possenti strutture, fornite di addetti altamente specializzati nelle diverse fasi costruttive, contrastano con il prezioso merletto di marmi policromi delle facciate affrescate dei palazzi riflesse negli specchi d’acqua dei canali.

un fumetto di bellavitis

La persona di Bellavitis, raccoglie in se infinite sfaccettature. Inizia come autore di fumetti ricchi di spirito ironico, concepiti come opera d’arte. L’ho visto per la prima volta a Londra, era pieno di scharme e di una simpatia disarmante. Il suo studio, sopra uno dei pub più famosi di Soho era frequentato dalle più belle fanciulle della città. Chiusa la parentesi londinese torna a Venezia. E sposa Nanni Valle, una delle mie più care amiche, la chiamavo sorella grande, e decide finalmente di adoperare la sua laurea di architetto:.esegue una serie di restauri prestigiosi che fanno storia. Due mi hanno affascinato in particolare Ca Rezzonico e il Convento di San Salvador. Nel primo (creatori Baldassare Longhena e Giorgio Massari) rinforzate le strutture murarie e sopraelevati gli interi ha lasciato che la marea durante le diverse fasi scorresse lungo le pareti dell’edificio senza intaccarne la potente struttura. Quando c’è il sole, l’acqua illumina il doppio atrio e il cortile che li separa facendo risaltare i dettagli scultorei, che a Venezia sono sempre parte integrante dell’architettura. L’edificio diventa una gigantesca scultura che nasce dai due canali che l’abbracciano.

bellavitis, Guarda e Prat sui coppi del palazzo baglioni a venezia nel 1953

Il convento di San Salvador è l’altro mio grande amore, il restauro mi è talmente congeniale che mi sembra d’averlo fatto io stessa; durante i lavori ci ho bazzicato abbastanza. I rapporti volumetrici e spaziali da lui ripristinati sono uno dei più alti esempi del rinascimento veneziano.

Avevo visto Giorgio poco fa, nella sua carozzina; mi aveva salutato con il suo caldo sorriso domandandomi come andavano le mie piante che a poco a poco hanno invaso la fondamenta rendendola un piacevole giardino dove la sera, usando la mia tavola da disegno su due cavalletti, mi piace invitare a cena gli amici alla piacevole brezza della Calle del Vento. Che tristezza uno a uno scompaiono i miei amici.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...