Come pelle di Bambù

Pubblicato: maggio 2, 2012 in Uncategorized

Venerdì santo, Giovanni della Fondazione Cini mi è venuto a fare gli auguri e mi ha portato una bottiglia di Ribolla Gialla dei Colli Orientali del Friuli che è il mio preferito e il libro di Michela Vanon Alliata “Come pelle di Bambù”. A cominciare dalla copertina è un libro intrigante con un’impaginazione tutta particolare: non esiste indice e non esistono capitoli, solo numeri e tutto l’insieme mi fa una gran voglia di entrarci a fondo.

I tempi e i luoghi sono dilatati e stravolti, i personaggi sono spesso così veri da farti venir la voglia di chiacchierare con loro, di toccarli ma quando stai per farlo schizzano via e finiscono sulla Luna…

La storia inizia con il ritrovamento di alcune lettere destinate alla madre di un ragazzo, uccisa per sbaglio da un colpo di pistola in un drammatico incidente. Le lettere sono scritte da un suo antico amore, Saverio, che era il suo psichiatra.

La trama ti coinvolge, per saperne di più continui a leggere e ti incasini finendo con non riuscire più a raccapezzarti: si svolge mescolando sogno e realtà, cosa che rende assai difficile mantenere il filo del discorso già arzigogolato nel pensiero, nel contenuto e nella distribuzione temporale.

Mi hanno colpito particolarmente questi estratti:

“Nel sogno c’era una stanza vuota e io ero seduta sul bordo di un tavolo da gioco, con le spalle chine e le gambe nude. Da una finestra aperta sul giardino, tra il fogliame degli alberi, traluceva il tepore di una giornata di primavera e io mi sentivo addosso un’irrequietezza e insieme un senso di libertà come quando da bambina potevo togliere le calze di lana e il vento e l’aria fredda mi frustavano le gambe scoperte. Ero tutta presa da questa sensazione, quando d’improvviso vedevo un uomo sulla porta.”

“Mancavano ancora quindici minuti alla fine della seduta. Il che voleva dire che ci aveva messo quasi mezz’ora a raccontargli il sogno. Aveva esagerato. Cosa le era preso? E poi tutti quei particolari! Si domandò se non avesse perso la testa.”

“Quello dell’analisi era un altro mondo; non un mondo parallelo, ma un mondo irreale e assurdo, governato da un rituale immutabile, in cui le parole pesavano come macigni e una volta pronunciate non c’era più verso di cancellarle e tornare indietro.”

Vi consiglio di leggerlo perché affascina.

Michela Vanon Alliata “Come pelle di bambù”, Edizioni Pendragon 2012. Docente di Lingua e Letteratura Inglese presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, Michela Vanon Alliata ha pubblicato Il giardino delle delizie. L’immaginario visivo di Henry James (Neri Pozza, 1997) e curato il volume Desiderio e trasgressione nella letteratura fantastica (Marsilio, 2002), Nel segno dell’horror. Forme e figure di un genere (Cafoscarina 2007) oltre ad aver firmato una lunga serie di saggi e scritti accademici.

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