Ivana Riggi è un personaggio insolito

Pubblicato: giugno 7, 2013 in Uncategorized

Ivana Riggi nasce nel 1972, riesce a essere contemporaneamente architetto, designer, orafa e scenografa per il grande schermo. I suoi monili, esposti in Italia e all’estero e pubblicati in libri e riviste, sono formidabili trappole meccaniche.

Ivana Riggi, gioielli, The wounded Saracen

Ivana Riggi, gioielli, The wounded Saracen

Scrive sul Design per la rivista 4amagazine e collabora con il portale telematico italiano di architettura “Archimagazine”. Suoi scritti e interventi sono presenti anche in raccolte antologiche. Nel 2010 pubblica “Anisette e gli altri” per A&B editore e l’anno successivo “Oltre il progetto. Ricordando, conversando, riflettendo su architettura e design” per la collana Esempi di Architettura.

Anisette e gli altri

Giulio Carra scrive nella prefazione del libro “Anisette e gli altri”: “Ivana Riggi, in un complicatissimo ma lineare gioco fatto di scatole cinesi simili alle tessere di un puzzle che straordinariamente prende forma proprio mentre si scompone dopo averlo costruito, nei suoi racconti ci trasporta allo stesso tempo dentro e fuori di noi in un’analisi spietata se pur ricca di poesia dell’animo umano e della società”.

Anisette è una storia surrealista ed esoterica insieme “era sempre quel tipo di donna che s’innamorava soprattutto dell’amore”. Pubblicato dalla A&B editrice, è un insieme di mini racconti onirici maturati dal 2006 al 2010.  Leggendolo mi pare di entrare in un sogno che mescola realtà e immaginario portandoti in un mondo surreale… Non sai più chi sei, dove sei, cosa pensi e cosa fai.

All’interno della raccolta compaiono alcuni amici dell’autrice: Giulio Carra, scrittore e giornalista che ci presenta il volume, mentre la psicologa Luciana Gruttadauria traccia la postfazione. A metà del libro spuntano otto haiku scritti da Riccardo Duranti, poeta, docente universitario alla Sapienza di Roma e Premio Nazionale del Ministero dei Beni Culturali nel 1996 per la traduzione.

Nel primo capitolo che s’intitola “L’essenza di un niente” la protagonista, delusa dalla vita di tutti i giorni, si chiude in un bozzolo negativo: si lava i capelli, si addormenta di botto e rientra nel suo sogno. Il finale è strano ed è una divertente sorpresa per il lettore. Il libro si divide in due parti: “Microracconti” e “Micropensieri”. Nei “Micropensieri” mi ha colpito il “Sogno” in cui l’umanità si liquefa tra le pieghe di un ventaglio: la vita.

 oltre il progetto

“Oltre il progetto. Ricordando, conversando, riflettendo su architettura e design” è un ciclo di interviste a figure note dell’architettura e del design che emerge dalle testimonianze di personaggi viventi, pure di figli e nipoti degli scomparsi, per poi parlarne con imprenditori, critici, giornalisti e professionisti. Presenti anche tre preziosi contributi degli scrittori Emiliano Balistreri, Alberto Samonà, Mario Caramel. I personaggi intervistati sono: Corrado Balistreri Trincanato, Jacopo Gardella, Marco Albini, Donatella Calabi, Giovanna Castiglioni, Tobia Scarpa, Michele De Lucchi, Matteo Thun, Claudio Caramel, Paolo Ulian,  Alba Cappellieri,  GianCarlo Montebello, Virginio Briatore, Luigi Prestinenza Puglisi, Giorgio Tartaro, Maria Rosaria Perdicaro, Luca De Padova, Carlo Forlivesi, Olimpia Niglio, Vittoria Capresi.

Lo scritto, che ha impegnato Ivana Riggi in ben tre anni di lavoro, è stato valutato da un comitato scientifico internazionale: Taisuke Kuroda (Kanto Gakuin University- Yokoama), Rubèn Hernàndez Molina (Universidad Jorge Tadeo Lozano, Bogotà), Alberto Parducci ( Università degli studi eCampus), Enzo Siviero (Università IUAV di Venezia, Venezia), Alberto Sposito (Università degli studi di Palermo).

Egle Trincanato a Palazzo Ducale nel 1960

Leggere questo testo mi ha emozionato perché mi ha riportato alla memoria il mio rapporto con Egle Trincanato, prima persona che mi ha ricevuto, piena di calore, quando mi sono iscritta all’università di Architettura, che allora era dove oggi c’è il liceo artistico, a Ca’ Giustinian Recanati. La mia aula si affacciava sul giardino che probabilmente mantiene la traccia dell’unico lavoro fatto a Venezia dall’architetto Giuseppe Japelli in cui gli alberi sono personaggi lunghi e stretti, alla ricerca di sole e luce in quanto incuneato tra alte mura.

Calabi

C’è una fotografia della Colonia Principi di Piemonte agli Alberoni di Daniele Calabi (Lido di Venezia, 1936-37) in cui il cortile è ritmato da riquadri di pietra d’Istria per aumentarne la profondità. Le opere e la vita di Daniele Calabi rivivono nelle parole della figlia, Donatella, che lo ricorda con amore:

“Il mio ricordo è contemporaneamente quello di una figlia molto legata affettivamente a un padre severo e molto tenero e quello dell’allieva di un educatore per il quale era della massima importanza un esempio di moralità e di rigore nei comportamenti interpersonali e nella pratica del proprio mestiere”.

Magazzino benetton

Tobia Scarpa parla della propria esperienza:

“Un fiume è composto da un alveo e dal flusso dell’acqua. Similmente la fantasia e il rigore procedono come il fiume, magari le regole che governano il percorso di un progetto sono diverse da quelle che governano il fiume o un corso d’acqua, ma l’immagine mi sembra corretta”.

Conosco Tobia da sempre. Guardando la foto del magazzino robotizzato Benetton Group (Tobia Scarpa con L. Cocco, G. Fragonese, A. Lagrecacolonna, E. Tranquilli, Tecnobrevetti, Castrette di Villorba, 2008), mi riappare vivido il ricordo di quando mi ha portato a vedere l’opera in fieri situata lungo la strada che congiunge Treviso a Conegliano, incorniciata da due interminabili file di aceri platano in continuo movimento. Sulla destra è apparsa la costruzione massiccia con il tetto rettangolare, la facciata bianca sormontata da quattro lunghe coperture a capanna e, sulla destra, strutture verticali. Oggi il tutto è ricoperto di verde. Allora la cosa mi sembrava mastodontica. Mi ha colpito vedere per la prima volta dei robot che prendevano vestiti, camicie, pantaloni piegandoli e mettendoli sulle scansie secondo i colori, le misure, senza mai sbagliare.

De Lucchi

La foto della lampada di De Lucchi mi ha fatto rivivere l’esperienza dell’inaugurazione della Manica Lunga a San Giorgio, recuperata dall’architetto in modo fantastico che la ricorda così: “Entrare nella Manica Lunga è un’esperienza di vertigine architettonica: la sua prospettiva toglie il fiato, quando si vede dal vero, nessuna fotografia aveva mai potuto trasmettermi quella vertigine”.

* * *

“Sono molto soddisfatta – afferma l’architetto Riggi – perché pur non facendo parte del mondo accademico, questo mio lavoro è stato valutato, apprezzato e pubblicato senza alcuna pressione o avallando il sistema becero delle raccomandazioni. Soprattutto per questo ne sono molto orgogliosa e credo, spero, possa essere letto piacevolmente anche da chi non è propriamente un addetto ai lavori trattandosi di un testo inusuale in cui le interviste, poste ai tanti professionisti presenti, tentano di ricostruire assieme al prezioso lavoro da essi svolto l’aspetto umano di ciascun interlocutore che sconfina Oltre il progetto!”

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