FONTEGO DEI TEDESCHI

Pubblicato: luglio 23, 2012 in Uncategorized

Sono perfettamente d’accordo con quanto ha detto Vittorio Gregotti durante una conversazione-lezione allo IUAV, riportata da Enrico Tantucci ne “La Nuova” del 17 luglio:

Un architetto che è contro la storia, non deve lavorare dentro la storia. (…) Il Fondaco dei Tedeschi è un esempio emblematico di un modo distorto oggi di progettare e intervenire su Venezia, solo in base alle esigenze della monocultura turistica. Le alternative invece esisterebbero, se solo si volesse percorrerle. (…) Oggi nell’architettura come nell’arte impera la mercificazione, di fronte al venire meno dei valori. Così si pensa a progettare sopra i tetti cose completamente inutili (la terrazza di Koolhaas) con i committenti che pensano così di farsi pubblicità a buon mercato. Il rifiuto delle regole è la sola cosa che dà valore alle eccezioni e per questo oggi c’è tanta insofferenza nei confronti delle regole. (…) Viviamo oggi anche in architettura in un’era di barbarie come quella seguita alla caduta dell’Impero Romano, in cui siamo completamente immersi. L’architettura è invece una pratica artistica e il rapporto con la storia di un edificio non può essere ignorato. Bisogna conoscerla, rapportarsi con essa e su di essa innestare le trasformazioni, perché la stessa creatività è una forma di modificazione della realtà”.

Venezia è una città stratificata, non si possono inventare progetti che vengono dalla Luna, bisogna rispettare il contesto storico e per far questo serve una cultura. Koolhaas sarà un ottimo architetto, io non lo conosco, ma non credo sia preparato per affrontare un problema così. A Venezia non si può inventare qualcosa senza avere studiato e senza conoscere tutto quello che è il background e la storia del luogo.

Estremamente divertente e scanzonato è invece l’intervento di Marino Folin, ex rettore dello IUAV, il quale entra solo marginalmente nel soggetto ricordando quanto i signori Benetton non hanno non rispettato con il programma per l’ex cinema San Marco che doveva essere un negozio di libri e un’area espositiva mentre invece è finito col diventare un negozio di borse. Penso che questo sia il problema, che le persone siano convinte di poter fare qualsiasi cosa e mi meraviglio che le autorità competenti non reagiscano di fronte a queste sopraffazioni. Mi domando anche se questi soldi sono veramente arrivati o se sono stati solo promessi.

Il progetto del Fondaco è stato bocciato da tutti. Ora i proprietari sono disposti a modificarlo fino a quando andrà bene a tutti e mi auguro che sia così, che mantengano i patti. I nostri amministratori saranno all’altezza del compito?

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