Venezia riscopre Aldo Rossi

Pubblicato: settembre 11, 2012 in Uncategorized

Giandomenico Tiepolo “Mondo Novo”, affresco nella foresteria di Villa Valmarana, Vicenza 1757.

Aldo Rossi si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1959 e sin dal 1955 collabora come redattore alla rivista “Casabella”. La sua attività di architetto inizia nello studio di Ignazio Gardella e in quello di Marco Zanuso. A Venezia diviene assistente di Carlo Aymonino che gli fa anche realizzare il complesso “Monte Amiata” nel quartiere Gallaratese a Milano. Dopo molti premi e altrettanti anni di insegnamento in prestigiose università italiane ed estere, nel 1983 ottiene da Paolo Portoghesi l’incarico di direttore della sezione architettura alla Biennale di Venezia. Muore in un incidente d’auto nel 1997.

Durante la sua carriera sviluppa una concezione della città totalmente nuova: la città è la somma di tutte le epoche, di tutti gli stili architettonici fino a allora presenti. L’uso degli Archetipi, forme ricorrenti nella storia dell’architettura, costituisce un vero e proprio richiamo alla cittadina esistente: la loro bellezza sta nella facile riconoscibilità da parte di tutti.

Si è inaugurata l’11 giugno nello spazio di Ca’ Giustinian, Piano della Fondazione Vedova, una mostra dedicata ad Aldo Rossi “Aldo Rossi Teatri” curata da Germano Celant e aperta fino al 25 novembre. L’allestimento è di Gae Aulenti. In mostra sedici ideazioni raccontate in circa 120 disegni, studi, schizzi, modelli e oggetti di scena. Come sempre, la Fondazione affianca alle opere di un protagonista dell’arte contemporanea quelle del pittore Emilio Vedova: a pochi metri è allestita la serie “Lacerazioni. Plurimi binari”.

Il primo impatto con questo personaggio risale a tempi geologici: con mio marito Ugo Sissa siamo stati invitati all’inaugurazione del Teatro del Mondo alla Punta della Dogana nel lontano 1979, quando la Biennale di Venezia commissiona all’architetto un teatro galleggiante che doveva rievocare le analoghe costruzioni dei carnevali settecenteschi con palcoscenici naviganti sulla laguna. Rossi lo descriveva così:

“Questo teatro veneziano è legato all’acqua e al cielo e per questo ripete nella sua composizione i colori e i materiali del mare-teatro veneziano. Questo mi piaceva soprattutto, il suo essere una nave e come una nave subire i movimenti della laguna… il teatro mi sembrava un luogo dove finisce l’architettura e inizia il mondo dell’immaginazione”.

Ai tempi di quella Biennale scrivevo per Architectural Design e come sempre tutta la stampa inglese si ritrovava a casa mia per organizzare i vari programmi bevendo il mio prosecco di Collalto e mangiando gustosi cicchetti preparati da Melia della vicina osteria “Da Mario”. La cosa che mi era piaciuta di più era il Teatro del Mondo e così ho pregato Aldo di venire a presentarlo ai miei colleghi: siamo diventati amici. Dieci anni dopo ho ricevuto un bellissimo regalo per Natale, la famosa caffettiera fatta per Alessi in purissimo acciaio. Fatto il caffè l’ho dovuto sputare! Ho ripensato al Teatro del Mondo e ho capito che quella caffettiera era l’ultima interpretazione di questo gusto surreale: fantastica da guardare, magico oggetto inusabile.

Il Teatro del Mondo è stato ricostruito in un grande modello alla Fondazione Vedova. Dopo il suo arrivo su una chiatta nel bacino di San Marco l’originale partì alla volta di Dubrovnik. Smontato e dimenticato in un magazzino di Marghera, il teatro è stato ricostruito a Genova nel 2004.

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