Il 5 dicembre alle 20:30 Ateneo Veneto presentazione di “Un altro Fontego”

Pubblicato: dicembre 5, 2012 in Uncategorized

CopertinaFino all’arrivo di Napoleone in questa città, sempre aperta a ogni novità collegata sia alle necessità intrinseche che ai gusti del momento, sono stati costruiti capolavori in ogni epoca senza contrastare tra loro ed esaltandosi a vicenda. Non capisco perché i rosegotti sono incidenti rari nei tempi antichi ma nati come funghi dalla caduta della Repubblica in poi. La classe dirigente di allora era all’altezza della situazione. Non ho molta fiducia negli amministratori di oggi: non sono preparati per i loro compiti, non hanno la conoscenza di cosa occorre veramente, mancano di mezzi e di tempo storico. Le difficoltà sono immani, tutti le conosciamo, siamo rimasti quattro gatti ma sono stufa di Tomas Mann! Datevi una mossa o andatevene a casa!

Ogni giorno salta fuori qualche rogna; nel giornale di oggi oltre al bubbone del Fontego salta fuori il bubbone Gardin con un obbrobrio disegnato dal nipote per Marghera degno degli incubi notturni quando il cibo resta sullo stomaco. Con l’approvazione, come per il Fondaco, del nostro sindaco malgrado esca dallo studio del Magnifico Rettore Benvenuti che a proposito di Venezia aveva le idee ben chiare anche per la sua fantastica collezione di stampe e mappe della città. Quanti pomeriggi invernali, grazie alla complicità del comune amico architetto Ugo Camerino, passati o a campo San Pantalon o a Santa Maria del Giglio dove allora abitavo, con l’inutile tentativo di scambiarci le stampe doppie perché le stesse in mano mia valevano niente mentre nelle sue erano oro. A parte queste inezie gli sarò grata per sempre, con lui ho imparato tante cose.

Giustizia

A proposito di un magico progetto mai realizzato, ricordo con precisione un pomeriggio, seduti al Florian nella cornice della Piazza: Frank Loyd Wirght venuto con Bruno Morassuti che tornava da Talyesin dove aveva lavorato, la mia compagna di collegio dalle Dame Inglesi di Merano fidanzata di Masieri, svizzera che deve ancora averne i disegni e Gino Valle. Gli sposi Masieri hanno chiesto al Wright di disegnare la loro futura casa all’ingresso del Rio Nuovo in Canal Grande. Purtroppo andando in California a prendere il progetto Masieri muore in un incidente d’auto. Turbato, Wright regala i suoi schizzi in ricordo del giovane amico; il permesso di costruzione non è mai arrivato anche se è nata una fondazione e oggi l’anonima casa ottocentesca deturpa il luogo.

fontego-tedeschi-loggiato

Ho qui davanti “Un altro fontego. Sorie di città” di Alessandro Bianchini, Mario Coglitore, Giovanni Dalla Costa, Antonio Alberto Semi (Cafoscarina edizioni) e con la prefazione di Vittorio Gregotti che per fortuna la pensa come me. Mi piace il saggio “Venezia città della nuova modernità”:

 “L’ipotesi che Venezia possa essere pensata come città della nuova modernità può apparire a prima vista francamente paradossale: Venezia è nella coscienza del mondo intero: la città antica per eccellenza, un mito legato all’idea stessa della sua nascita che non sembra permettere alcuna trasformazione strutturale e quindi anche alcuna trasformazione verso il moderno. (…) La città appartiene ai cittadini fin quando essi sono in grado di trasformarla secondo una naturale coerenza con l’identità che è propria. Ma questo non è oggi affatto naturale: è necessaria una strategia di modificazione fondata su una conoscenza dei suoi specifici caratteri strutturali, e non solo su quelli testimoniali ed estetici certamente importantissimo, proposta secondo prospettive di lungo termine, sovente in contrasto con il tempo breve dell’economia e del mercato. Nel caso di Venezia tutto questo è esemplarmente complesso perché si scontra con la resistenza di una decadenza ricca, che ha alle spalle una lunga tradizione di successi proprio nell’uso della resistenza al mutamento. (…) Sono molti anni che la mia Facoltà di Architettura riflette sulla natura e sulle possibilità della città che la ospita. Io stesso ho lavorato in questi ultimi vent’anni sul tema Venezia e ho cercato di elaborare proposte che si sono man mano organizzate con altre in un’idea generale della città. Molte delle idee su Venezia che voglio esporre non sono quindi affatto nuove, ma patrimonio comune di una parte della nostra cultura. Peraltro io non credo che si debbano avere continuamente idee nuove sull’argomento Venezia ma piuttosto proporre idee giuste, utili e adatte, e cercare di lavorare affinché diventino patrimonio comune. Ed è questo che anche qui intendo fare.”

Vittorio Gregotti “Venezia città della nuova modernità”

Il Fontego dei Tedeschi, di antica fondazione (XIII secolo), fungeva da approdo e magazzino per le merci dei mercanti tedeschi. Nel 1505, a seguito del rogo che distrusse molte meraviglie di Venezia, Girolamo Tedesco ne iniziò la ricostruzione che si conclude nel 1508 e per le decorazioni vengono chiamati Giorgione e il suo giovane allievo, Tiziano, affreschi oggi quasi del tutto perduti e ricordati dalle incisioni di Anton Maria Zanetti del 1760. Nel 1797 il Fontego è soppresso e cambia destinazione per molti anni. E’ già stato scassato negli anni 30 del Novecento quando è diventato la sede della posta, questa sarebbe stata un’occasione per rimediare ai macelli fatti nel tempo e invece il povero Fontego sta cascando dalla padella nella brace.

Scalamobile

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