I nostri dialetti

Pubblicato: giugno 27, 2013 in Uncategorized
Vocabolario-del-Pavano

 

Non avrei mai immaginato che un dizionario potesse essere una tale piacevole scoperta di termini in cui troviamo le radici sia della nostra lingua come dei nostri dialetti. Il Vocabolario del Pavano porta a compimento un progetto di Lessico Pavano ideato da Gianfranco Folena nel 1965, affidato alla redazione di Marisa Milani, e rimasto poi fermo fino al 1994, quando è stato ripreso da Milani (fino al 1998, anno della sua prematura scomparsa) e Paccagnella, utilizzando il software GATTO (Gestione degli Archivi Testuali del Tesoro delle Origini) ideato e sviluppato dall’Istituto Opera del Vocabolario Italiano del C.N.R. presso l’Accademia della Crusca. Come spiega Paolo Coltro in un articolo del 23 gennaio 2013 “in pratica il sistema pesca le parole in un testo, le enumera, le compara… Poi però ci vuole l’esperto per organizzarle come si deve. Così ad ogni lemma ci sono le informazioni fondamentali: quante volete ricorre, in quali frasi è stato usato, con la pubblicazione degli esempi più salienti”. Il vocabolario è stato costruito da glottologi, filologi e linguisti, è uno strumento per leggere testi pavani e si basa su autori come Nicolò de’Rossi (1308-1309), Bertevello della Brentelle, Ruzante, Calmo, Magagnò, Menon, Begotto… Fonte di questo testo è la cultura contadina e il pavano serviva proprio per descriverne il mondo.

Ancora oggi questo idioma è profondamente integrato nella cultura locale:

Mona (scimmia): a’son stò stropezò/e toltome le arme e la corona:/de dio d’Amore a’son fato na mona (Forz. Rime Sgar 27.80); a’ starè a sfiabezare/col me caro paron, co vu, parona,/col moro, ‘l nan, col papagà e la mona (FORZ. Rime Sgar. 68.232); se mete a zugare/co la mona e cigare,/salta de qua, de là, tombola, presto,/ch’un cuor de pria se l’haverae risesto./Semen de qué ghe scampa l’anemale (FORZ. Rime 68.278); slaìna ‘l vero/al me caro paron, ala parona,/maledigando sempre mè la mona (FORZ. Rime Sgar. 68.293).

Coca (Gallina, chioccia): Sapiè che per inchin/che l’ghe serà brigà sul Vesentin/ a’ serì pi chiamò,/pi sempre desirò/che ‘l me gal no desiera/nar a ponar la sera/e haer d’agn’hora arente/le suò coche e, co l’sente/che ‘l ven el Sol, d’anare/in su l’ara a ruspare(Rime IV 74.166 [MAG.]).

Caligherna (Nebbia gelata, brina): Ghe sarà asè caligherne, la luna no governerà pì sì ben nel semenare in t’ol piantare (CORN. Pianto 17). Cfr. toscano calaverna; qui con probabile incrocio con caligo ‘nebbia, nebbione’; Boerio s.v. caligo.

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Ivano Paccagnella insegna storia della lingua italiana all’Università di Padova. Si è occupato principalmente di trattatistica linguistica, di lingua delle traduzioni dei testi sacri e di letteratura anticlassicistica e manieristica nel Cinquecento, di plurilinguismo rinascimentale con particolare attenzione ai dialetti bergamaschi e, a più riprese, a partire dal 1988, di Ruzante e dei postruzantiani.

Ivano Paccagnella, Vocabolario del pavano (XIV-XVII secolo)

Esedra editrice, Padova 2012.

 

 

 

 

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