La mostra al Vittoriale mi ricorda una magica colazione

Pubblicato: novembre 6, 2012 in Uncategorized

 

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Renato Guttuso. Autoritratto – 1936. Olio su tela, Civica Galleria d’Arte Moderna E Restivo, Palermo

Nella Repubblica di venerdì 9 ottobre leggo divertita “A Tavola con Guttuso, ritratto di un’artista che amava lo scandalo” di Alberto Arbasino, a proposito della mostra curata da Fabio Carapezza, Enrico Crispolti con il coordinamento di Alessandro Nicosia al Complesso del Vittoriale a Roma per celebrare il centenario della nascita del pittore siciliano.

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Renato Guttuso, Caffè Greco – 1976, Museo Thyssen Bornemisza, Madrid.

Mi è tornata la memoria della colazione in casa sua, affacciata sulla Barcaccia di Piazza di Spagna, con la magica vista del Pincio. Mi sono presentata con uno scoatto di rose pastello profumate colte sulla terrazza della nostra casa che dava sulla stessa visuale ma in diagonale, più in alto e più misteriosa.

Non mi ricordo perché mi avessero invitato: avevo conosciuto Guttuso all’inaugurazione della mostra organizzata a Palazzo Grassi quando apparteneva ancora alla Snia Viscosa e Guttuso aveva finito col prender il posto di Arp nel negozio Olivetti a Roma.

Ricevuta da due personaggi pieni di calore, eravamo solo noi tre, io, Guttuso e sua moglie. Mi sono seduta a una tavola con sottopiatti d’oro, spero solo dorati, e piatti Meissen antichi: un buffet rinascimentale degno della sala di Psiche in Palazzo Te a Mantova. Ero completamente spiazzata. Al Royal Institut of Architecture di Londra, per cui a quel tempo lavoravo, una conferenza, non mi ricordo più di chi, celebrava Guttuso come il più grande artista italiano del periodo tra le due guerre. Ero sconcertata, le cose non collimavano con le mie conoscenze: non ho mai capito perchè con tutta quella ricchezza lui fosse considerato un “gran comunista”

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Renato Guttuso, Il funerale di Togliatti – 1972, Museo di Arte Moderna di Bologna.

Il paron de casa, percepito il mio imbarazzo, dandomi un’affettuosa manata sulle spalle mi dice: ”Cara amica, la politica è un oggetto misterioso che mescola tutte le carte, sono d’accordo con Ugo, il mio affresco ha scassato il ritmo di quello spazio prezioso, ma ho anche preso un sacco di soldi ed è stato il mio lancio. Fine della storia”.

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Il negozio Olivetti di via del Tritone è stato costruito da Ugo nel 1942 e successivamente affrescato da Guttuso e poi barbaramente distrutto alla fine degli anni Cinquanta. Scriveva Paolo Portoghesi sull’ “Epoca” del 22 giugno 1984:

 “Mi accorsi solo più tardi, conoscendo Ugo Sissa, che l’affresco di Guttuso non era in sintonia con i ritmi astratti dell’architettura, rigida e rigorosa come una macchina, sebbene illuminata da un grande esprit de finesse. A me quel contrasto piaceva perché rievocava il clima lontano delle avanguardie con l’irriducibile conflitto interno del filone romantico espressionista e del filone razionalista-astratto, ma Sissa avrebbe desiderato vedere su quella parete un’immagine di Mondrian o tuttalpiù di Soldati o Melotti, perché il latte che aveva succhiato era quello della Milano di Pagano e di Persico, il latte della intransigenza e della coerenza senza sfumature”.

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 La mostra al Vittoriano è aperta fino al 10 febbraio 2013: cento dipinti rappresentano l’arco creativo dell’attività artistica del maestro siciliano e costituiscono la prima antologica che gli dedica la città in cui visse per oltre cinquant’anni. Guttuso stabilì nella capitale il centro nodale delle sue relazioni e la dipinse nei suoi l’aspetti più intensi e profondi. Grazie al lavoro di ricerca compiuto dall’Archivio Guttuso sono esposte anche le opere che il pittore aveva tenuto per sé nella sua collezione privata, dalle piccole tavolette con le quali muoveva i primi passi nel mondo della pittura ai grandi quadri come La Fuga dall’Etna, La Crocifissione, I Funerali di Togliatti, Il Caffè Greco, La Vucciria e le Nature Morte che negli anni Quaranta facevano presagire la tragedia della guerra e della catastrofe.

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