Venezia: un tempo il motore del commercio di granaglie

Pubblicato: gennaio 9, 2013 in Uncategorized

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Nel X secolo, all’estremità dell’isola della Giudecca verso Fusina, sorge una piccola chiesa con annesso uno ospizio per pellegrini diretti in Terra Santa. Costruito su un terreno chiamato Catoldo l’edifico è fondato dalle famiglie Capavana, Pianighi e Agnusdei. Il cenobio rimane per qualche tempo abbandonato fino a quando Giuliana dei conti di Collalto vi giunge nel 1226 assieme ad alcune consorelle dell’ordine di San Benedetto, dietro esortazione di San Biagio che le appare durante una preghiera.

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S. Giacomo della Giudecca, Demanio, busta 330, Cesare Fustinelli ingegnere patentato n°114 il 17 giugno 1812

Beata Giuliana organizza il monastero ampliando la chiesa che, a detta di Flaminio Corner, sarà una delle più belle di Venezia. Nel 1809, con decreto Napoleonico, il monastero e la chiesa di San Biagio vengono dichiarate proprietà demaniali: ha inizio così la spoliazione che termina con la demolizione della chiesa nel 1883.

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Ho ricevuto dalla casa editrice Studio LT2 “La Dinastia Stucky 1841-1941. Storia del molino di Venezia e della famiglia, da Manin a Mussolini” dove la nipote Lavinia Cavalletti racconta con amore e riconoscenza la vita di tre generazioni.

Negli anni trenta Hans Stucky, l’ultimo di sei figli di una famiglia svizzera, dal XVIII secolo creatori di cannoni e fucili in quanto soldati di ventura ancora oggi al soldo del Vaticano, decide di abbandonare il paese Münsingen e dedicarsi al Grand Tour di moda a quei tempi. La sua meta è il Sud, si reca in Italia, fermandosi in Veneto, a Treviso, parte del Lombardo Veneto.

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Progetto originale dell’Arch. Ernst Wullekoper

Giovanni, cresciuto a “pane e cultura”, seguendo la tradizione del suo paese apre un mulino, con cui inizia la sua brillante carriera. Il nostro giovane, estremamente intelligente e preparato appartiene ad un mondo intellettuale ricco di stimoli; avendo frequentato i migliori salotti d’Europa realizza tutti i sui sogni inserendosi preparato in un mondo carico di fermenti e di nuove possibilità. Trasferisce la sua attività a Venezia sviluppando nuove tecniche di lavorazione e la grande potenzialità del trasporto marittimo che la città offre. Dopo essersi sposato, nel 1880 compra un vasto complesso sull’isola della Giudecca, per farne un mulino.

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Prospetto sul Canale della Giudecca e sul Canale di San Biagio

La necessità di dover immagazzinare grandi quantitativi di grano lo spinsero a guardare all’esempio delle realtà portuali del Nord Europa, dove l’architettura Neo-Gotica era da tempo impiegata assieme all’uso di silos ad elevato sviluppo verticale. La costruzione è affidata all’architetto tedesco Ernst Wullekopf di Hannover che realizza un edificio tutto in laterizi con centinaia di piccole finestrelle dove la torre angolare diviene elemento di cucitura tra il vecchio e il nuovo costruito; nel frontone a coda di rondine inserisce anche un’allegoria dell’Estate esaltando il lavoro e il frutto della terra indispensabile alla produzione.

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Il Molino.

Gli Stucky con il loro mulino partecipano attivamente alla vita veneziana, sempre vicini agli abitanti più bisognosi in quei tempi bui esercitando una pietas umanitaria.

Negli anni il mulino si trasforma: 1500 operai si recano ogni giorno sull’isola a lavorare oltre 2500 quintali di farina. La macchina non si ferma nemmeno di notte grazie all’energia elettrica che proprio qui è utilizzata per la prima volta a scopo privato.

Il coinvolgimento degli Stucky a Venezia non si limita solo al lato economico: Giovanni è anche uno dei promotori della Biennale d’arte di Venezia e un punto di riferimento per l’alta società. Purtroppo il gesto di un folle interrompe la sua ascesa nel 1910: Giovanni viene assassinato da un ex operaio con problemi mentali.

La gestione passa così al figlio Giancarlo che non riesce a fermare il lento e inesorabile declino del mulino. Le attività cessano nel 1954 e l’edificio è abbandonato per anni al suo destino.

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Nel 1994 viene rilevato dalla società Acqua Pia Antica Marcia; posto sotto tutela della Sovrintendenza alle Belle Arti è sottoposto a uno dei maggiori restauri conservativi d’Europa riguardanti un antico opificio. L’elaborazione del progetto di recupero è affidata a un’equipe di professionisti coadiuvati dall’Arch. Francesco Amendolaggine, docente di Storia dell’Architettura allo I.U.A.V. e diretti dall’Architetto Giuseppe Boccanegra.

Il polo trainante della Venezia industriale diventa un albergo di lusso, l’hotel Hilton Stucky, continuando adessere uno dei simboli più importanti della città.

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