La nuova musica invade Venezia

Pubblicato: ottobre 8, 2012 in Uncategorized

Il 6 ottobre si è inaugurata la 56° Biennale Musica con la consegna del Leone d’argento al Quartetto Prometeo, giovane formazione cameristica italiana, e del Leone d’oro alla carriera a Pierre Boulez. Il maestro francese si è intrattenuto in una tavola rotonda nella bella Sala delle Colonne a Ca’ Giustinian con Claude Samuel e Robert Piencikowsky. Ne La Nuova di sabato 6 ottobre il maestro ribadisce di aver sempre voluto favorire i giovani “che vogliono cambiare il mondo, frase assurda ma lodevole”. In questi giorni Venezia diventa frontiera estrema della musica: il Giardino delle Vergini in fondo all’Arsenale si trasforma in  un giardino sonoro, polo di attrazione è l’Anello, una struttura circolare di acciaio di 10 metri di diametro progettata da Salottobuono che modifica l’intensità del suono diffuso dai sensori sulla base della distanza tra se stesso e i visitatori. Per otto giorni il giardino si trasforma in un magico paesaggio sonoro e in laguna si susseguiranno concerti, performance audiovisive e opere teatrali.

L’Anello di Salottobuono

Contemporaneamente prende il via il nuovo ciclo di incontri di MusiCaFoscari con la presentazione del volume “Le Pioniere della Musica Elettronica” di Johann Merrich (Auditorum Edizioni 2012) accompagnato dallo spettacolo teatrale “Annusavamo fiori di Fibra Ottica” e dalla performance per danza e musica elettronica a cura del gruppo 21.

Tutta la città è stata coinvolta in questi spettacoli e mi ha fatto ricordare l’emozione di quando ho conosciuto Stravinsky. L’ho incontrato per colpa dei miei schnauzer nani, cose che succedono solo a Venezia. Li tenevo a stecco perché dovevo portarli a una mostra. I baffi di Ubù e Pimpinella erano diventati rossi, per far riprendere il loro colore li tingevo con una mistura di patina da scarpe e petrolio. Per fare pipì erano abituati a scendere in campo da soli verso mezzogiorno e a farsi aprire la porta da chi passava in calle.Succede che per una settimana tardano a rientrare. Non capisco perché ed esco a cercarli. Davanti alla Fenice vedo un ometto piccolino vestito di nero con tante patacche che dà loro da mangiare anguelle fritte. Lo assalgo furiosa e mi sento rispondere, in inglese, che da una settimana nutre ipoveri cani affamati, poi guardo meglio e mi rendo conto che si tratta di Stravinsky, divento rossa come un peperone col risultato che siamo diventati amici.
Grazie a questo incontro è diventata un’abitudine andare a tutte le prove del maestro, ifiati della Fenice erano stonati a tal punto da fargli rompere la bacchetta dalla rabbia. Pensando di risolvere il problema gli ho insegnato le parolacce dei contadini, infatti dopo una settimana tutto è andato a posto.

Ugo e Tudy Sissa, Pimpinella e Ubù.

A proposito di Salottobuono

A proposito di “Le Pioniere della musica elettronica”

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