A proposito degli alberi

Pubblicato: settembre 20, 2012 in Uncategorized

 Paolo Scandaletti ha scritto oltre trenta volumi tra cui le biografie di Antonio da Padova, Galileo Galilei, Gaspara Stampa, Chiara d’Assisi e Ottavio Missoni. La sua ultima pubblicazione, Storia di Venezia per Edizioni Biblioteca dell’Immagine è un magico libro: in 333 pagine l’autore riesce a spiegarci la vita della Serenissima in un concentrato di informazioni scorrevoli e di nuovi punti di vista.

“La pecca originale della Serenissima è un certo atteggiamento isolazionista della sua classe dirigente, reperibile fin dalla nascita della città, quando i fondatori abbandonarono la Terraferma proprio perché più esposta ad ogni scorribanda degli invasori; e in positivo perché tenersi ai margini vuol dire farsi in pace i fatti propri senza dare troppo nell’occhio. Bisogna arrivare fino al 1338 per trovare un’inversione di tendenza, quando gli Scaligeri cedono a Venezia come pegno di pace Treviso e la sua Marca. È il primo vero e proprio sbarco in quel retroterra che era stato lasciato alle spalle per molti secoli prima”.

Tante erano le buone ragioni per occuparsi dell’entroterra: la cura dei boschi, ad esempio, era fondamentale per portare legname in città da cui trarre gli scafi delle navi, i remi ma soprattutto le fondamenta dei palazzi. La sola chiesa della Salute è stata eretta grazie all’impiego di milioni di pali.

La Casa dell’Arsenale aveva la giurisdizione sui boschi classificati per specie e impieghi: dall’Istria arrivava il legname da navigli e dal Montello il rovere per le briccole; in alcune riserve poteva far legna solo il Governo mentre altre erano date in concessione alle comunità montane. Per i trasgressori erano previste pene severe come la confisca dei beni, l’esilio e anni da trascorrere nelle galere a remare coi ferri alle caviglie. Gelosamente custodito e tutelato, il bosco Montello era anche chiamato il bosco di San Marco o bosco proibito: era considerato il gioiello della Serenissima anche per la sua vicinanza al fiume Piave, tramite il lavoro degli zatterieri il legname veniva portato facilmente in città. Anche i grandi boschi del Cadore sono stati sfruttati sistematicamente dalla Serenissima sin dal XIII secolo; Tiziano Vecellio e la sua famiglia erano noti commercianti di legname e la loro attività aveva come punto di partenza l’area di Perarolo dove possedevano due falegnamerie a Ansogne.

Acquistata nel 1768 da Caterina di Russia, la Fuga in Egitto di Tiziano torna in laguna suscitando non poco scompiglio. Il colossale telero realizzato dal giovane pittore appena uscito dalla bottega di Giovanni Bellini è reputato da molti opera distante dalla mano del Cadorino. Per Sgarbi “ha qualcosa di infantile, plastico, che mal si concilia con lo spirito romantico di Tiziano fin dagli esordi”. Augusto Gentili afferma nel Corriere del Veneto: “Avevo visto il dipinto all’Ermitage quarant’anni fa e come tutti quelli che lo videro all’epoca già allora ero convinto che nulla avesse a che vedere col Tiziano” mentre Lionello Puppi si dimostra più dubbioso: “Andiamoci cauti. La certificazione tizianesca è tutta da accertare, anche perché il problema del giovane Tiziano è tuttora irrisolto”. Giovanna Damiani, soprintendente per il Patrimonio Storico ed Artistico di Venezia risponde fermamente alle accuse: “La Fuga in Egitto è un’opera che risorge dopo un lungo lavoro di restauro preceduto da una serie di rigorose e attente analisi e verifiche diagnostiche da parte dell’Ermitage. Inoltre sono note le fonti del Vasari e del Boschini. È un’opera assolutamente autentica”.

Realizzato nella forma del telero, La Fuga in Egitto è il paesaggio di più ampio respiro non solo della pittura veneziana ma di quella italiana dell’inizio del XVI secolo; tutte le figure sono state dipinte sopra lo sfondo naturale, il che conferma ancora una volta il significato dominante di questa grandiosa decorazione. Al posto di una vaga macchia di alberi marrone scuro è stato aperto un bosco pieno di aria e di luce, proprio come quelli del Cadore. Attraverso il fogliame penetrano i raggi del sole e il flusso dell’acqua che scorre crea l’idea di profondità dell’area verde; in fondo alla valle, una cittadina ai piedi delle montagne e all’orizzonte si stagliano le vette delle Alpi Dolomitiche.

Vorrei tanto vederlo con gli occhi di Vasari e Boschini, ripulito da tutte le ridipinture successive.

 Il libro: Paolo Scandaletti, Storia di Venezia, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2012

La mostra: “Il Tiziano mai visto. La Fuga in Egitto e la grande pittura veneta”, Venezia, Gallerie dell’Accademia, 29 agosto – 2 dicembre. Catalogo a cura di Irina Artemieva e Giuseppe Pavanello, Marsilio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...