Archivio per maggio, 2012

ALICE IN WONDERLAND

Pubblicato: maggio 28, 2012 in Uncategorized

Alice Lidell ritratta da Lewis Carroll (Charles Lutwidge Dodgson)

Al Mart di Rovereto, dal 25 febbraio al 3 giugno 2012, è di scena Alice in Wonderland  la prima mostra che affronta in modo completo l’influenza dei racconti di Lewis Carroll sul mondo delle arti visive.

L’esposizione si apre con la prima edizione di Alice’s Adventures in Wonderland pubblicata a Londra da MacMillan nel 1865 corredata delle illustrazioni originali di Sir John Tenniel e prosegue poi con il manoscritto con i disegni autografi di Lewis Carroll che l’autore aveva donato alla sua amica bambina come regalo di Natale nel 1864. La foto che ritrae Alice Liddell rende bene l’idea di questa bambina sognante che con la sua intensità visiva ha suggerito il celebre testo facendoci comprendere l’intensità di questo rapporto.

Le opere sono moltissime: da Dante Gabriel Rossetti, agli artisti contemporanei e amici di Carroll, fino agli anni ’30 con i Surrealisti, profondamente attratti da un mondo in cui le leggi di natura sembrano essere sospese, 12 illustrazioni di Salva

dor Dalí, i lavori di Max Ernst e un film del 1957 di René Magritte per arrivare ai giorni nostri.

Questa mostra apre una finestra sulla mia infanzia: ho imparato a leggere col nonno americano sull’edizione di Alice del 1908 che mi aveva regalato, in quanto aveva anche lui seguito lo stesso percorso.

John Wesley – Senza titolo, 1963. Acrilico su carta.

 

A Orzes l’arco di carpine in fondo al giardino si apriva sul viale di abeti dove all’alba mi infilavo per nutrire i conigli selvatici con le foglie di insalata che avevo raccolto nell’orto, sognando le storie di Alice che in quel momento mi sembravano vere.

 

 

 

 

L’arco di questa illustrazione, preciso a quello che dal giardino di Orzes si apriva sul viale, faceva entrare me bambina nel mondo magico di Alice.

L’ingresso dal giardino di Orzes al magico viale. La foto è del Nonno Giulio Sammartini.

L’orto e l’anima

Pubblicato: maggio 22, 2012 in Uncategorized

L’Orto e l’anima non è solo un libro di suggerimenti e consigli per chi ha un orto o ne vuole realizzare uno ma contribuisce a rievocare il suo particolare fascino capace di “risvegliare tutti i sensi con un tripudio di colori, profumi, consistenze e sapori, nella soddisfazione di portare in tavola i prodotti creati con le proprie mani”. Le 235 pagine che ci regala Paola Violani sono una passeggiata attraverso gli orti nella storia: possiamo così immaginare, anche grazie alle illustrazioni, l’orto di Alcinoo, re dei Feaci: “un luogo con frutti e verzieri, disseminato di rigogliosi alberi da frutto, all’ombra dei quali venivano coltivati ortaggi e fiori in aiuole ordinate” mentre nel giardino di Calipso “sgorgavano fresche fonti e cresceva un boschetto odoroso e lussureggiante”. Sappiamo poi che “i nobili musulmani seguivano personalmente i lavori di coltivazione del giardino, luogo utile e piacevole” dove si “sperimentavano procedimenti per migliorare la coltivazione di fagioli, ceci, fave, lupini”. Spiegazioni e narrazioni giungono da ogni secolo: dai “Consigli pratici di Columella” ai “Concimi ricercati per Caterina di Russia”.


Questo bel volume appartiene alla nutrita schiera di pubblicazioni di Vallardi editore nata nel 1750, quando Francesco Cesare Vallardi cominciò la produzione di libri stampati a Milano, in Contrada Santa Margherita. Interessantissimi sono i piccoli libri a cura di Mimma Pallavicini: “12 mesi nell’orto. Progettare e coltivare verdura e legumi” che offre le regole base per coltivare un orto famigliare, “30 segreti del giardiniere” che svela al lettore utilissimi trucchi ed espedienti, “Impariamo a potare” che aiuta a conoscere le piante e la loro risposta ai tagli e infine “I fiori stagionali” un ottimo mezzo per poter godere della bellezza della natura.

ImageVenezia è la città delle rose e in questo momento è pervasa da un dolce profumo: questi fiori annunciano la loro presenza in ogni giardino della città. Leggo nel libro di Andreas Honegger Donne che amano i fiori che la grande paesaggista e scrittrice Vita Sackville West in uno dei suoi libri aveva cercato di “immaginare il carattere di quelle gentildonne che avevano dato il nome alle antiche rose francesi e in effetti si è visto che spesso le caratteristiche della pianta corrisponedavno a quelle della donna, come nel caso della rosa Cécile Brunner: una rampicante incantevole, con piccoli fiori rosa similia porcellana ma con spine evidenti e temibili”. Andreas Honegger raccoglie nel suo libro una gran quantità di capolavori dell’arte, tutti ritratti di personaggi femminili accompagnati da infinite varietà di fiori. Tra questi spunta il ritratto di Sonja Knips, dipinta da Klimt nel 1898. Tra i primi lavori del pittore, questo quadro ci mostra la venticinquenne Sonja, moglie di un industriale viennese e figlia del barone Potier des Echelle, mecenate del modernismo a Vienna. Sopra di lei si intravedono i rami di un Lilium speciosum rosso-bianco, specie originaria dell’Asia e protagonista dell’estate.

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Dal 28 marzo all’otto luglio Venezia ospita due mostre di Klimt, una al Museo Correr e l’altra a Ca’ Pesaro, in occasione del 150° anniversario della nascita. Klimt nel segno di Hoffmann e della Secessione presenta un eccezionale ciclo di dipin

ti, disegni, mobili e gioielli narrando la collaborazione tra Klimt e Hoffman, autori di progetti innovativi come il Palais Stoclet a Bruxelles.

Nelle sale del Correr, accanto ai cicli sopra ricordati, saranno riunite per la prima volta insieme la Giuditta I (1901) e l’opera Giuditta II (1909), acquistata alla Biennale del 1910 per la Galleria Nazionale Moderna di Ca’ Pesaro, oltre ad alcuni capolavori del Belvedere di Vienna, l’istituzione proprietaria della più consistente collezione di olii su tela di Klimt, e altri provenienti da collezioni pubbliche e private tra cui Lady davanti al camino (1897/98) e Gli amanti (1901/1902), Hermine Gallia (1904), Il Girasole (1907). A testimonianza di quanto fosse forte l’influenza di Klimt sulla cultura figurativa italiana dell’epoca, verranno esposti nelle sale di Ca’ Pesaro (31 marzo – 8 luglio), come completamento e corredo della mostra al Correr, il grande ciclo decorativo di Vittorio Zecchin, Le mille e una notte, e l’altrettanto straordinaria Primavera di Galileo Chini.

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I BAMBINI SONO GLI UNICI VERI ARTISTI

Pubblicato: maggio 17, 2012 in Uncategorized
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Gastone Novelli, L’uomo che annega nel proprio sangue (1967).

Sabato 19 maggio alle 11 alla Collezione Peggy Guggenheim Carolyn Christov-Bakargiev e Luca Massimo Barbero presentano la prossima esposizione di “dOCUMENTA (13)” a Kassel, inaugurando una mostra di disegni di bambini aperta fino al 21 maggio. La pensata è fantastica, per me i veri artisti sono i bambini e gli artisti sono rimasti con l’animo dei bambini: questo è il perchè della loro arte.

Niente poteva farmi più felice di questa mostra. Mark, il mio nipotino, è un artista nato, l’anno prossimo andrà a scuola dove, col modo di oggi di educare, faranno svanire la sua verve.

Prima di questa mostra l’ultima esposizione che mi ha affascinato è quella di Gastone Novelli, purtroppo mancato nel 1968. Novelli, il pittore, fa parte del gruppo di artisti radunati attorno a Villa negli anni Cinquanta. Villa era uno dei più cari amici di mio marito Ugo Sissa, è il personaggio che nel 1959 ha trascritto i testi della collezione di sigilli mesopotamici di Ugo. Ho conosciuto pochi personaggi magici come Emilio il quale si è preso la briga di scrivere una “Divina Commedia” in linguaggio semplice, adatto ai bambini, per mio figlio Paolo che all’epoca aveva cinque anni: ne è rimasto talmente affascinato che questo libro è stato la radice della sua formazione.

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Non ha studiato architettura perché non si sentiva all’altezza di suo padre che per Adriano Olivetti, durante gli anni della guerra insieme a Nizzoli, ha fatto un sacco di progetti. Degli interessanti lavori di Ugo gli unici realizzati per Ivrea sono le case per operai,

esempi di puro razionalismo, che col passare degli anni sono state purtroppo travisate.

La mostra di Novelli è stata una di quelle che mi hanno più colpito e impressionato della Guggenheim, per me l’unico vero museo di arte moderna e contemporanea, l’altra faccia di Palazzo Ducale.Non so perché, un luogo magico come Ca’ Pesaro con opere fantastiche che oggi ospita parte della mostra di Klimt, è diventato un peso morto.

E’ una grande pensata la mostra dei bambini, il mio nipotino Mark ha ereditato il talento di suo nonno e ha creato questo giardino immaginario per la mia salizada che ho riempito di fiori.

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Ugo Sissa, Fiori 13, tempera su carta, 1964. Collezione Privata.

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Ennesima sciagura sventata

Pubblicato: maggio 14, 2012 in Uncategorized

Domenica 6 maggio la Celebrity Solstice, 315 metri di lunghezza per 122 mila tonnellate di stazza lorda,  ha rotto gli ormeggi in Stazione Marittima a causa di un violento colpo di vento che l’ha spinta lateralmente trascinandola alla deriva e distruggendo alcune bitte. Per fortuna che in Marittima c’erano due rimorchiatori pronti a scortare la Costa Fascinosa in partenza alle 18 che sono riusciti a intervenire riportando in banchina la Celebrity. Cosa sarebbe successo se non ci fossero stati i rimorchiatori? O se il fattaccio fosse successo in Bacino tra San Giorgio Maggiore e San Marco? Chi dobbiamo ringraziare per tutte queste follie? I nostri amministratori di cosa si occupano in realtà? Cosa possiamo fare noi poveri cittadini che amiamo la nostra città per proteggerla da simili mani infauste?….  E’ il solito miracolo, dobbiamo ringraziare i nostri ai tre Santi Primogenei: San Marco, San Nicolò e San Secondo.

Cliccate qui per firmare la petizione e bloccare i mostri in laguna

Bocciato il progetto per il Fontego

Pubblicato: maggio 9, 2012 in Uncategorized

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La ristrutturazione del Fontego dei Tedeschi non si farà secondo il progetto predisposto per Benetton. Il no è arrivato dal Comitato tecnico-scientifico per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Ministero dei Beni Culturali presieduto dall’Architetto Giovanni Carbonara, lo stesso organismo che alcuni mesi fa ha bocciato il progetto per il nuovo ponte dell’Accademia. No quindi alla contestata terrazza, alle due scale mobili che prevedevano la demolizione di parti murarie originali, no all’inserimento nella corte di strutture estranee e all’uso di materiali come plexiglass o lamiere perforate, alla costruzione del maxi pontone galleggiante in Canal Grande di 25 metri per 5. 

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Come pelle di Bambù

Pubblicato: maggio 2, 2012 in Uncategorized

Venerdì santo, Giovanni della Fondazione Cini mi è venuto a fare gli auguri e mi ha portato una bottiglia di Ribolla Gialla dei Colli Orientali del Friuli che è il mio preferito e il libro di Michela Vanon Alliata “Come pelle di Bambù”. A cominciare dalla copertina è un libro intrigante con un’impaginazione tutta particolare: non esiste indice e non esistono capitoli, solo numeri e tutto l’insieme mi fa una gran voglia di entrarci a fondo.

I tempi e i luoghi sono dilatati e stravolti, i personaggi sono spesso così veri da farti venir la voglia di chiacchierare con loro, di toccarli ma quando stai per farlo schizzano via e finiscono sulla Luna…

La storia inizia con il ritrovamento di alcune lettere destinate alla madre di un ragazzo, uccisa per sbaglio da un colpo di pistola in un drammatico incidente. Le lettere sono scritte da un suo antico amore, Saverio, che era il suo psichiatra.

La trama ti coinvolge, per saperne di più continui a leggere e ti incasini finendo con non riuscire più a raccapezzarti: si svolge mescolando sogno e realtà, cosa che rende assai difficile mantenere il filo del discorso già arzigogolato nel pensiero, nel contenuto e nella distribuzione temporale.

Mi hanno colpito particolarmente questi estratti:

“Nel sogno c’era una stanza vuota e io ero seduta sul bordo di un tavolo da gioco, con le spalle chine e le gambe nude. Da una finestra aperta sul giardino, tra il fogliame degli alberi, traluceva il tepore di una giornata di primavera e io mi sentivo addosso un’irrequietezza e insieme un senso di libertà come quando da bambina potevo togliere le calze di lana e il vento e l’aria fredda mi frustavano le gambe scoperte. Ero tutta presa da questa sensazione, quando d’improvviso vedevo un uomo sulla porta.”

“Mancavano ancora quindici minuti alla fine della seduta. Il che voleva dire che ci aveva messo quasi mezz’ora a raccontargli il sogno. Aveva esagerato. Cosa le era preso? E poi tutti quei particolari! Si domandò se non avesse perso la testa.”

“Quello dell’analisi era un altro mondo; non un mondo parallelo, ma un mondo irreale e assurdo, governato da un rituale immutabile, in cui le parole pesavano come macigni e una volta pronunciate non c’era più verso di cancellarle e tornare indietro.”

Vi consiglio di leggerlo perché affascina.

Michela Vanon Alliata “Come pelle di bambù”, Edizioni Pendragon 2012. Docente di Lingua e Letteratura Inglese presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, Michela Vanon Alliata ha pubblicato Il giardino delle delizie. L’immaginario visivo di Henry James (Neri Pozza, 1997) e curato il volume Desiderio e trasgressione nella letteratura fantastica (Marsilio, 2002), Nel segno dell’horror. Forme e figure di un genere (Cafoscarina 2007) oltre ad aver firmato una lunga serie di saggi e scritti accademici.