La magia del vetro di Venezia

Pubblicato: settembre 21, 2012 in Uncategorized

Ugo di Provenza ritratto da Tommaso da Modena, 1352

La prima documentazione pittorica di un paio di occhiali è il ritratto del cardinale francese Hugues de Saint-Cher di Tommaso da Modena (1352) nel refettorio del convento di San Nicolò. Non si sa quando o dove siano stati inventati, è probabile che siano comparsi nel XIII secolo a Venezia, all’ora all’apice della sua potenza. Per proteggere il volto dai raggi del sole le dame veneziane usavano i vetri da gondola, specchi tondi provvisti di manico realizzati con una lente verde, colore tipico del vetro veneziano. Degli otto conosciuti, cinque sono esposti fino al 30 novembre al Museo dell’Occhiale di Pieve di Cadore, all’interno della mostra “Pararse i oci nella Venezia del ‘700” curata da Laura Zandonella su progetto dell’ottico Roberto Vascellari che qualche tempo fa aveva richiamato l’attenzione su un paio di occhiali da sole chiamati Occhiale Goldoni perché, a quanto pare, il commediografo ne faceva uso.

Un vetro da gondola

Gli occhiali Goldoni

All’Isola di San Giorgio la mostra “Venini 1932 – 1947” inaugura Le Stanze del Vetro della Fondazione Giorgio Cini, spazio che ospiterà con cadenza annuale fino al 2021 convegni, laboratori didattici, mostre dedicate agli artisti e ai designer che nell’arco del Novecento hanno lavorato per la vetreria Venini. Il primo evento è dedicato a Carlo Scarpa che, non ancora diplomato all’Accademia di Venezia, nel 1925 ottiene incarichi di costruzione e restauri dalla ditta Maestri vetrai muranesi. L’esposizione, nata anche grazie al recente ritrovamento dell’archivio Venini che si credeva distrutto a causa di un incendio negli anni Settanta è stata curata da Marino Barovier che ha selezionato più di 300 opere realizzate da Scarpa al tempo della direzione artistica di Venini.

Carlo Scarpa

Carlo Scarpa per Venini, vaso a bolle

Alla Scuola della Misericordia sono esposte una serie di opere realizzate dai maestri della Scuola del Vetro Abate Zanetti sulla base di progetti grafici creati da numerose personalità tra cui la stilista londinese Vivienne Westwood e il premio nobel Dario Fo. A queste si aggiungono le opere in concorso per il Premio Murano 2012 e per il Premio Murano Junior dei bambini delle scuole di Murano e S. Erasmo.

Il museo del vetro ospita due mostre: “Vetro murrino. Da Altino a Murano”, aperta fino al 6 gennaio 2013 e “Vetro Contemporaneo: il futuro oltre la trasparenza. Omaggio ad Egidio Costantini”. Quest’ultima è un tributo all’opera e alla vita di Egidio Costantini di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita. Nell’arco della sua carriera Costantini ha collaborato con molti artisti trasformando i disegni di Gino Krayer, Oskar Kokoschka, Le Corbusier, Calder, Gino Severini in opere di vetro. Negli anni Cinquanta conosce Picasso e dall’incontro tra i due nasce un’amicizia che dura fino alla morte del pittore nel 1973. Gli schizzi di Flamenco, del Centauro e del Giano Bifronte sono i primi utilizzati per i capolavori di Egidio a cui ne seguiranno altri. In Costa Azzurra conosce Jean Cocteau che battezza il suo laboratorio veneziano in Campo San Filippo e Giacomo “Fucina degli angeli”. Nel 1961 incontra Peggy Guggenheim che nel ‘64 espone le opere della Fucina degli Angeli a Palazzo Venier dei Leoni e al Museo di Arte Moderna di New York. Mi ricordo di essere andata a trovarlo con Peggy che gli aveva portato i disegni di Picasso; la Fucina degli Angeli dietro Piazza San Marco aveva un bel giardino di cui si occupava con amore. Era un ottimo cuoco e anche goloso, i suoi manicaretti erano una delizia e a guardarlo lavorare si scopriva la magia del vetro.

Egidio Costantini, 23 sculture in vetro tratte da schizzi di Picasso, 1964, Collezione Peggy Guggenheim.

Egidio Costantini e Peggy Guggenheim

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