La luce della finestra illumina la realtà e la magia di Guardi

Pubblicato: ottobre 1, 2012 in Uncategorized

In occasione del terzo centenario della nascita dell’artista veneziano, la Fondazione dei Musei Civici di Venezia dedica un’ampia retrospettiva che testimonia con una ricchezza di opere mai viste la lunga e complessa parabola artistica di uno degli ultimi grandi maestri della pittura veneta. Dal 25 settembre all’11 dicembre esperti della storia di Venezia del Settecento affiancati da attori che leggono i testi e documenti storici offriranno un affresco rigoroso della Venezia in cui visse e operò Francesco Guardi (1712-1793). La sua personale vena pittorica scoppia verso i quarant’anni, dopo un passato da copista. Sceglie una declinazione mondana e galante della pittura di costume che si manifesta solo in una dozzina di dipinti; l’esordio come vedutista avviene attorno alla seconda metà degli anni Cinquanta, grazie all’assenza di Canaletto che si trovava a Londra. Si fa le ossa sull’abbondante produzione incisoria lagunare e ne presenta una versione a colori. I primi committenti delle sue vedute sono i nobili inglesi del Grand Tour (Bridges, Montagu, Milles) a Venezia tra 1758 e 1760. Quasi tutte le opere sono firmate, cosa che indica la consapevolezza della sua opera. Negli ultimi anni della sua vita lo stile diventa sempre più libero e allusivo, le vedute presentano l’elemento architettonico sempre più compresso fino divenire una semplice linea di demarcazione tra cielo e acqua. La magia di questa mostra è che queste opere sono così reali che si finisce con il confondere la realtà attuale con i suoi paesaggi.

La piazza San Marco verso la basilica di notte – Oxford, the Ashmolean Museum.

Forse questa è la prima riproduzione delle enormi torce che illuminano i mosaici delle terrazze della Basilica, raccogliendo le linee prospettiche delle candele che illuminano le finestre delle Procuratie.

L’uscita del doge in Piazza San Maco – Grenoble, musee de peinture et de sculpture.

I guardiani della Piazza trattengono la folla in attesa del doge con robusti randelli: niente di nuovo sotto il sole.

Canal Grande con San Simeon Piccolo e Santa Lucia – Madrid Museo Thyssen Bornemiza

Il più bell’esempio di un capriccio Barocco realizzato a Venezia puntualizzato dall’occhio fantastico di Guardi.

Canal Grande con Santa Lucia e Santa Maria di Nazareth -Madrid museo thyssen bornemiza

Guardi ci ripropone la magia del Canal Grande con le chiese di Santa Lucia e Santa Maria di Nazareth, oggi deturpato dall’oscenità della Stazione e delle orribili case  cresciute al loro posto.

Il Canale della Giudecca con le Zattere, Berlino Gemaldegalerie

Il Canale della Giudecca con la Punta di Santa Marta – Lisbona museo Calaouste Gulbenkian

L’arzere di Santa Marta con la mia casa, oggi stuprato dai mostri naviganti che ci appestano.

Tobiolo e l’angelo – Padova Collezione Antonveneta

Tobiolo all’Anzolo Raffaele

L’angelo Raffaele col suo pesce miracoloso ci protegge dalle malattie, visto dal Guardi e affacciato sulla chiesa dell’Anzolo Raffaele.

Il doge sul bucintoro lascia San Nicolò del Lido – Parigi musee du Louvre

Le immagini di questo quadro sono così vive che ci si illude di partecipare alla processione sotto il baldacchino.

La laguna con l’isola dela Certosa, Berlino collezione privata

Come era bella la Certosa…

La laguna gelata, Londra collezione privata

Processione votiva all’isola di San Secondo sulla laguna ghiacciata.

Veduta di villa Loredan a Paese – Milano Londra robillant + Voena

Villa Loredan a Paese, Oxford the Ashmolean Museum

Due immagini di una meravigliosa villa con giardino in terraferma oggi scomparsi.

Imbarcazione da regata con allegoria della Fama – Londra, Victoria and Albert Museum

La più bella bissona veneziana…

Il ridotto a Palazzo Dandolo a San Moisè – Venezia Ca’ Rezzonico

L’occhio di Guardi ci rende partecipi anche della vita gioiosa della sua epoca. Che bei vestiti! Sembra di toccarli.

“I nomi di Canaletto e Francesco Guardi rappresentano, nell’immaginario popolare, le due anime del vedutismo: quella illuminata (Canaletto) e quella romantica (Guardi). Ma la realtà è un po’ diversa. Certo Canaletto è il dominatore della macchina ottica, della ricostruzione dello spazio urbano in una prospettiva organizzata su un’ottica geometrica che sembra vera ma non lo è affatto.  Francesco Guardi sembra invece l’emblema del poeta introspettivo, della stesura pittorica frastagliata, dalla pennellata veloce che tanto sarebbe piaciuta più tardi agli Impressionisti, esponente della decadenza veneziana dai contorni indefinibili come in un malinconico addio. Il meno fortunato Guardi, nato quindici anni dopo Canaletto, arriva quando la sera sta calando, le ombre avvolgono la città, le percezioni sono meno evidenti e una quiete quasi innaturale sovrasta uomini e cose: una più vera e struggente vena di vita sembra attraversare il tutto.” (C. Strinati, La Repubblica, 29 settembre 2012)

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