La città vista con il cuore

Pubblicato: ottobre 11, 2012 in Uncategorized

Grazie a Corte del Fontego Editore per avermi portato di persona queste quattro chicche:

Rialto il ponte delle dispute, di Donatella Calabi e Paolo Morachiello

Nel nome di Venezia, di Alberto Vitucci

Fare a meno dell’acqua, di Maria Rosa Vittadini

Abitando a Venezia, di Sergio Pascolo

“Sin dal tempo delle origini – tra VII e VIII secolo – nel cuore di una laguna formatasi durante il post glaciale würmiano nell’Alto Adriatico ove, da tempo, vivevano sparsi pescatori, salinari e marinai sudditi dell’Impero Romano, il nucleo demico fondato da un gruppo di abitanti della provincia bizantina Venetia et Histria per sottrarsi all’avanzata dei Longobardi rimase a lungo diviso in due parti”. Incomincia così Rialto, il ponte delle dispute di Donatella Calabi e Paolo Morachiello, la turbolenta storia del ponte simbolo della città dal 1200 a oggi.

Ricostruzione assonometrica del primo progetto palladiano, 1550 (da un disegno planimetrico di Palladio conservato al Museo Civico di Vicenza).

Alberto Vitucci racconta il potere economico, le grandi opere e gli affari veneziani dell’ultimo decennio: l’Expo 2000, l’industrializzazione, il MoSE, il Passante di Mestre, l’aeroporto, l’ospedale e le navi. A proposito di navi, leggo ne La Nuova Venezia che il 9 ottobre la Msc Opera è andata fuori rotta, ferma davanti alle Zattere. Per noi veneziani questa città è diventata invivibile: sono dovuta scappare da Santa Maria del Giglio per rifugiarmi nella zona di Santa Marta, ancora un quartiere vivibile, una specie di oasi ora minacciata dalle grandi navi che scaricano tonnellate di persone che consumano perfino i masegni delle Zattere. Venezia è una città fragile ormai ridotta a groviera: non solo cedono le fondamenta di Piazzale Roma ma molte rive hanno preoccupanti vuoti sotto i palazzi causati dal moto ondoso “tunnel pericolosi che necessitano da un lato di interventi di consolidamento e dall’altro di comportamenti diversi da parte dei battelli ActV e delle barche a motore” (Il Gazzettino, 10 ottobre).

Il regalo delle navi visto dalla mia finestra.

Scrive Maria Rosa Vittadini: “Alla Giudecca, a Dorsoduro, a Castello si vive bene e ancora si godono i colori e la grazia sempre cangiante della combinazione di acqua, cielo e pietra. Ma quei luoghi potranno restare isole felici nella misura in cui la loro marginalità rispetto ai grandi flussi turistici ne salvi insieme possibilità di abitare e coesione sociale. Che fare dunque? In primo luogo occuparsi meno di trasporti e di infrastrutture e occuparsi più di come si vive, si abita, si lavora a Venezia: per mantenere residenti vecchi e per attirarne di nuovi, per creare occasioni interessanti per attività produttive, artigianali, creative, culturalmente all’altezza delle potenzialità grandissime di un luogo come Venezia.”

Non ci si meraviglia se, come riporta Sergio Pascolo “Venezia città patrimonio dell’Umanità, splendore unico, si sta spopolando e quindi sta morendo. (…) La città è tale se è abitata da cittadini, è prima di tutto un insediamento umano, deriva da civitas, dalla stessa etimologia di civiltà. La voce, prima che diritti del cittadino e cittadinanza, significa esistenza obiettiva di una comunità”.

Italia Nostra ha fatto uno studio sul costo dei passeggeri delle navi da crociera dimostrando che ognuno costa alla città 100 euro. Oggi alle 17 sarà presentata e lanciata nel web Venipedia: enciclopedia di Venezia con contributi multimediali audiovisivi, con tanto di riprese aeree grazie alle quali ci si può calare dall’alto dentro e attorno gli edifici o farsi gabbiano in volo su Venezia. Perché questa massa di barbari invece di venire a distruggere la città non va a guardarsela comodamente seduto a casa sua su Venipedia?

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