Storie di fotografia

Pubblicato: ottobre 15, 2012 in Uncategorized

Il 26 agosto si è chiusa a Pordenone, sua città natale, la mostra “Italo Zannier. La sfida della fotografia. Un inedito racconto per immagini”. Un concerto ha coronato la manifestazione: Massimo Donà, Michele Polga e Davide Ragazzoni hanno suonato e rappresentato l’evento “Per speculum et in aenigmate” dialogando con la selezione delle foto operata da Zannier. Nel prezioso catalogo a opera del museo riconosco la famosa foto di mio marito Ugo Sissa, pubblicata nell’Annuario Fotografia dell’Editoriale Domus nel 1943 e l’altrettanto famosa automobile di Gianni Berengo Gardin del 1978. Mi ricordo ancora la fatica di far adoperare a Gianni il colore per il libro Giardini Segreti! La prima edizione del volume accomuna entrambe le tecniche e dopo tanti anni confesso che la magia del bianco e nero che dà tanto spazio all’immaginazione mi piace più del colore.

Ugo Sissa, Ercole

Gianni Berengo Gardin, Gran Bretagna

Il libro è introdotto da “ Chiacchierando con Italo” di Denis Curti che inizia il suo discorso citando le parole di Susan Sontag:

“La conseguenza più grandiosa della fotografia è che ci dà la sensazione di poter avere in testa il mondo intero, come antologia di immagini. Collezionare fotografie è collezionare il mondo”.

Scrive Denis Curti: “L’occasione di questo testo mi è particolarmente cara- Si festeggia un compleanno importante, gli ottanta anni del caro amico Italo Zannier e, insieme, si celebra il mito della fotografia che, grazie al suo costante impegno di studioso e docente, abbiamo cominciato a conoscere in Italia”. Mille auguri per i suoi ottant’anni, ricordando le eterne discussioni con l’amico sul tema delle origini della fotografia, ribadendo che sia mostra che libro, come le foto di sua proprietà erano opera sua.

La storia inizia con “Un inedito racconto per immagini” in cui Italo ci fa scoprire come in un libro giallo la nascita della fotografia raccontandocene il percorso fino ai nostri giorni col risultato che fra testo e immagini ci si affonda con voluttà in un mare senza fondo.

Il rigore del bianco e nero è accentuato da qualche sporadica apparizione a colori che ne esalta il valore. 


Eravamo compagni all’università, entrambi frequentavamo con piacere le lezioni di Bruno Zevi. Eravamo solo quattro gatti e, nelle belle giornate, seguivamo le lezioni o sulla terrazza del Cucciolo alle Zattere, i cui proprietari ebrei si erano rifugiati nella mia vecchia casa di Pieve e ci offrivano i gelati, o nel giardino di casa mia a San Vio affacciato sul Canalasso. 
Dopo aver superato con successo gli esami artistici, mi sono incastrata con la matematica di cui non ho mai capito niente e frustrata a 21 anni sono andata a piantare caffè arabica a Rwobero dove la mia natura contadina si è scatenata. Con l’arrivo delle matata, ho dovuto tagliare la corda per evitare che i cannibali che lavoravano per me mi mangiassero!! Per fortuna ero una salacca per cui poco appetibile.
 Anche dopo il Kivu fotografia e architettura non mi hanno mai abbandonato; la Rolleiflex è stata infatti fedele compagna di mio marito Ugo Sissa durante gli anni del suo operato come architetto. Il suo occhio quadrato gli ha permesso di spaziare dalle architetture ai frammenti archeologici, ai paesaggi esotici ai ritratti, facendogli accumulare più di 5000 negativi che ho ritrovato sepolti nei meandri di una cassapanca di casa. Grazie a Italo che me ne ha fatto capire il valore, ho recuperato questo prezioso materiale che ho catalogato ed esposto in varie mostre.

Bruno Rosso, Neve a Venezia, 1951

Palazzo Grimani ha ospitato dal 13 luglio al 30 settembre la mostra “Echi neorealisti nella fotografia italiana del dopoguerra” una selezione di 63 immagini tratte dall’Archivio Storico del Circolo Fotografico La Gondola. All’interno della mostra si distingue il circolo Fotografico La Gondola fondato sul finire del 1947 da Paolo Monti, Alfredo “Giorgio” Bresciani, Gino Bolognini e Luciano Scattola – si caratterizzò per uno stile riconosciuto in Europa come l’école de Venise. Nei primi anni Novanta si è avviata la creazione dell’Archivio Storico collocato a palazzo Fortuny che attualmente conta quasi ventimila stampe. Sono stati esposti anche i lavori di Italo Zannier che il 29 settembre è stato pure celebrato allo Spazio Punch in Giudecca dove è stata messa a disposizione per la consultazione la rivista-oggetto Fotografis, pubblicata nel 1982 e l’intera collezione di Fotologia, periodico curato da Zannier dal 1984 al 2003.

In contemporanea all’Istituto Veneto c’è stato un convegno curato da Gian Pietro Brunetta, Alberto Zotti Minici e Sara Filippin assieme all’Università di Padova che ha aperto un nuovo filone di ricerca e una riflessione di carattere generale, storico e metodologico sulla fotografia. Nei giorni del convegno sono state visibili quaranta opere di Graziano Arici raccolte nella mostra “Venetians”.

La settimana scorsa ho ricevuto il libro edito da Contrasto “Il sogno del giardino” di Vincenzo Cottinelli. Parafrasando l’autore, le immagini di questo bel volume cercano di cogliere un giardino sognante, incantato, grazie a uno straordinario combinarsi di ombre vegetali e umane proiettate come in una lanterna magica. Il racconto parla anche della giardiniera che vede se stessa intenta a curare il giardino come se lo avesse sognato e desiderato. “Nella bella stagione si riposa e si legge: la presenza femminile si intravede nell’ombra profonda del sole violento”.

Vincenzo Cottinelli, da “Il sogno del giardino”

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