Gianni Berengo Gardin inediti o quasi

Pubblicato: giugno 12, 2012 in Uncategorized

Gianni nel giardino di San Sebastiano, foto di Tudy Sammartini.

Contrasto mi ha inviato Gianni Berengo Gardin inediti o quasi, un magico libro, che appena aperto puzza ancora di catrame fresco di stampa come piace a me.

Dai risvolti e ad ogni pagina la figure balzano fuori vive raccontandoti tutto di loro. Fino ad oggi solo Alice in Wonderland è riuscito darmi questa piacevole sensazione. D’istinto mi ha colpito la faccia intensa di una bella signora con un incredibile cappello ornato di velette e fiori. A pagina 42 le tre slave con le oche che mi fanno ripensare ai miei vicini di Carmenghey, gli anabattisti canadesi.

Conosco Gianni da sempre. Abbiamo cominciato a collaborare in incognito con Novità grazie all’amica Damerini che abitava ad Asolo. Quando lavoravo per Architectural Design ho organizzato a Gianni una mostra al Royal Institute of British Architects. La mostra è stata un tale successo che Gianni ha deciso di diventare un fotografo professionista e ha venduto il negozio di vetri che aveva in Piazzetta dei Leoni a San Marco di proprietà dei nonni, cosa che mi ha sempre rimproverato, diceva che per colpa mia non era un ricco vetraio ma uno squattrinato fotografo.

Venezia 1957. Gianni Berengo Gardin.

Gianni per lungo tempo ha avuto un’indovina come assistente che però non gli aveva predetto che senza di me non avrebbe potuto fotografare gli anabattisti d’America. Era venuto a Calgary per fotografare i nostri elevator e i nostri vicini, gli Hutterite, i quali si sono presentati col fucile perché non amavano essere disturbati nella loro intimità, col risultato che ho dovuto accompagnarli facendo loro aprire le porte come per magia. I miei amici sono immortalati nel mio libro Hutteriti, Tirolesi d’America che avuto un tale successo da sparire subito.

Con Gianni ci si diverte sempre, quando abbiamo fatto il mio primo libro dei giardini era un signor perfezionista:  se non andavo di corsa mi strappava i fiori che non erano ordinati per cui mi toccava piegarli in gran fretta in modo che non si vedessero prima che mi assassinasse le piante.

Ma la cosa più divertente è stata nel 1989 quando siamo andati in giro per le isole abbandonate.

Jugoslavia, 1979. Gianni Berengo Gardin.

Il mio amico Croze ci aveva prestato le sua barca ma dovevamo lasciarla lontano dalla riva perché i muri di protezione erano franati. Mi ricordo che abbiamo sfondato tre canotti perché la marea aveva distrutto tutte le protezioni delle isole e in particolar modo Santo Spirito, la prima isola abitata di Venezia, proprio attaccata alla città divenuta un regno di zanzare talmente feroci che hanno salvato i resti della chiesa opera del Sansovino dagli sciacalli.

Si scoprono in questo libro un sacco di cose che non conoscevo, in particolare il grande senso della famiglia delle ultime pagine, la bellezza di sua moglie. Ne esce una Venezia così vera, reale e nostra che il turismo di massa ha completamente distrutto, mi ricorda la Venezia della mia infanzia quando la città era quasi un villaggio e ci conoscevamo tutti.

Tudy Sammartini a Palazzo Labia. Gianni Berengo Gardin.

Gianni e sua moglie, Caterina al Lido di Venezia.

Gianni Berengo Gardin ritratto da Elliott Erwitt a casa di Andrea Micheli.

Annunci
commenti
  1. Danx ha detto:

    Oh cavoli, se GBG è squattrinato, meglio che io la smetta subito di fare foto, se non per diletto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...