A Caccia di fantasmi

Pubblicato: settembre 26, 2012 in Uncategorized

Quando faccio ordine scopro tesori nascosti fra cui il magico libro di Fabio Isman “I predatori dell’arte perduta, il saccheggio dell’archeologia in Italia” (Skira, 2009).

L’autore esordisce nel 1964 all’Eco di Monza e della Brianza, scrive per Il Piccolo di Trieste, per il Gazzettino di Venezia, il Messaggero di Roma… Da trent’anni si occupa di arte e cultura, argomenti ai quali ha dedicato numerosi libri e pubblicazioni. E’ attento ai saccheggi dell’archeologia clandestina in Italia che dal 1970 ha portato allo scavo illegale di oltre un milione di pezzi. E’ titolare della rubrica “La pagina nera” su Art Dossier e collabora con Il Giornale dell’Arte, The Art Newspaper e Bell’Italia.

Grazie agli atti giudiziari, Isman ricostruisce i misfatti di tombaroli e intermediari, racconta traffici internazionali, dispersioni ma anche recuperi che danno speranza.

Questo libro mi riporta alla mente la mostra “I Carabinieri per l’arte – Tessere di un patrimonio nascosto” (Ca’ d’Oro, giugno-novembre 2010), esposizione antologica di reperti archeologici e librari recuperati dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Il catalogo, edito da Marsilio, raccoglie storie “divertenti” come quella della Statua di Artemide realizzata tra la fine del I secolo a. C, ritrovata nel 1994 e venduta a un collezionista americano che ne aveva anche ordinato una copia da esporre in giardino a un artigiano di arte funeraria di Roma.

Tra i vari aneddoti che mi sono stati raccontati il giorno dell’inaugurazione della mostra, il generale Nistri mi ha detto che per conservare 36000 documenti appena ritrovati ha dovuto metterli in frigorifero!

L’Atleta di Fano

Eclatante è il caso dell’Atleta di Fano che, dopo essersi impigliato tra le reti di un peschereccio italiano nel 1964 è oggi al Getty Museum. Acquistato per 3,98 milioni di dollari, la sua dubbia esportazione è motivo di litigi e polemiche tra le istituzioni.

Gli avvisi delle opere rubate trionfano nei giornali di settore, come la Gazzetta Antiquaria che raccomanda ai suoi lettori la massima cautela negli acquisti e, in caso di dubbio, suggerisce di contattare il Comando dei Carabinieri. Il 24 maggio 2012 un’altra azione è stata sventata dall’Arma: il furto di antichi volumi e manoscritti dalla Biblioteca dei Girolamini di Napoli.

Scriveva Salvatore Settis ne Il Sole 24 ore del 19 aprile 2009:

“I musei stranieri hanno finalmente (appena) cominciato a restituire opere trafugate; e lo hanno fatto sulla base del principio etico e culturale prima che giuridico, che i beni archeologici, in quanto testimonianza di civiltà pertinente a contesti non segmentabili, sono di pertinenza pubblica. La civiltà giuridica e la cultura italiana, prima al mondo, ha affermato questo principio da secoli. Se, dopo aver convinto persino i più recalcitranti musei USA, dovessimo abbandonarlo, con quale faccia potremmo chiedere altre restituzioni? Dopo aver legittimato il saccheggio dell’archeologia in Italia depenalizzando chi ne è colpevole, quale argomento avremmo per richiedere vasi e statue esportati illegalmente?”

 

Dal 1953 al 1958 mio marito Ugo Sissa ha lavorato a Baghdad come Capo architetto del Governo e in quegli anni ha creato una ricca collezione di reperti mesopotamici. La raccolta, tra le pochissime del genere presenti in Italia, consiste in circa duecentocinquanta pezzi; in un primo tempo concessa in deposito gratuito fa ora parte dei beni del Comune di Mantova. I reperti vanno dal VI millennio avanti Cristo alla fine del I millennio dopo Cristo. Tra i materiali più interessanti: tavolette con iscrizioni cuneiformi, un mattone con il sigillo di re Nabucodonosor, amuleti, statue votive e i bruciaprofumi come quello di Uruk (VI sec. a.C), scoperto casualmente nei dintorni della città.

Questo contenitore di epoca neobabilonese è stato esposto, assieme ad altri, nella mostra “Un’arte per la cosmesi: cosmesi e salute nei secoli” (Padova, 1984). Ai mesopotamici si deve un grande impulso alla tecnologia cosmetica: grazie all’introduzione della scrittura cuneiforme fu permessa memorizzazione delle diverse esperienze di laboratorio e il fiorire di una vera trattatistica sull’arte unguentaria.

Anche di notevole interesse è la tavoletta in argilla bruciata di Nippur il cui testo riguarda lo scambio delle rispettive case tra due sacerdotesse di Ninurta e Nippur, primo esempio di compravendita immobiliare.

La tavoletta cuneiforme della dinastia di Larsa

A proposito del libro di Isman, dopo la guerra in Iraq non ci sono più controlli per colpa della debolezza delle istituzioni e molti siti non ancora studiati vengono saccheggiati.

Testimonianza dei tempi di Ugo in Iraq.

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