La Malcontenta

Pubblicato: settembre 7, 2012 in Uncategorized
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La facciata sull’acqua di Villa Malcontenta

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La Rotonda

Questo luogo così fascinoso deve il suo nome a tre leggende. La prima riguarda una dama di casa Foscari, relegata tra le sue mura in solitudine per scontare la pena per la sua condotta viziosa. La seconda vede il posto così soprannominato già dal 1431 in ricordo dello scontento mostrato dagli abitanti di Padova e Piove di Sacco per la costruzione del Naviglio del Brenta; l’ultima vede comparire il nome ben trent’anni prima dell’atto di proprietà dei Foscari: la zona si chiamava Malcontenta perché il fiume straripava di frequente (“Brenta mal contenuta”). Realizzata a margine della laguna che circonda Venezia, è una villa suburbana, pensata più per la meditazione che per il lavoro agricolo come la Rotonda a Vicenza iniziata nel 1566 e terminata dai due fratelli Capra che acquistarono l’edifico nel 1591.

Costruita nel 1574 è talmente eccezionale e così famosa che Enrico III, re di Francia in transito per i territori della Serenissima vi fu ospitato come ci ricorda l’affresco di Tiepolo già a Villa Contarini dei Leoni e dopo lo strappo conservato al Museo Jacquemart-André di Parigi.

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Tiepolo, Il ricevimento di Enrico III, 1750-

Purtroppo come tanti tesori alla fine dell’Ottocento la villa si disintegra: crollano l’oratorio, la foresteria, le terrazze e il corpo della struttura diventa granaio, deposito militare per essere in fine abbandonato.

Avevo sempre ammirato i progetti di questa meravigliosa scultura abitata nei Quattro libri dell’architettura di Palladio (1570) che troneggiava nella biblioteca di Pieve dove passavo ore a godermi quanto di goloso conteneva.

Subito dopo la guerra Mazzotti mi aveva incaricato di scrivere in un libretto oggi introvabile, sullo stato delle dimore che ai piedi dei colli si stendevano da Vidor fino a Bassano. A quel tempo erano un pianto: se non erano abbandonate e crollanti si presentavano come stalle, cantine e depositi di formaggi con i salami penzolanti dai soffitti.

Per fortuna Villa Barbaro con il suo tempietto a pianta circolare regnava sovrana grazie al mecenatismo di Marina Volpi Cicogna che la custodiva come un gioiello aprendola al pubblico. Andavo sempre in bicicletta a giocare con Esmeralda perché Giuseppe Volpi come amico di famiglia era stato testimone di nozze dei miei genitori e le pesanti guantiere d’argento sorreggono sempre vino e bicchieri quando ricevo gli amici nella mia salizada fiorita.

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Villa Barbaro

Per quanto riguarda la Malcontenta, al di là di averla studiata nei Quattro libri e ammirata in tutte le salse in vari testi, l’ho vista in carne e ossa per la prima volta quando con Betty e John Mc Andrew, il mio professore per cui lavoravo sul volume Venetian Architecture of the Early Renaissance, siamo andati a far visita ai  Landsberg. Non mi ricordo esattamente quando e chi guidasse; la macchina mi sembrava mastodontica: lambiva i bordi della stradina, le gomme si snodavano in due rigagnoli mentre la marmitta gracchiava sul rialzo diffondendo il sapore dell’erba bagnata. All’arrivo una bolla tumultuosa di mussatti imprigionava le ieratiche figure dei padroni di casa che ci erano venuti incontro. Baci e abbracci anche a me che li vedevo per la prima volta, immagata dalla visione di loro con lo sfondo dell’edificio immerso nei profumatissimi gelsomini con le luci intermittenti delle candele che facevano uscire dalle finestre tutti i fantasmi che vi avevano vissuto. Un impatto così determinante da rimanermi impresso per sempre. Calle bianche accarezzate dai capelli verdi dei salici piangenti si specchiavano nell’acqua mentre salivamo la doppia scalinata incorniciata dagli infiniti toni di verde. Ci immergevamo negli spazi di sogno: semplici panche con lunghi cuscini di bavella naturale mi hanno fatto sentire a casa perché tessuti ad Asolo dalla Caroly come il tailleur che indossavo. Questa rimane la mia Malcontenta di sempre.

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Villa Malcontenta, l’affaccio sul giardino

I Landsberg assaliti dalle mie infinite domande mi hanno raccontato che al momento dell’acquisto la bella addormentata giaceva piangente imprigionata da rovinacci di casupole cresciute intorno come funghi velenosi, erbacce e piante selvatiche.

Vi sono tornata anni dopo con Howard Burns che aveva preso in affitto il mio studio a Santa Maria del Giglio. L’abbiamo raggiunta da sinistra dalla strada Romea, incamminandoci tra i campi dove c’era una casa con dei contadini che avevano coperto di biava il terreno. Le spiegazioni di Burns mi hanno fatto capire quanto questo scrigno architettonico fosse forse una delle opere più belle di Palladio.

Il giorno 26 agosto sulla terrazza del Guggenheim, Pier Rosenberg ha fatto una entusiastica presentazione del libro di Tonci Foscari Tumult and Order. Malcontenta 1924 – 1939, dedicato a chi ha ci ha vissuto. Antonio “Tonci” Foscari, dal 1971 è architetto e professore di Storia dell’architettura allo IUAV di Venezia, ha già pubblicato presso l’editore svizzero Lars Müller un volume in lingua inglese sugli edifici progettati e mai realizzati di Andrea Palladio a Venezia (Andrea Palladio. Unbuilt Venice). Nel 1973 ha restaurato la Villa Malcontenta, costruita da Palladio per i suoi avi e da quegli anni ha iniziato le sue ricerche sull’architetto.

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Gli ospiti della Malcontenta

(Per maggiori informazioni sulla Lars Müller Publishers e per acquistare on line i libri di Tonci Foscari seguite questo link)

 

 

 

 

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