Intellettuali italiani a Parigi

Pubblicato: dicembre 14, 2012 in Uncategorized

CoprtinaHo ricevuto, fresco di stampa dalla casa editrice Le Lettere di Firenze “Malaparte come me” di Orfeo Tamburi in cui l’autore dà un quadro per me inedito di questo personaggio così anomalo e interessante; parla del suo rapporto con lo scrittore, fornendoci un’interpretazione affettuosa che lo rende quasi simpatico. La prima edizione esce in francese per l’Èditions Denoël nel 1979 con il titolo “Malaparte à contre-jour” seguita dopo un anno dall’edizione italiana per l’Editoriale Nuova con la prefazione di Indro Montanelli che ricorda i suoi incontri con lo scrittore toscano che non amava ma stimava.

Il ritratto che ci regala Tamburi è quello di un grande artista che collaborando con Montale per anni gli è stato molto vicino. Come dice Prefetti nell’introduzione: “Ne esce un ritratto pieno di vita in bianco e nero, bene e male, ragioni e torti. Penso che il segreto di questa lettura è leggere il loro epistolario così intenso da avere la sensazione di chiacchierare piacevolmente con loro”.

Orfeo Tamburi studia all’Accademia di Belle Arti a Roma e nel 1936 si reca per la prima volta a Parigi dove entra in contatto con alcuni dei pittori più importanti dell’epoca. In Italia partecipa a numerose Quadriennali a Roma, alla Biennale di Venezia allestendo mostre personali nelle più importanti città d’Europa e America. Stabilitosi a Parigi nel 1947 sviluppa, accanto all’attività pittorica, un intenso lavoro nei campi della scenografia e dell’illustrazione di libri e riviste. Mi ricordo che Giò Ponti, parlando di pittura, mi abbia riferito che Tamburi era considerato all’estero uno degli artisti più importanti del periodo fra le due Guerre.

Orfeo Tamburi

Orfeo Tamburi

Curzio Malaparte, scrittore al centro della scena artistica, politica, culturale e mondana lega il suo nome ai romanzi “Kaput” e “Pelle”. Conosce Tamburi grazie alla rivista “Prospettive” nel 1937.

Scriveva Tamburi:

“Il mio incontro con la pittura coincide con quello di Malaparte: non che io avessi bisogno di Malaparte per mettermi a dipingere, no, ma la verità è che non potevo dipingere perché vivevo male, in stanze anguste dove c’era a malapena un letto e una sedia e ci si muoveva a malapena. Vivevo male, proprio ai margini della vita, e non c’era la possibilità di stare per qualche ora tranquillo senza che gli assilli premessero da ogni parte. L’incontro con Malaparte però, significò uno stipendio sicuro dopo che m’ero impegnato ad occuparmi della sua rivista Prospettive. Avevo tuttavia posto come condizione che avrei cominciato il mio lavoro solo alle quattro del pomeriggio, continuando, in caso di bisogno, fino a mezzanotte: mi riservavo una parte della mia giornata per dipingere. E così cominciai.”

Curzio Malaparte

Curzio Malaparte

Purtroppo io ho conosciuto Malaparte solo di sfuggita al Rosati in Piazza del Popolo un caldo pomeriggio di maggio: un uomo bellissimo troppo sicuro di se per essere tutto vero, con i capelli impomatati, volutamente affascinante, facendo scattare d’istinto la mia tremenda ironia di contadina della Sinistra Piave. Mi sembrava buffo e imbalsamato. L’ho incontrato con Gaspero del Corso che ero andata a trovare in galleria.

Tamburi e Malaparte erano molto legati a Sissa, si erano incontrati a Parigi quando Ugo era in crisi di identità, deluso per i continui compromessi della professione di architetto in Italia alla fine della Seconda Guerra mondiale dopo la magica esperienza all’Olivetti, la collaborazione con Nizzoli, la demolizione del negozio di Roma… Ugo si era rifugiato a Parigi, in quel momento fucina di idee che per un anno è stata determinate e i suoi amici lo hanno tirato fuori dalla paturnie. “In quella città, che rappresentava una tappa obbligata per gli artisti più sensibili anche perché vi erano concentrate tutte le pulsioni di rinnovamento intellettuale e vi si erano affermate le avanguardie artistiche” si trovavano tutti a loro agio. Ho dei quadri alquanto significativi di quel periodo, Malaparte ne ha voluto uno di Rue Jacob dove tutti loro erano accampati.

Ugo Sissa Parigi 47 Rue Jacob.3752-44

Molto probabilmente Ugo deve a Tamburi la partecipazione alla Quadriennale di Roma del 1952 in quanto era più noto come architetto che pittore.

Orfeo Tamburi. L'Abside di Notre Dame, Parigi 1934.

Orfeo Tamburi. L’Abside di Notre Dame, Parigi 1934.

A Parigi Malaparte aveva un grande successo per la pubblicazione di Kaput, cosa che gli aveva aperto tutte le porte. Uno degli aspetti più sorprendenti del testo è la poliedricità linguistica dovuta all’inserzione di lingue europee e slave, con una certa prevalenza del tedesco e di francese:

“Kaputt è un libro crudele. La sua crudeltà è la più straordinaria esperienza che io abbia tratto dallo spettacolo dell’Europa in questi anni di guerra. Tuttavia, fra i protagonisti di questo libro, la guerra non è che un personaggio secondario. Si potrebbe dire che ha solo un valore di pretesto, se i pretesti inevitabili non appartenessero all’ordine della fatalità”.

(Curzio Malaparte).

La cosa che mi ha sempre affascinato del personaggio, così avulso dal mio mondo, è la magica casa rossa di Anacapri, sotto quella di Ugo, sempre chiusa, ai piedi del sentiero immerso negli ulivi. Quanto avrei voluto entrarci! Sono sicura che mi avrebbe fatto capire ed amare il proprietario.

La Casa Rossa

La Casa Rossa

Grazie Tamburi per avermelo reso vivo e umano!

Orfeo Tamburi. Il giardino del Ritz. 1947.

Orfeo Tamburi. Il giardino del Ritz. 1947.

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