Il Coraggio degli antichi veneti

Pubblicato: ottobre 15, 2013 in Uncategorized

ImageIl Coraggio degli antichi veneti raccoglie la trilogia dei thriller storici ambientati nel Veneto del III secolo a.C. costruiti sulla misteriosa figura di Nerka Trostiaia, la Grande Sacerdotessa del Santuario di Pora-Reitia di Ateste, diventata punto di riferimento per i Veneti nella loro lotta contro i Celti grazie alle estasi mistiche che la rendono la “voce della Dea”.

“Numerosi e vari sono i personaggi che pensano e agiscono, ognuno di loro con proprio carattere e vissuto. Da qui un universo di sentimenti forti, quali amore amicizia, odio, generosità, affrontati e declinati con molte sfumature. Questi si manifestano in un contesto di esperienze, valori, attese, delusioni, sconfitte e vittorie. (…) Il libro torna sulle tracce del Mito, considerato non tanto quale insieme di favole e leggende quanto per il suo valore di strumento per penetrare la dimensione spirituale del mondo antico. Veneto e non solo”.

“Il mito è un racconto sacro: parla di tempi lontani, quando la Storia ancora non esisteva e uomini e Dei vivevano gli uni accanto agli altri in un Cosmo dove tutto era possibile. La realtà di oggi si spiega solo rifacendosi a quei momenti, inizio degli eventi e dei valori fondamentali delle comunità: rappresentavano la loro identità”.

Ognuno dei tre romanzi inizia con una citazione di Seneca tratta dalle Lettere a Lucillio.

In L’Avventura le nazioni dei Celti sono riunite con l’obiettivo di distruggere l’Armata e le città dei Veneti. Spetterà a Nerka Trostaia assumere il comando della pericolosissima missione per salvare il popolo veneto. “Chi accetta passivamente il pensiero di un altro non trova, anzi non cerca neppure qualcosa di nuovo”.

Ne L’epopea il giovane Lucio Decimo Mure svela il retroscena dei delitti che si diramano dal Santuario di Trumusiate a Lagole. “La verità è accessibile a tutti, non è dominio riservato di nessuno e il campo che lascia ai posteri è ancora vasto”.

In L’eredità perduta gli Unni di Attila esigono la consegna del misterioso Tesoro di Reitia. Solo l’uomo senza paura, Orso Galbaio, può salvare Altino dall’attacco risolvendo l’arcano che sta dietro alla scritta “In Altino occultus est”. “Noi siamo alle dipendenze di un sovrano, ognuno è padrone di sé”.

L’ultima citazione appartiene invece a Epitteto e introduce l’utile glossario.

La storia in sé è abbastanza complicata, l’autore per impressionare il lettore la rende quasi intellegibile. E’ un modo inusuale e inaspettato di raccontare una storia che ti lascia perplesso. Una delle caratteristiche del testo è che per rendere l’idea del caos del periodo, l’autore lo ricrea volutamente nel suo modo di scrivere, confondendo completamente il lettore, trasportandolo col pensiero nei luoghi degli avvenimenti.

Federico Moro è nato a Padova ma vive e lavora a Venezia. Di formazione classica e storica, intervalla ricerca e scrittura letteraria, saggistica e teatrale. E’ membro dell’Associazione Italiana di Cultura Classica e della Società Italiana di Storia Militare. Saggistica: “Venezia in Guerra” 2005, “Ercole e il Leone” 2008, “Il labirinto Ducale” 2011, “Il fulmine e il Ciclamoro” 2007, “Flagellum Dei?” 2008. Spettacoli teatrali: “Fra terra e Acqua” 2005, “Lo scudo di pietra” 2005, “Giganti, viaggio in Utopia” 2010, “Parole di pietra” 2012. Per Helvetia ha pubblicato: “La voce della Dea” 2003, “Storie a pelo d’acqua” 2004, “La custode dei segreti” 2005.

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