ELIOTT ERWITT ALLA CASA DEI TRE OCI, Giudecca, 30 marzo–15 luglio

Pubblicato: marzo 30, 2012 in Uncategorized

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Il 30 marzo si è inaugurato il restauro della Casa Tre Oci con la mostra di Elliot Erwitt. L’edificio è opera dell’artista MarioDe Maria, nato a Bologna il 9 settembre 1852. Conclusi glistudi visita l’Esposizione Universaledel 1878 dove sc

opre l’intellighenzia francese del periodo. Dopo varie mostre a Londra, Monaco e Berlino nel 1890 sposa la pittriceEmilia Voigt; un anno dopo nasce il figlio Astolfo e tutta la famiglia si trasferisce a Venezia. Tra 1912 e 1913 realizza la Casa Tre Oci alla Giudecca, in cui innesta sul tradizionale prospettodel fondaco le cadenze di un neogotico ormai perfettamente amalgamato all’art nouveau. Vi muore nel marzo del 1924.

La mostra Personal Best, realizzata da Erwitt, consta di una selezione di 140 fotografie istantanee frale più interessanti. Erwitt fa parte dal 1953 dell’agenzia Magnum, fondata da Henri Cartier-Bresson e Robert Capa.

“Nei momenti più tristi e invernali della vita, quando una nube ti avvolge da settimane, improvvisamente la visione di qualcosa di meraviglioso può cambiare l’aspetto delle cose, il tuo stato d’animo. Il tipo di fotografia che piace a me, quella in cui viene colto l’istante, è molto simile a questo squarcio nelle nuvole. In un lampo, una foto meravigliosa sembra uscire fuori dal nulla“.

Nato a Parigi nel 1928 da una famiglia russa di origini ebraiche, Elliott Erwitt trascorre l’infanzia in Italia e si trasferisce definitivamente negli Stati Uniti nel 1939, prima a New York e poi a Los Angeles. E’ diventato un’icona della fotografiamondiale fotografando personaggi come Jacqueline Kennedy, Marilyn Monroe, Che Guevara, Richard Nixon, e in fine Jack Kerouac: individuare il suo ritratto nella mostra ha riaperto la mia vita a San Francisco durante il 1959. Lavoravo come interior designer a Fisherman Wharf e passavo l’ora di pausa pranzo nella vicina libreria dove si scendeva con una scala a chiocciola. Proprio lì ho scoperto i libri sulle minoranze etniche degli Stati Uniti.

Un giorno vedo scendere dalla scala un fusto: è Kerouac il quale mi racconta delle passeggiate nei Greyhound,New Mexico e negli stati del confine con il Paese facendomi venire la voglia di farlo anche io, cosa che hofatto.I pullman erano ancora divisi ametà, bianchi da una parte e neri da un’altra. Io mi sedevo a metà, vicino a una Mommy che mi riempiva le orecchie di teneri blues. A lui devo una delle più interessanti esperienze degli Stati Uniti, così lontani dal mio mondo. Una sera sono stata invitata con la mia amica Lisa Popper a sentirlo suonare lachitarra nel negozio e non ho mai più sentito suonare una chitarra in modo così affascinante.

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