Archivio per gennaio, 2013

Grazie a Byron e a “I due Foscari”, opera lirica di Giuseppe Verdi del 1822, Francesco Foscari, sessantacinquesimo doge dal 1423 al 1457, si presenta come una delle più longeve e tragiche figure della storia veneziana. La sua carica è afflitta da una serie infinita di sventure: periodi di siccità (1424), le guerre contro i Visconti, terremoti (1451), la laguna gelata per tre mesi che paralizza la città (1431), subisce attentati alla sua vita (per mano di Andrea Contarini nel 1430) ed è costretto, a causa delle inimicizie dei membri della famiglia rivale Loredan, a mettere al bando per ben due volte il figlio Jacopo che muore in esilio.

I due Foscari, Delacroix, Chantilly, Musée Condé

I due Foscari, Delacroix, Chantilly, Musée Condé

Le sfortune sono anche rappresentate dal ritorno della peste nel maggio del 1423. In quel periodo Foscari “fu in grado di mostrarsi alla comunità come un padre che si prende cura di quelli che soffrono” e questa figura che mette in risalto gli attributi principeschi dell’ufficio ducale andava a scontrarsi con la visione del doge quale semplice magistrato della Repubblica.

Uomo generoso, utilizza fondi derivati dalle sue proprietà per fornire di dote ragazze patrizie o aiutare nobili poveri.

A 84 anni Francesco Foscari è costretto a lasciare il trono ducale. Umiliato e in cattiva salute muore pochi giorni dopo l’elezione di Pasquale Malipiero.

Tomba del doge Francesco Foscari, Santa Maria Gloriosa dei Frari. Attribuita a Nicolò di Giovanni Fiorentino

Tomba del doge Francesco Foscari, Santa Maria Gloriosa dei Frari. Attribuita a Nicolò di Giovanni Fiorentino

Francesco Foscari nasce nel 1373; quello dei Foscari era un casato abbastanza importante all’interno dell’élite veneziana, giunti in città nel X secolo. L’ascesa politica della famiglia inizia col bisnonno di Francesco, Nicolò, detentore di numerosi possedimenti sia a Venezia che in entroterra. Come molte delle famiglie veneziane, anche i Foscari erano impegnati nel commercio col mediterraneo orientale ma la maggior parte delle loro ricchezze era legata a proprietà di tipo immobiliare.

L’unico evento certo e privo di dubbi sulla sua giovinezza è il matrimonio con Maria, figlia del banchiere Andrea di Lorenzo Priuli (1395).

Busto del doge Foscari, bottega di Bartolomeo Bon, Museo dell'Opera di Palazzo Ducale

Busto del doge Foscari, bottega di Bartolomeo Bon, Museo dell’Opera di Palazzo Ducale

A 27 anni Francesco diventa senatore, a 31 Membro del consiglio dei Dieci e a 45 Procuratore di San Marco, la seconda carica più importante della Repubblica. Tra i numerosi progetti intrapresi durante il primo anno del suo dogado si trovano anche tre provvedimenti a carattere edilizio: la riparazione della cattedrale di Torcello, usa la tassa sul vino per dragare il Canal Grande e smantella le bancarelle abusive tra San Marco e Palazzo Ducale, cosa di grande attualità ai nostri tempi. I progetti di maggior rilevanza si concentrano sui centri nevralgici del governo e del commercio: San Marco e Rialto. A San Marco restaura il Palazzo Ducale e costruisce un’altra ala lungo la Piazzetta con il sostegno economico dei Provveditori al Sal. Fa restaurare la loggia di Rialto, che ritroviamo nella pianta a volo d’uccello di Jacopo De Barbari in quanto smantellata nel XVI secolo.

Medaglia del doge Foscari, Antonio Gambello o Antonello Griffo, Washington National Art Gallery

Medaglia del doge Foscari, Antonio Gambello o Antonello Griffo, Washington National Art Gallery

“Questo libro è quindi il resoconto della vita di un uomo, una riflessione sulla politica veneziana durante il Rinascimento e un esame dei monumenti architettonici e dei ritratti creati durante un dogado.”

“Dennis Romano, studioso e docente di storia di Venezia nel Rinascimento, ricostruisce la vita di Foscari attraverso l’attenta lettura dei registri di governo e delle cronache del tempo, ma non si limita a questo. Attraverso una non convenzionale chiave di lettura, fa uso dei monumenti architettonici commissionati dal doge e dalla sua famiglia per trasformarli in un importante strumento interpretativo, utile a svelare la personalità e la strategia politica del grande personaggio, ponendo l’accento su quell’intreccio tra arte e potere caratteristico del Rinascimento italiano.”

9788883344657Dennis Romano, La Rappresentazione di Venezia. Francesco Foscari: vita di un doge nel Rinascimento

Viella 2012

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Encyclopedia of Flowers

Pubblicato: gennaio 24, 2013 in Uncategorized

51jKzLAPcuLEncycolopedia of Flowers is a visual exploration of the breathtaking floral arrangements by Makoto Azuma –encounters of unusual, sometimes exotic plants that wouldn’t typically occur in nature. The 203 photos were taken by Shunsuke Shinoki in a studio between 2009 and 2012, some of them against a black background which throws up the richness of the colours.

Encyclopedia of Flowers è una esplorazione visiva che lascia senza fiato delle composizioni floreali di Makoto Azuma – un incontro con piante inusuali, alcune volte esotiche e poco frequenti in natura. Le 203 fotografie sono state scattate da Shunsuke Shiinoki in studio tra il 2009 e il 2012; molte di queste sono state realizzate contro un fondale nero, cosa che fa emergere la ricchezza dei colori.

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Makoto Azuma writes:

“I chose the title Encyclopedia of Flowers because this book functions as an encyclopedia of the large variety of flowers raised on this planet. The book is also a microcosm unto itself. The book’s appendix list the names of flowers and plants used. The mere fact that flowers have names is evidence that there has been artificial manipulation or intervention. A flower has either been discovered or created by man. In other words, nomenclature is man’s fingerprint on nature”

Scrive Makoto Azuma:

“Ho scelto il titolo Encyclopedia of Flowers perché questo libro funzione come un’enciclopedia della grande varietà di fiori che crescono sul nostro pianeta e lo stesso libro è per sé stesso un microcosmo. In appendice si trova la lista di nomi di piante e fiori usati; il solo fatto che essi hanno un nome è la prova che vi sono stati manipolazioni artificiali o interventi. Un fiore è sempre stato scoperto o creato dall’uomo. In altre parole, la nomenclatura è l’impronta dell’uomo sulla natura.

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Again:

“There is another reason why I choose the world “encyclopedia”. The etimology of the word comes from Greek: cyclo means “round” or “circulation”; pedia means “child” or “education”. Born, raised, matured, and than growing old and dying – the passage of time. Then rebirth and decay. Everything is so-in a continuos, endless cycle.”

E poi:

“C’è un altro motivo per cui ho scelto la parola “encyclopedia”. L’etimologia della parola deriva dal greco: cyclo significa “rotondo” o “circolazione”; pedia significa “fanciullo” o “educazione”. Nascere, crescere, maturare, invecchiare e morire – il passare del tempo. Poi rinascere e decadere. Ogni cosa è in un continuo ciclo infinito.”

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Makoto Azuma is a florist and artist born in Fukukoka in 1976. Since 2005 has been exhibiting his creations internationally that have been descrive as “botanical sculptures” and have attracted a great deal of attention from the art world. He lives and works in Tokyo and since 2012 he’s the creative director of Suntory Midorie, an urban ecological development project.

Makoto Azuma è un fiorista e artista nato a Fukukoka nel 1976. Dal 2005 ha iniziato a esporre le sue creazioni in tutto il mondo che sono state descritte come “sculture botaniche” attraendo l’attenzione della critica. Vive e lavora a Tokio e dal 2012 è direttore creativo di Suntory Midorie, un progetto di sviluppo urbano ed ecologico.

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Shunsuke Shiinoki is a florist and photographer born in Fukukoka in 1976. He began his carrer as a florist in 2000 with Makoto Azuma.

Shunsuke Shiinoki è un fiorista e fotografo nato a Fukukoka nel 1976. Ha iniziato la sua carriera con Makoto Azuma nel 2000.

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This amazing book is divided into five sections: Whole (30 photos), Flock (49), Coexistence (16), Hybrid (61), Appearance (47). Don’t miss it!

Questo magico libro si divide in 5 sezioni: Whole (30 foto), Flock (49), Coexistence (16), Hybrid (61), Appearance (47). Da non perdere!

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Encyclopedia of Flowers

Makoto Azuma/Shunsuke Shiinoki

Lars Müller Publishers 2012

Il_segreto_nello_sguardoIl diario di Rosalba che diventata cieca e racconta la sua vita è scritto in un modo così piacevole che sembra di entrare in contatto con tutti i personaggi. Che bella pensata aver fatto raccontare a lei la sua vita!

“Questo romanzo è frutto di una ricerca storica reinterpretata alla luce di una personale rilettura delle opere di Rosalba Carriera e delle vicende della sua vita descritte o alluse nei suoi carteggi privati. I protagonisti del romanzo sono tutte persone reali, da lei conosciute e ritratte. Sono frutto di invenzione –perché non ancora ritrovati o riconosciuti dalla critica- soltanto i ritratti di Christian Cole e del maresciallo Schulenburg”.

Nata a Chioggia nel 1675, Rosalba Carriera studia da giovanissima musica e pittura. Il padre, morto nel 1719, la avvia alla pittura sotto la guida del Lazzari, del Diamantini e di Balestra e Steva, tra i migliori artisti del tempo. Il cognato, Antonio Pellegrini sposato alla sorella Angela, è stato l’ambasciatore della pittura veneziana di allora:

“Settembre 1728. Mio cognato Antonio Pellegrini era il più noto dei pittori italiani itineranti d’Europa. Dopo i successi di Londra, Parigi e Dresda era stato chiamato dall’Imperatore alla corte di Vienna. Vi risiedeva, con Angela, offrendo nuova prova del suo talento nell’affrescatura della cupola della chiesa delle Salesiane, leggera, dolce, vaporosa”.

Rosalba ottiene riconoscimenti in tutta Europa: grazie al suo amico Chrstian Cole entra a far parte dell’Accademia di San Luca a Roma e dell’Accademia reale di Francia durante il suo soggiorno parigino, ospite di Pierre Crozat e di Antoine Watteau. Con Watteau intreccia un’immaginaria relazione amorosa, anche se “l’idillio tra Rosalba Carriera e Antoine Watteau è uno sviluppo fantasioso di una fugace citazione di Walter Pater in An Imaginary Portrait, London 1867”.

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“Nel 1720 non ero certo più una giovinetta. Ero una donna matura di 46 anni, eppure la scarsa avvenenza della mia persona, cagione di tanta malinconia in gioventù, si era trasformata in un fascino garbato. Ero propensa a credere che l’incoerente complimento di cui talvolta ero oggetto, di essere migliorata con l’età, fosse dovuto non tanto al mutato aspetto fisico quanto alla mia immagine di arguta pittrice e, soprattutto, alla mia sicurezza e indipendenza. Questo aspetto della personalità mi rendeva diversa dalla maggior parte delle donne, civette asservite e interessate solo ad abiti e gioielli, e affascinava gli uomini. L’ammirazione negli occhi dei miei interlocutori maschili non si accendeva al primo incontro, ma solo dopo aver sostenuto con me un pacato confronto di opinioni e di gusti e avere osservato il mio comportamento privo di sudditanza. Il mio mondo sentimentale era per tutti un giardino chiuso”.

Ritratto di Antoine Watteau. Treviso, Museo Civico, pastello su carta.

Ritratto di Antoine Watteau. Treviso, Museo Civico, pastello su carta.

A Parigi rimane dal 1720 al 1721, ritrae anche Luigi XV che,  molto giovane, regnava sotto la reggenza di Filippo d’Orleans e del cardinale Guillaume Dubois. Rosalba è contesa dalle corti più illustri e la sua committenza, per lo più straniera, colta ed esigente, veniva soddisfatta dalla pittrice che aveva creato un atelier tutto femminile nel quale operavano anche le due sorelle e le celebri ceselliste Felicita Sartori e Maruinanna Carlevaris. Le opere della Carriera inaugurano la serie di dipinti veneziani del Console Smith, padrone della più bella collezione di pittura contemporanea; il notaio del Console, Carlo Gabrielli, era padrino della pittrice e Smith era grande amico di Christian Cole.

“Mister Smith si ritenne in dovere di spiegare al francese che il 16 agosto il Doge, accompagnato dai Segretari, dal Guardian Grande e dal Gran Cancelliere della Scuola di San Rocco e dalle delegazioni diplomatiche straniere, si reca in processione alla chiesa della Scuola in ricordo della pestilenza del 1575. La festa è molto amata dagli artisti poiché in quel giorno la Confraternita concede ai pittori di esporre le loro opere alle pareti della Scuola e delle case del Campo. «Uno spettacolo veramente pittoresco per gli stranieri in città, e un’occasione ghiotta per gli affari dei collezionisti», disse”.

La festa di San Rocco. Canaletto, 1735 ca., Londra, National Gallery

La festa di San Rocco. Canaletto, 1735 ca., Londra, National Gallery

A Venezia Rosalba ritrae le persone più note, tra queste mi affascina  Caterina Sagredo che con queste parole le illustra l’opera del Longhi ancora oggi in ottimo stato:

“Cara Rosalba della vostra bravura mi aveva parlato il signor Piero Longhi quando più di un lustro fa dipinse la Caduta dei Giganti per il nostro palazzo in Santa Sofia. Mia madre Cecilia è una sua grande estimatrice e gli ha commissionato anche numerosi ritratti della nostra famiglia. Ora si sta interessando a un giovane di talento, il signor Giambattista Tiepolo, ma vuole attendere gli sviluppi della sua arte prima di affidargli l’incarico di affrescare una nostra proprietà”.

Caterina Sagredo Barbarigo

Caterina Sagredo Barbarigo

Storico dell’arte e docente al Liceo di Cittadella, Valentina Casarotto si interessa di storia dell’arte veneta e si è specializzata nel collezionismo numismatico in età moderna. Tiene conferenze di storia dell’arte a scopo divulgativo e didattico, collabora con la casa editrice Zanichelli per progetti di didattica multimediale e ha lavorato per molti anni alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dove di fronte ai ritratti a pastello di Rosalba Carriera è nata e cresciuta l’idea del suo primo romanzo. Attualmente sta conseguendo il Dottorato di ricerca all’Università di Udine.

Rosalba Carriera, autoritratto, Royal Collection Levy

Rosalba Carriera, autoritratto, Royal Collection Levy

Ne salta fuori sempre una

Pubblicato: gennaio 17, 2013 in Uncategorized

Venezia, 28/02/2011. Il passaggio in bacino della nave Msc Magnifica.

Il Fontego

La Soprintendenza approva il progetto per il Fondaco dei Tedeschi e dice no alle pretese irrinunciabili di Koolhaas: la scala mobile nel cortile, la terrazza e l’altana panoramica sul tetto. Il gruppo Benetton ha anche intenzione di utilizzare la corte interna come un campiello veneziano dove sarà possibile prendere un caffè o uno spriz e mangiare specialità veneziane; lo spazio sarà disponibile anche per ospitare concerti, proiezioni e altri eventi e la Rinascente pensa di creare ambienti dedicati all’artigianato veneziano (La Nuova 9 dicembre 2012).

Grandi Navi

Il Porto sta studiando le alternative. Ma le ipotesi suggerite per il nuovo terminal (Marghera, Santa Maria del Mare, il terminal off shore) vengono scartate. L’unica possibilità è quella del nuovo Canale Contorta. (La Nuova 8 gennaio 2013).

I ministri Passera e Clini hanno chiesto di studiare la fattibilità di un nuovo canale di passaggio per le grandi navi all’Ingegner Giampietro Meyerle del Magistrato delle Acque: il nuovo passaggio che coinvolge il canale Sant’Angelo Contorta oggi è profondo 2 metri e mezzo e cinque metri e largo 25; dopo i lavori avrà una profondità di 10 metri e una larghezza di 80 e produrrà 80 milioni di metricubi di fanghi utilizzati per proteggere le rive dalle onde delle navi. (La Nuova 15 luglio 2012).

Orsoni chiede invano al Presidente dell’autorità portuale di mostrargli il progetto per lo scavo, solo i dati scientifici possono dimostrarne la fattibilità.

Il Comitato No Grandi Navi bolla lo scavo come l’ennesima pugnalata alla sopravvivenza della laguna (La Nuova 14 gennaio e la scelta convince solo Paolo Costa e non il Sindaco (La Nuova 15 gennaio 2013)

La legge che vieta il passaggio di navi oltre le 40.000 tonnellate delega agli organi competenti l’individuazione delle alternative possibili ma ancora non sono chiari chi siano gli organi preposti alla decisione.

(La Nuova 10 gennaio 2013) Paolo Costa ha messo nero su bianco il piano operativo triennale: priorità il porto off shore a largo dell’Adriatico per accogliere le navi portacontainer e le petroliere. Il traffico crocieristico è la seconda priorità e non sono previste alternative alla Marittima. L’intera parte dismessa dal porto (dai Magazzini Frigoriferi al Ponte in legno di San Basilio) diventerà un’ideale proseguimento delle Zattere servito dal tram; sul mercato saranno messi la sede dell’Autorità alle Zattere, l’ex caserma della Capitaneria in Rampa Tronchetto, il mercato all’ingrosso al Tronchetto e alcuni capannoni che sarebbero dovuti spettare all’Università.

Sono decisioni che pendono sulla nostra testa; le pantegane che mangiavano i topi delle navi che giungevano con le spezie dall’Oriente ci hanno salvato dalla peste, chi ci salverà dai nostri amministratori?

L'area dell'Italgas a un passo da Piazzale Roma dovrà essere bonificata e prevedere anche destinazioni residenziali, attrezzature sportive e l'uso collettivo.

L’area dell’Italgas a un passo da Piazzale Roma dovrà essere bonificata e prevedere anche destinazioni residenziali, attrezzature sportive e l’uso collettivo.

I Misteri del Nord Est

Pubblicato: gennaio 16, 2013 in Uncategorized

quattro gialli del nordestSono una vecchia pantegana di 81 anni il cui mestiere è scrivere, inoltre sono curiosa, mi piace leggere e mi diverto a recensire libri, cosa che di solito funziona con soddisfazione sia degli editori che degli autori. Di fronte ai Quattro gialli del Nord Est, edito dalla casa editrice Betelgeuse, presentato all’Ateneo Veneto il 14 dicembre 2012, mi sono trovata interdetta per la complessità dei casi.

Lino Lava parla di quattro episodi: L’Organizzazione O, confluita in Gladio, L’affare Montesi, definito quasi un esproprio di Stato, lo scandalo delle valvole cardiache killer e i mali dell’università analizzati attraverso la gestione di una clinica di Padova. Misteri ancora alquanto nebulosi. Mi ha colpito il racconto della storia dei Montesi che conoscevo da ragazza, frequentavamo gli stessi giri avevano una bellissima casa a Padova dove ricevevano con molta eleganza. Ci trovavamo tutti sentendoci a casa. La sorella di Ilario era bellissima e aveva un grande successo. L’ultima volta che ci siamo visti era nel 1951 per il mio compleanno in giardino della casa vecchia a San Vio.

Il capostipite della famiglia, Ilario Montesi nasce nel 1882, dopo il diploma in chimica industriale e alcune esperienze a Massalombarda, allo zuccherificio di Cavanelle Po e a Cavarzere promuove la Banca cooperativa del sindacato agricolo, poi Banca agricola popolare intrecciando conoscenze scientifiche, cultura industriale e intraprendenza finanziaria. Risana alcune distillerie e pone l’attenzione ai mercati finanziari tedeschi e del Belgio fino a creare in Italia la società veneta per l’industria degli zuccheri nel 1923; il gruppo Montesi e il Gruppo Saccarifero Padovano si radicano nell’area veneta dove si Montesi si lega a Giovanni Volpi e Vittorio Cini sedendo anche nei consigli di amministrazione delle Assicurazioni Generali di Venezia e della Società del porto industriale di Trieste.

Lo zuccherificio di Pontelongo

Lo zuccherificio di Pontelongo

Alla fine degli anni Venti aderisce al regime fascista e si contraddistingue anche per il suo impegno in campo assistenziale. Durante la guerra l’industria saccarifera viene completamente sconvolta e i Montesi prendono le distanze dal regime, affrontando un periodo di crisi che si risolve dopo il 1948 con il licenziamento di 150 lavoratori.

Nel 1952 il cartello si divide in due tronconi: da una parte l’Eridania col Consorzio saccarifero italiano e dall’atra i Montesi con la Piaggio. Mentre l’Eridania mantiene una posizione protezionistica l’Unione Zuccheri di Montesi e Piaggio diminuisce i prezzi promuovendo i consumi. La storia va avanti fino al 21 dicembre 1983. Lino Lava scrive:

“Chi oggi parla della fine del Gruppo Saccarifero Veneto non dice più Crack Montesi. No, il crack veniva pronunciato nei corridoi della Camera dei deputati  dove era in atto l’esproprio dei zuccherifici della famiglia Montesi con l’appoggio politico”.

Lo zuccherificio di Pontelongo

Lo zuccherificio di Pontelongo

Ricostruendo la situazione Ilario e Giorgio Montesi affermano:

“Venne dichiarato il fallimento, applicando una legge che non esisteva, disconoscendo, senza motivazione, i pareri espressi dal perito nominato dallo stesso Tribunale e basandosi anche su debiti inesistenti. (…) I gruppi privati chiesero ai politici di espropriare a loro favore un gruppo privato e le decisioni giudiziarie della Repubblica assecondarono il disegno”.

Dopo aver iniziato al settimanale “7 giorni Veneto” il giornalista Lino Lava scrive per il Gazzettino e nel 1979 diviene direttore del telegiornale di AtennaTre Veneto. Si è occupato del terremoto del Friuli, di cronaca nera, di terrorismo, mafia, sequestri seguendo le più grandi inchieste giudiziarie del Nord Est.

piantagioni di barbabietola.

piantagioni di barbabietola.

La Venezia di Claudio Nobbio

Pubblicato: gennaio 15, 2013 in Uncategorized

ZOMClaudio Nobbio nasce in Francia dove trascorre i suoi primi vent’anni frequentando artisti come Chagall e Mirò. Dopo la laurea in Scienze Politiche diventa giornalista pubblicista esperto in turismo e hotellerie. La casa editrice di Hugo Pratt, Lizzard, pubblica “Alice cerca Hemingway”, una serie di racconti illustrati da Lele Luzzati che rinnova il suo amore per arte e grafica. Con David Riondino scrive la storia di John Martin, trombettiere di Custer arruolatosi prima con Garibaldi poi con il settimo cavalleria, da cui è tratto uno spettacolo teatrale musicato da Stefano Bollani ed Enrico Rava con regia di Pepi Morgia. Le sue opere grafiche sono esposte nei maggiori musei del mondo e alcuni dei suoi monumenti sono visibili ad Apricale e al Cavallino.

Sopra l’acqua e sugli alberi. Un’insolita guida di Venezia” di Claudio Nobbio edito da Mauro Pagliai Editore mi affascina con la sua una forma inusuale. Il libro è composto di una prefazione che inizia con una domanda:

“Città dei sogni, isola immaginario, museo dell’acqua o antico teatro?”.

Il testo inizia col capitolo “La mia Venezia”; ritrovo in questo libro molte delle mie parole e dei miei sogni, forse per questo mi piace tanto. Quando parla degli ospiti illustri, racconta di Brodsky che passava il mese di Natale in casa di Gerolamo Marcello di cui era molto amico.

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Gerolamone mi ha sempre nutrito con delle incredibili fiorentine che ho condiviso anche con Brodsky; me lo sono trovata lì una sera senza esserne avvisata… Il solito scherzo da prete di Gerolamo che mi invitava per spupazzare qualche suo amico interessante facendomelo conoscere. Brodsky mi è piaciuto subito: a volte era molto piacevole, a volte non poteva essere più antipatico, allora mi divertivo a piantarlo in mezzo al niente. Dopo un po’ arrivava un enorme mazzo di rose rosse con scuse e preghiera di vagare insieme per la città. Questo è successo più di una volta ma l’episodio più divertente è stato quando alla Misericordia è voluto salire sul campanile di Valverde spasemandomi perché soffriva di cuore. La vista era talmente magica che addirittura voleva comprarlo; a quell’eopca era in mano ai privati e lo vendevano per 150 milioni. Mentre ci pensava, il poveretto è mancato.

Questo libro è diviso in vari itinerari, parla anche del carnevale e ricorda Casanova in modo singolare portandoci fino a Murano dove:

“si è consumata una delle avventure più leggendarie del seduttore: la storia d’amore con M. M., la misteriosa monaca di clausura del convento di Santa Maria degli Angeli, alla quale è dedicato uno dei poemetti pubblicati da chi scrive nel volume edito a Milano per Nuages e illustrato da Moebius, sotto il titolo Seduzione secondo Casanova”.

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Un capitolo interessante è quello sull’esoterismo, dove racconta che:

“la tradizione veneziana del Santo Graal lo vuole nascosto nel trono di San Pietro, ossia nel sedile ove si sarebbe seduto l’Apostolo durante i suoi anni ad Antiochia. Costituito da una stele funeraria musulmana e decorato con versetti del Corano, oggi lo scranno è situato nella chiesa di San Pietro in Castello”.

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Ci descrive poi il suo modo di vedere le isole ed è particolarmente interessante la conclusione:

“Scura e misteriosa la memoria di Venezia sale dal fondo del cuore. Non farci caso, straniero, se qualche volta deborda dagli occhi. Quand Je pense à Venise – racconta un pianista dei Campi Elisi – cerco un orizzonte di acqua e di cielo sparito nel viaggio di ritorno nascosto nelle pieghe del vento mentre assaggiamo troppe volte coppe di champagne”.

A questo immaginario Lodovico Foscari nei suoi “Segreti Veneziani” (Le Tre Venezie, 1941) risponderebbe in questo modo:

“Il verde degli alberi, delle edere, dei glicini, dell’ampèlope, deborda dai muri, fa ressa alle cancellate, sbuca d’improvviso e pletorico, quasi come se fosse spremuto dall’inesorabile accavallarsi della pietra o quasi volesse farsi strada per affacciarsi al balcone, a godere il moto e il colore del canale e della laguna”.

Veduta prospettica della città da un disegno di Friedrich Brenhard Werner e pubblicata da Georg Balthasar Probst. Augsburg 1730

Veduta prospettica della città da un disegno di Friedrich Brenhard Werner e pubblicata da Georg Balthasar Probst. Augsburg 1730

ba71Tolentini-sanNicolaIn occasione del 410° anniversario della dedicazione della chiesa (1602 – 2012) Antonio Manno ha curato per Il Prato Casa Editrice il volume La chiesa di San Nicola da Tolentino a Venezia, storia, arte e devozione con interventi di Roberto Zago, Doretta Davanzo Poli, Alessandra Tessari, Giancarlo Bottecchia, Alessandro Milan, Mons. Gianni Bernardi e Mons. Mario Ronzini.

L’edificio è stato progettato e realizzata da Vincenzo Scamozzi, tra il 1591 e il 1602, che aveva già lavorato per i Teatini a Padova mentre a Venezia era in contatto con personaggi influenti della nobiltà. Lo Scamozzi, affiancato da un groppo di esperti poteva contare su due modelli di chiese realizzate secondo le regole della Controriforma: il Gesù a Roma e il Redentore a Venezia, per cui le sue caratteristiche sono l’orientamento disposto verso il sorgere del sole in riferimento alla simbologia del Cristo come Sol Invictus e la pianta a croce latina, entrambi omaggio all’emblema dell’ordine teatino. L’intenzione dei padri era quella di costruire una chiesa tridentina votata all’esaltazione del culto eucaristico, un’allegoria della Via Crucis in cui il fedele percorrendola poteva dirigersi idealmente verso la salvezza.

Scamozzi. Pianta della Chiesa dei Tolentini

Scamozzi. Pianta della Chiesa dei Tolentini

Antonio Manno c’informa che l’interno classicheggiante della chiesa appena terminata si presentava come un ambiente monumentale e severo, scandito da paraste giganti intonacate, purtroppo alterato dalle sei cappelle laterali, arricchite da marmi pregiati e preziose decorazioni, in pieno contrasto con il progetto iniziale e lo spirito religioso dei monaci e cedute alle famiglie più facoltose per finanziarne i sopravvenuti problemi di consolidare le fondazioni in un terreno altamente  instabile.

Il cenotafio di famiglia predisposto dal doge Giovanni II Corner - cappella corner

Il cenotafio di famiglia predisposto dal doge Giovanni II Corner – cappella corner

Un secolo dopo la sua costruzione Andrea Tirali aggiunge alla facciata incompiuta, un pronao con timpano e sei colonne corinzie (1706 – 1714), novità per la chiesa, che da tempo aveva accolto lo stile barocco, e per Venezia dove rispolvera l’architettura classica anticipando quella neoclassica. La sua fonte di riferimento è il quarto libro del trattato di Andrea Palladio.

Tirali progetto per il pronao dei Tolentini

Tirali progetto per il pronao dei Tolentini

La facciata della chiesa come tutto l’edificio sono rinati grazie al recente restauro ad opera del cantiere didattico dell’Università Internazionale dell’Arte.

I Teatini hanno progettato all’interno della chiesa un cimitero per nobili e cittadini, il più grande all’interno di una chiesa veneziana, ricavandolo nell’intercapedine del pavimento soprelevato: le sepolture sono disposte teologicamente in funzione del Giudizio finale; la chiesa prefigura la valle vista da Ezechiele, luogo della resurrezione dei morti.

Posizione delle arche e degli altri monumenti funebri - ideata da Milan e disegnata da Chinellato

Posizione delle arche e degli altri monumenti funebri – ideata da Milan e disegnata da Chinellato

Pavimento a Tau e arche terragne viste dall'alto

Pavimento a Tau e arche terragne viste dall’alto

Il testo è arricchito dal lavoro certosino di Roberto Zago che riporta i testamenti e le storie familiari di coloro che scelsero la chiesa per l’ultimo riposo mentre Giancarlo Bottecchia ci illustra le statistiche della salute dei veneziani dell’epoca grazie allo studio del più grande cimitero all’interno di una chiesa descritto  nel “Libro delle sepolture” ritrovato in archivio.

La storica del tessuto Doretta Davanzo Poli ci fa scoprire la ricchissima collezione di paramenti sacri che risalgono fin dalla metà del secolo XV come il paliotto di velluto di seta rosso cremisi collegato al corredo di Caterina Cornaro raffigurata nel monumento funebre della cappella Corner. A Venezia c’era l’usanza di donare paramenti alla chiesa, come vediamo nel testamento di Nicolò da Ponte del 1590 in cui “lascia tutta la roba della chiesola di casa come calici paramenti candelieri (…) et il manto rosso et d’oro”.

Velluto operato allucciolato, sala attigua alla sagrestia, paliotto, particolare

Velluto operato allucciolato, sala attigua alla sagrestia, paliotto, particolare

La chiesa nasce per il volere dei Chierici Regolari Teatini ordine che sorse con lo scopo di restaurare nella Chiesa la regola primitiva di vita apostolica. Si rifugiano dopo il Sacco di Roma (1527) a Venezia presso la chiesa di San Clemente e poi a San Nicola da Tolentino.

Non so come ringraziare il prof. Antonio Manno per avermi chiarito tutti i misteri di questa chiesa che mi ha sempre affascinato fin da bambina per le sue inusuali caratteristiche.