Il fantastico Gianni che non demorde mai!

Pubblicato: febbraio 5, 2013 in Uncategorized

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La mostra “Gianni Berengo Gardin. Storie di un fotografo” è aperta ai Tre Oci fino al 12 maggio; vi sono esposte 140 immagini che ripercorrono la sua carriera scelte accuratamente dall’autore e da Dennis Curti, direttore della sede milanese dell’agenzia “Contrasto” e già curatore della precedente mostra su Elliot Erwitt. Disegnata nel 1913 dall’artista Mario De Maria, la Casa dei Tre Oci è una splendida testimonianza dell’architettura veneziana del ‘900, custodisce i fondi fotografici di proprietà della Fondazione di Venezia: il Fondo De Maria, l’Archivio Italo Zannier e una selezione della biblioteca di Zannier sulla fotografia.

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A proposito di Berengo Gardin, nel catalogo della mostra Italo Zannier ricorda un suo giudizio scritto nel 1986:

“il fotografo italiano più ragguardevole del dopoguerra, quello che meglio ha saputo mediare proficuamente le varie tendenze, con un acume visivo che non si è lasciato condizionare troppo dal gusto del momento, slittando subito oltre la moda, per cercare garanzie soprattutto nella chiarezza dello sguardo”.

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Caro Gianni, che bella la tua mostra e che gioia averti rivisto dopo tanto tempo! Gli anni per te non passano mai, sei un leone!

I nostri Elevators fotografati da Gianni

I nostri Elevators fotografati da Gianni

Ho ammirato le fotografie degli Hutterites che hai fatto quando sei venuto a trovarci a Carmengale negli anni ‘90; ero molto invidiosa della tua astrologa personale perché ti faceva l’oroscopo tutte le mattine rifiutandosi di farlo a me. Mentre io trebbiavo la menta lei cucinava e ci avvelenava tutti con l’aglio! Per quanto guardi nelle mie cartelle, non so dove ho imbucato le fotografie delle case abbandonate. Nella zona tra Lethbridge e Calgary, in questa pianura fertilissima dove il grano e l’orzo crescevano in tre mesi d’estate, c’erano un sacco di case abbandonate con ancora i vestiti e le pentole lasciate in cucina dalle persone che, non essendovi mezzi meccanici, scappavano coi cavalli, impazzivano o morivano di freddo in inverno per il gelo (dai 40 ai 50 gradi sotto zero). Per me era la più grande tragedia di quel meraviglioso luogo dove mi svegliavo all’alba con l’aurora boreale che mi correva sulla testa e le Montagne Rocciose che, per illusione ottica, sembrava quasi di toccare.

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Gianni Berengo Gardin nasce a Santa Margherita Ligure nel 1930 e incomincia a occuparsi di fotografia nel 1954. Collabora con le principali testate della stampa illustrata italiana ed estera, realizza oltre 200 volumi fotografici. Dal 1960 ha iniziato a collezionare innumerevoli premi culminati con il “Lucie Award” (2008) riconoscimento alla carriera vinto in precedenza da Henri Cartier-Bresson, Gordon Parks, William Klein, Willy Ronis ed Elliot Erwitt. Ernst H. Gombrich lo ha citato come unico fotografo nel libro “The Image and the Eye” (1982) ed è stato presente tra gli ottanta fotografi scelti da Cartier-Bresson nel 2003 per la mostra Les choix d’Henri Cartier-Bresson.

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