C’era una volta…

Pubblicato: dicembre 17, 2013 in Uncategorized

Questa notte, come al solito, dei ragazzacci ubriachi mi hanno svegliato verso le tre rompendo delle bottiglie di birra; visto che non la smettevano, dopo un po’ mi sono alzata, ho infilato la mia gabbana nera con il cappuccio e con la fiocina da folpi nella destra sono uscita aprendo la porta di colpo, dopo aver controllato che fosse buio pesto: risultato, cinque suole di scarpe tutte diverse e culi in fuga. Fiasco, non ne ho beccato nessuno. Ho aperto il televisore e chi ci vedo? Frank O. Gehry che spiega la storia del suo capolavoro: il museo di Bilbao!

Claes OldenburgHo conosciuto Frank Gehry tantissimo tempo fa, alla Biennale di Venezia del 1985. Assieme a Oldenburg e alla moglie van Bruggen si esibiva in una performance, “Il Corso del Coltello” che mescolava arte, letteratura e teatro; l’evento si sviluppava intorno all’immagine di un coltellino svizzero, simbolo di un nuovo metodo architettonico basato su tagli e incisioni, nel contesto storico veneziano. Il coltellino svizzero, trasformato nella Nave coltello, diventava il fulcro delle azioni di tre personaggi principali: Dottor Coltello, Georgia Sandbag e Frankie P. Toronto, 
interpretati rispettivamente da Oldenburg, van Bruggen e Gehry. Nei panni di Dottor Coltello, Oldenburg impersonava un pittore dilettante, venditore di souvenir privo di licenza, esploratore e inventore. Personificazione dell’Arte, Dottor Coltello indossava un costume a forma di coltellino svizzero corredato di lame. Georgia Sandbag, il personaggio di van Bruggen, era invece un ex agente di viaggi, diventata scrittrice sull’esempio di George Sand. Personificazione della Letteratura, Sandbag portava sulla schiena un piccolo fagotto e indossava un mantello blu, arricchito da molte etichette di viaggi. Immaginato come un barbiere che sogna di fare l’architetto, Frankie P. Toronto, pseudonimo di Gehry, rappresentava l’Architettura. Composto da un timpano e da una serie di colonne, il suo costume era ispirato ai templi dell’antica Grecia.

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La fondamenta dell’Arsenale era una porta aperta su un deposito con un grande tavolo con mucchi di stoffe di tanti colori e una forbice immensa. Gehry tagliava e sparpagliava lembi di tessuto mentre Oldenburg e la moglie se ne stavano risecchiti e immobili come le statue di sale di Gomorra, ai piedi del ponte che porta alla fondamenta. Ricordo Gianni de Michelis che si accinge a salire sul ponte agghindato da leone di San Marco: devo cucirgli le ali con un ago da stramasso per finire di vestirlo ma non sta fermo e gli spuncico la spalla col risultato di parolacce irripetibili. Gehry, che aveva seguito divertito tutta la scena, mi chiama per aiutarlo a disegnare e tagliare i panni a forma di pesci uno diverso dall’altro, mentre Gianni chiacchiera con il fotografo Elio Montanari che lo riprende in varie pose. C’è un sacco di gente, una gran confusione e la sorella di Agostino Nani Mocenigo, pubblicitaria responsabile di tutta l’operazione, non riesce più a districarsi nel caos generale. Per badare a tutti avrei dovuto moltiplicarmi per dieci, così decido di rientrare da Gehry, che da un pezzo mi chiama a gran voce perché dobbiamo scegliere le stoffe, disegnare i pesci della laguna, tagliarli, cucirli, riempirli di bambagia, scegliere i bottoni per gli occhi, le carote per le bocche, i sassi per i denti e la paglia per i capelli perché i suoi pesci hanno la faccia umana. Con Gehry mi diverto un sacco adoperando i primi pennarelli, naturalmente sporcandoci.

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Tutto succede per caso, e da un avvenimento rimuginato nascono cose incredibili: le storie più assurde e surreali col tempo diventano vere e da eventi inconsistenti e imprevedibili si trasformano in realtà.

Di quel tempo mi è rimasto il disegno di due pesci che sono svaniti nel marasma dei miei libri. Ho promesso 5 euro a Sant’Antonio sperando che saltino fuori! Per il momento mi consolo con la fotografia del suo pesce di vetro…

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A PROPOSITO DI GEHRY, vi segnalo questa bella iniziativa degli amici di Stazione Rogers prevista per domenica 11 maggio alle ore 11:

Lorenzo Margiotta
FRANK O. GEHRY “DZ Bank nella Pariser Platz di Berlino”

Non si può diventare architetti oggi senza essere passati attraverso la cruna dell’ago dell’arte moderna.
(Sigfried Giedion)

Gehry, si mette in proprio, come architetto, a cinquant’anni. Il suo nome di nascita era Ephaim Goldberg, la famiglia di provenienza ebreo-polacca.
Senza Oldenburg e gli altri artisti della West Coast americana la rivoluzione di Frank Gehry, non sarebbe mai avvenuta, e nemmeno senza l’evento del digitale nel disegno del progetto.
Se architettura e arte coincidono, si può allora riconoscere quale seconda grande lezione che Gehry apprende dagli artisti, un “profondo senso del diritto all’autodeterminazione”, “il ruolo dell’espressione personale e la sua legittimità in architettura”.
Partire da Gehry, allora, per la possibilità di incontrare un ricco universo di tecniche compositive alternative rispetto a quelle di cui si avvalgono la maggior parte degli architetti del ‘900. Perché è uno degli architetti che maggiormente hanno utilizzato le risorse offerte dalle arti visive negli ultimi decenni e che da tale rapporto ha ricavato molta parte della sua dimensione poetica. Gehry esprime una dimensione ironica, caricaturale, anti-classica, che trova la sua linfa vitale nel mondo del cinema, del teatro, dello spettacolo americani, specialmente di Los Angeles.

ESPOSIZIONE
La mostra riassume i passaggi salienti della tesi di dottorato “Frank O. Gehry. Tecniche compositive alternative nell’ architettura contemporanea. L’edificio DZ Bank a Berlino” (Iuav, DRCA, 2014, relatore Prof. Semerani).  La ricerca mette a fuoco in particolare l’opera berlinese (1995-2001), attraverso lo studio analitico dell’oggetto architettonico, l’osservazione, il ridisegno, il montaggio e lo smontaggio delle sue parti, la rottura e l’osservazione “anatomica”, il commento scritto, per capirne i meccanismi, distinguere grammatica e sintassi, scoprire analogie formali e di pensiero con altri mondi e altre opere.

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***

Tonight, as usual, I woke up at 3 a.m. because of some drunken boys that were breaking beer bottles. After a while, I got up, I put my black gabbana and with the folpi’s harpoon in the right hand, I went out, opening the door suddenly, after checking that it was the absolute darkness: result, five different shoe soles and asses on the run. Fiasco, I didn’t nab anyone. I turned on the TV and what did I see? Frank O. Gehry explaining the story of his masterpiece: the museum in Bilbao!

I met Frank Gehry long time ago, during the Venice Biennale in 1985. Together with sculptor, Claus Oldenburg and his wife van Bruggen, he was acting in a performance, “The Course of the Knife” that mixed art, literature and theatre. The event focused on the image of a gigantic Swiss Army Knife, transformed into a ship: a symbol of a new architectural approach based on “cuts” in the historic context of Venice. It became the fulcrum of the scene of the three main characters: Dr. Knife, Georgia Sandbag and Frankie P. Toronto, played respectively by Oldenburg, van Bruggen and Gehry. As Dr. Knife, Oldenburg was impersonating an amateur painter, unlicensed souvenir seller, explorer and inventor. Personification of Art, Dr. Knife was wearing a costume in the shape of Swiss Army Knife equipped with blades. Georgia Sandbag, Ms.van Bruggen, played a former travel agent, who became a writer, based on the persona of George Sand. As the “Personification of Literature”, Sandbag carried a small bundle and wore a blue coat, embellished with many travel labels. As a barber who dreams of being an architect, Frankie P. Toronto, aka Gehry, represented the spirit of Architecture. His costume, consisting of a gable and a series of columns, evoked the temples of ancient Greece.

The fondamenta of the Arsenale was transformed into an atelier by a large table with pieces of fabric of many colours. At the head of the bridge that leads to the fondamenta, Gehry cut and chose the pieces of fabric while Oldenburg and his wife stood like Gomorrah’s statues of salt. I remember Gianni de Michelis, who was about to climb the bridge, dressed as a lion of St. Mark. To finish dressing him, I had to sew on his wings with a stramasso needle. Since he would not stand still, I speared his shoulder and that brought forth many unrepeatable nasty words. Gehry, amused by the whole scene, asked me to help him draw and cut the fabrics in the shape of different fishes, while Gianni chatted with the photographer Elio Montanari who took pictures of everyone in various poses. The sister of Agostino Nani Mocenigo, who was the manager of the whole operation, was swept up in the general chaos and began to lose her cool. There was nothing I could do, so I decided to get back to Gehry who was calling out to me for additional help. We had to choose the fabrics, draw the fishes, cut, sew, fill them with cotton wool, and then choose buttons for the eyes, carrots for the mouths, stones for teeth and straw for hair. These fish had human faces. Along with Gehry, I enjoyed using felt tipped markers. So much fun to get dirty!

Things happen by chance, from unexpected events we get amazing things: the most absurd and surreal stories over time become true, inconsistent and unpredictable events turn into reality.

Gehry’s drawings of two fish, became my precious souvenirs as a witness to the event. They have vanished into the chaos of my books. I promised €5 to Sant’Antonio, to please help me find the drawings! The picture here of Gehry’s glass fish conjures up the magic of the happening.

(English translation by Thomas Ball)

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commenti
  1. Gian Paolo TYrabucco ha detto:

    a dier poco, meraviglioso el componimento, el soggetto se cognose e anca l’autor.complimenti. zanipolo

  2. Giovanna Salamon ha detto:

    Perché non ti ho conosciuto prima ? Sei piacevolissima. Grazie.Giò

    Inviato da iPad

    >

  3. Patrizia ha detto:

    …con la gabbana nera con il cappuccio e con la fiocina da folpi nella destra…

    Tudy, hai fatto perdere 10 di vita a quei poverini!!! Troppo forte!

    Hai trovato il libro???

  4. Patrizia ha detto:

    Computer del ..! 10 anni intendevo

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