Un mondo scomparso

Pubblicato: ottobre 23, 2012 in Uncategorized

Irene Brin alias Maria Vittoria Rossi e conosciuta sotto infinite spoglie (Marlene, Mariù, Contessa Clara…), ha inventato un nuovo linguaggio rompendo gli schemi linguistici e narrativi della cronaca giornalistica dell’Italia fascista in cui la donna doveva rispettare il modello di moglie-madre-regina.

Edito da Castelvecchi, libro “Mille Mariù. Vita di Irene Brin” di Claudia Fusani, giornalista fiorentina attiva su “la Repubblica” e “l’Unità”, è un viaggio nel secolo scorso all’inseguimento della vita di Irene: il dopoguerra, la povertà, la scoperta della moda, le avanguardie artistiche, il cinema, il rapporto con Audrey Hepburn e Gregory Peck… Maestra del giornalismo italiano, ha scritto centinaia di articoli sparsi in decine di riviste.

Cara Claudia grazie per aver aperto un’immensa finestra sulla figura così intrigante di Maria Vittoria Rossi che io conosco solo attraverso il giardino di Sasso che lei amava tanto e che grazie al libro riesco a capire quanto fosse importante per lei.

Il giardino di Irene Brin

Vi sono giunta a piedi da Bordighera in  un pomeriggio assolato di settembre  con una luce talmente  cristallina che tutto sembrava sognato. Mi ha aperto la porta una gentile vicina che aveva le chiavi.  Un lungo edificio, bianco a due piani con i verdi occhi chiusi si affaccia sul paesaggio che si espande di fronte ai miei occhi immagati; il prato fiorito pende dolcemente verso una marea di palme impettite come soldati sull’attenti davanti a tanta bellezza, immagine scolpita per sempre nel mio immaginario.

Val di Sasso bei Bordighera, cromolitografia di Hermann Nestel dal volume “Die Riviera” 1882

Leggendo il libro capisco tante cose di quel magico luogo, ringraziando Vincent Torre per due ragioni, prima per avermi a suo tempo aperto le porte di tanta magia per inserirlo nei Giardini della Liguria di Ponente “La ex Savoia” non ancora uscito malgrado la sua veneranda età, e poi per aver con tanto amore raccolto memorie così preziose.

Il Vallone del Sasso. Olio su tela di Hermann Nestel, 1902.

Mio marito Ugo era molto amico di Gaspero del Corso, un giovane ufficiale che aveva sposato Irene Brin. Gaspero e Irene avevano inaugurato nel 1946 la galleria d’arte L’Obelisco, uno dei poli culturali più interessanti di Roma dove si radunavano artisti come Morandi, Sironi, De Chirico, Campigli, Burri, Afro, Capogrossi… Ugo mi parlava tanto di Gaspero, della galleria e degli amici che la frequentavano come Turcato, che per un periodo stava in casa da noi a Roma a dipingere. Di lui mi era rimasto un grande quadro fatto su un pannello da disegni di Ugo che poi ho venduto per disperazione, in quanto i mie schnawzer affascinati dal profumo del colore ci facevano sempre la pipì sopra. Capogrossi invece è stato ospite nel nostro appartamento a Venezia, a Santa Maria del Giglio; per ringraziamento voleva pitturarmi il soffitto affrescato del salotto ma visto che era la casa del Cicognara non mi pareva una bella pensata dipingerci sopra così gli ho chiesto di realizzare dei pannelli. Capogrossi si è rifiutato e mi ha regalato una litografia che ancora oggi possiedo.

“C’è un olio su tela eseguito nel 1954 da Massimo Campigli, artista che ha esposto più volte all’Obelisco, che ritrae Irene. Lei ha molto amato quella sua immagine. E’ il ritratto, tra i molti che le sono stati fatti, più intenso e insieme più misterioso. In abito da sera con spalline sottili e una frangia che arricchisce il décolté, il triplice e borghesissimo filo di perle che dà luce lunare alla carnagione e ai capelli spruzzati di grigio, alle spalle dolcemente rotonde, agli occhi miopi e maliconici. Irene è eleganza, morbidezza, distanza, inafferrabilità. Fascino”

(Claudia Fusani, Mille Mariù. Vita di Irene Brin. Castelvecchi editore.)

Purtroppo era un mondo ricco di personaggi affascinanti oggi scomparsi.

Irene Brin sul lungo mare di Bordighera nei primi anni Sessanta (tratta dal libro “Mille Mariù. Vita di Irene Brin” di Claudia Fusani. L’immagine è su gentile concessione del professor Vincent Torre).

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