Grazie ai Cardazzo per le belle scoperte

Pubblicato: settembre 25, 2012 in Uncategorized

Venerdì 19 ottobre all’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Venezia si celebra il ricordo di Paolo Cardazzo.

La famiglia Cardazzo è tra i più importanti mecenati dell’arte contemporanea italiana. Grazie alle Edizioni del Cavallino fondate nel 1934, sostiene scrittori come Joyce, Cocteau, Mallarmé proseguendo nella realizzazione di litografie, serigrafie, incisioni di artisti, critici e movimenti del XX secolo. Nel 1942 Carlo e Renato inaugurano la Galleria del Cavallino che negli anni ’70 diventa anche uno dei pochi centri di ricerca per la video arte. Le prime esposizioni sono dedicate ai maestri del Novecento italiano come Morandi, Severini, Boccioni, Carrà e De Chirico…

I primi quadri che Peggy Guggenheim compra appena arrivata a Venezia nel ’47 sono scelti da Carlo: un Birolli e un Campigli; tra Peggy e Cardazzo l’intesa è immediata e alla fine degli anni Cinquanta si affida alla Galleria del Cavallino per perfezionare la sua collezione di artisti internazionali. Cardazzo organizza anche la prima mostra a Venezia di uno degli artisti più amati dalla Guggenheim: Jackson Pollock.

Alla morte di Carlo, nel 1963, le gallerie di Milano e Venezia passano a Renato, interessato alle nuove avanguardie. Il 29 settembre 1966 la direzione della galleria veneziana passa agli eredi di Carlo: Gabriella e Paolo.

Il 12 maggio 1984 il “padiglione dei libri”, commissionato da Carlo a Scarpa all’interno dei Giardini della Biennale, è distrutto da un incendio. A poco sono valsi gli sforzi di Paolo, architetto lui stesso, per una ricostruzione immediata dell’edificio. La Biennale, all’epoca presieduta da Paolo Portoghesi, aveva accettato l’offerta ma poi non se ne fece più nulla. Negli anni Novanta Electa commissiona a James F. Stirling un nuovo e più grande padiglione tutt’ora in uso. Al tempo scrivevo per la rivista inglese Architectural Design e avevo presentato le opere di Stirling; tutto soddisfatto, mi ha voluto far vedere il suo padiglione, la rappresentazione del classico vaporetto, chiedendomi se mi piacesse. Gli ho detto che amavo il suo “vaporetto” però non quanto il bel padiglione di Carlo Scarpa, e poi che lo avrei visto in un altro luogo perché lì con una mia amica, un’artista scozzese di cui al momento non ricordo il nome, avevamo creato con il verde la pianta della Basilica di San Marco, tanto piaciuta a Gillo Dorfles. Fino a quando hanno potuto Paolo e Gabriella hanno aperto le porte della Galleria ai giovani emergenti; nonostante le molte e importanti attività alla morte di Paolo nessuno del mondo artistico istituzionale, dal Comune alla Biennale, era presente a salutare colui che ha dedicato la vita alla conoscenza e alla diffusione dell’arte contemporanea.

La mostra di Sartorelli alla Galleria

Non so come ringraziare tutti i membri della famiglia Cardazzo perché proprio nelle loro gallerie ho visto le opere più belle degli artisti che amavo. Proprio Cardazzo ha fatto la prima mostra di Ugo a Venezia presentata da Umbro Apollonio, era la 609esima mostra della Galleria del Cavallino, inaugurata il 4 febbraio 1965. Scriveva Apollonio:

“Le proposte di Sissa si protendono a identificare un aspetto problematico del fare ovvero la contemporaneità di un momento immaginativo e di un momento allusivo”.

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