Pietro Bellotti, l’altro Canaletto

Pubblicato: gennaio 30, 2014 in Uncategorized

Ne La Repubblica di domenica 5 Gennaio 2014, Cesare De Seta, parlando della mostra Pietro Bellotti, un altro Canaletto, ci scaraventa nella burrascosa intimità della famiglia più interessante e discussa della pittura paesaggistica del Settecento a Venezia. Il titolo dell’articolo è “L’ALTRO CANALETTO: Pietro Bellotti, la rivincita del nipote sul terribile zio, superstar di Venezia”. Cesare De Seta c’informa:

“Fu un destino singolare nascere in una famiglia il cui magister era Canaletto. Il vedutista più celebre del settecento veneziano: i nipoti Bernardo e Pietro Bellotto ebbero l’opportunità di lavorare adolescenti in una bottega tra le più rinomate d’Europa e così “rubare” il mestiere allo zio”.

Veduta di Roma con Castel SantAngelo e il Vaticano

Veduta di Roma con Castel SantAngelo e il Vaticano

La mostra allestita da Charles Beddington, Alberto Craievich e Domenico Crivellari, quest’ultimo responsabile anche del romanzo storico edito da Scripta Edizioni, è visitabile fino al 28 aprile negli spazi di Ca’ Rezzonico dove sono visibili 45 tele che ricostruiscono il percorso artistico del pittore veneziano, quasi tutte provenienti da collezioni private europee e statunitensi.

Sono recenti gli studi che hanno conferito al Bellotti un ruolo rilevante all’interno dell’arte veneziana del Settecento: per lungo tempo il pittore era stato ritenuto un vedutista marginale. Bellotti ha elaborato le invenzioni di Canaletto ampliando il repertorio tradizionale con vedute delle più importanti città d’Europa, aggiungendo un caldo colore rosato che lo contraddistingue.

Pietro Bellotti detto Canaletty è il primo libro che leggo che comincia con un funerale, quello di Bernardo Canal:

La disposizione attorno al feretro delle famiglie Canal e Bellotto fotografava la profonda rottura di quello che era stato un numeroso, unico nucleo familiare. Nel banco di destra Antonio Canal, le sorelle Francesca e Viena, il giovane Pietro Bellotti e la sorella maggiore suor Serafina (…), nel banco a sinistra accanto a Fiorenza, l’altra figlia del defunto, c’era il figlio Bernardo (…) e la moglie di questi”.

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Piero stava assorto nei suoi pensieri (…). Dopo il ritorno alla casa di corte Pernia avvenuto due anni prima, conseguente alla rottura del sodalizio col fratello Bernardo, i rapporti tra lui e lo zio, già prima sporadici, si erano interrotti e Canaletto lo salutava appena. (…). Pietro ripassò il suo piano di fuga: dopo il funerale sarebbe rientrato in casa, sarebbe sceso nella bottega, dove aveva preparato una cassela con i manici in cui aveva già stipato stampe e acqueforti di Canaletto, Visentini, Marieschi e di altri autori che il nonno teneva per sé. (…) Inoltre, cosa preziosa e che lo aveva convinto definitivamente a partire, il gruzzolo di zecchini in una borsa di cuoio di cui il nonno Bernardo gli aveva indicato tempo prima, con gli occhi, il nascondiglio”.

Dresda, il mercato nuovo dallo Judenhof

Dresda, il mercato nuovo dallo Judenhof

Inizia così l’avventurosa storia del Bellotti che merita di essere letta nelle parole di Crivellari. Curioso è anche l’aneddoto dell’incontro in Francia tra Pietro e Mattia Boso, un venditore ambulante tesino di immagini sacre che attraversava l’Europa con i suoi compagni svolgendo la sua attività di commerciante. Da alcuni decenni aveva stretto rapporti con i Remondini di Bassano che producevano un vasto catalogo di immaginette di santi:

i tesini, abili ed esperti commercianti, adattavano l’offerta alla pietà popolare di ogni luogo visitato. (…) Grande fu la sorpresa di Bellotti quando Mattia e il suo amico Floriano aprirono la cassela e mostrarono oltre alle immaginette, vedute di città e luoghi diversi. (…) Chiese se quella merce si vendesse, e i tesini risposero che i nomi e i profili di città lontane esercitavano un grande fascino sul pubblico di fiere e mercati. Pietro rimase folgorato dall’idea: le sue vedute potevano trovare un pubblico assai più vasto dei ristretti ambienti aristocratici (…)”.

Santino - fine XIX secolo

Santino – fine XIX secolo

Fu proprio Bellotti che contribuì a diffondere con i suoi viaggi e le sue cartelle la pittura paesaggistica veneziana del Settecento, aprendo una finestra sul movimento pittorico dei suoi conterranei il cui contributo è ancora da studiare a fondo.

manifesto

LA MOSTRA

Pietro Bellotti, un altro Canaletto

Ca’ Rezzonico, Museo del Settecento Veneziano

Dal 7 dicembre al 28 aprile

copertina

IL LIBRO

Pietro Bellotti detto Canaletty. Un vedutista veneziano nella Francia dell’Ancien Régime

di Domenico Crivellari

Scripta Edizioni, 2013

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