Archivio per febbraio, 2014

Mostre a Venezia

Pubblicato: febbraio 24, 2014 in Uncategorized

Di recente le autorità culturali si sono accorte che esistiamo pure noi, poveri sparuti veneziani, che durante l’estate dobbiamo per sopravvivere ritirarci nei nostri quartieri periferici, così belli, amati, tranquilli, ricchi di spazi verdi, a volte giardini ben tenuti, a volte ricettacoli di sterpaglie. Le piante in cerca di sole valicano le mura che le proteggono regalandoci un magico zuccherino per premiare la nostra santa pazienza. Sarà forse un vano tentativo per non far scappare quanti sono rimasti, sempre in meno e sempre più vecchi. Il centro storico, negli ultimi 12 mesi, ha perso altri 772 residenti; nel 2000 la popolazione era di 66386 persone: dieci anni dopo di 59621 per arrivare ai 58269 di oggi. Dal 2000 ad oggi, 8117 veneziani sono stati costretti a lasciare l’isola.

Esterrefatti, ci siamo trovati felicemente immersi in una valanga di mostre, una più interessante dell’altra: di quelle fotografiche ne abbiamo già parlato. C’immergiamo nell’Arte e nella Storia:

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Dal 2 Febbraio fino al 4 Maggio, Ca’ Pesaro ha aperto le porte a uno spezzone della fantastica collezione di Giuseppe Panza di Biumo che ha speso una vita per raccogliere nella sua casa e giardino di Villa Panza, vicino a Varese.

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Il 7 Febbraio si è inaugurata al Correr “Léger 1910-1930, la visione della città contemporanea”, mostra riallestita del Philadelphia Museum of Art che presenta opere di grande importanza dell’artista e dei suoi contemporanei (i Delaunay, Le Corbuisier, Mondrian, Picabia, Man Ray…) dedicate al tema della città.

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Negli stessi spazi si è scoperto nel medesimo giorno anche “L’immagine della città europea dal Rinascimento al Secolo dei Lumi”, curata dallo storico dell’arte e dell’architettura Cesare de Seta. In mostra un’ottantina di opere tra dipinti e disegni in un itinerario cronologico e geografico di città che il tempo ha completamente trasformato.

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L’otto marzo a Palazzo Fortuny apre “Dora Maar nonostante Picasso” dedicata alle sue fotografie surrealiste che Picasso descriveva “come un lungo tunnel con in fondo la luce e un oggetto piuttosto difficile a identificarsi perché contro luce” mentre alla Collezione Peggy Guggenheim fino al 14 aprile sarà visibile “Temi&Variazioni. L’impero della Luce” con opere di collezioni private da Degas, a Matisse, da Fontana a Rothko.

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Le ali di Venezia

Pubblicato: febbraio 13, 2014 in Uncategorized

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“Cent’anni fa furono gli orgogliosi eredi degli “arsenaloti” a costruire i primi idrovolanti italiani, proprio negli spazi dell’Arsenale. E Venezia fu la prima città ad avere un aeroscalo per i voli civili e a divenire sede di officine specializzate. Fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale quello del Lido rimase il secondo scalo nazionale per il traffico di passeggeri, per poi trovare collocazione definitiva oltre il Ponte della Libertà e affermarsi, in pochi anni, come uno dei tre aeroporti più importanti d’Italia”.

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Questo libro racconta oltre un secolo di storia dell’aviazione ma ancor di più di storia di Venezia. Tra le oltre 100 foto d’archivio colpisce il primo foto piano di Venezia scattato nel 1911. Nello stesso anno, il 9 febbraio sulla battigia della spiaggia dell’Excelsior comincia l’avventura del volo a Venezia: il biplano Farman ai cui comandi sedeva il pilota Umberto Cagno, sorvola la laguna.

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Nel 1915 quando l’Italia entra in guerra, Venezia è esposta ai bombardamenti degli aerei austriaci.

Il governo francese invia alcuni caccia per proteggere la città parcheggiati nella piazza d’armi del Forte di San Nicolò al Lido segnando la nascita dell’aeroporto Nicelli.

“Il motto delle sentinelle che scrutavano il cielo, naturalmente creato dall’immaginifico D’Annunzio, era “Dall’aria buona guardia” e risuonava da un tetto all’altro infondendo almeno un po’ di sicurezza a chi, giù nel buio delle calli oscurate, lo sentiva echeggiare”.

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Anche Damerini in d’Annunzio e Venezia parla di quel periodo coinvolgendo gli amici del Vate:

“Mariano Fortuny, divenuto nel ’15 console di Spagna, non si mosse, durante gli anni della guerra, da Venezia. «Mi no me movo» disse da buon veneziano di elezione, nel dialetto da lui parlato perfettamente, perfino quando il più della popolazione nel tardo autunno del ’17 fu persuaso ad andarsene”.

Dopo la Grande Guerra lo sviluppo aeronautico si accentra in laguna: per i viaggiatori della città lagunare il mare per le navi e il cielo per gli aerei. L’aeroscalo di San Nicolò, intitolato a Giovanni Nicelli, diventa il primo aeroporto commerciale italiano quando né Roma né Milano avevano ancora un aeroscalo dedicato al traffico civile.

Francesco Baracca

Francesco Baracca

Con Francesco Baracca, Giovanni Nicelli fu uno dei protagonisti dell’Aviazione Italiana nella guerra 1915-18, protagonista di numerosissimi combattimenti aerei, abbattè quindici aerei nemici e si distinse per le sue abilità e la sua audacia guadagnando, per le sue gesta ardite, tre medaglie d’Argento al valore militare e altrettante d’oro per meriti acrobatici.

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Pietro Lando nasce a Venezia, si laurea in Scienze Biologiche a Padova nel 1978 e in storia a Venezia nel 2001. Studioso delle vicende aeronautiche e di Venezia è consigliere e consulente per l’aspetto storico dell’Associazione Amici del Nicelli, membro del Gruppo Amici Velivoli Storici e dell’Associazione Arma Aeronautica. Nel 2013 ha curato per il Museo Storico della Marina Militare di Venezia la mostra fotografica “Le ali di San Marco” e ha pubblicato vari articoli su riviste sulla storia dell’aviazione a Venezia. Ha collaborato al volume Il sistema delle fortificazioni dei litorali e ha tenuto numerose conferenze su aspetti della storia di Venezia del Novecento in collaborazione con vari enti e associazioni.

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Le ali di Venezia, nascita e sviluppo dell’aviazione nel Novecento lagunare

di Pietro Lando,

Il poligrafo Editore, 2013.

Venezia in gramaglie di Piero Pasini

Pubblicato: febbraio 5, 2014 in Uncategorized

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La mia infanzia è stata riempita dalle storie sui martiri di Belfiore: il bisnonno Giuseppe era stato un patriota chiamato Lisetta negli archivi di Vienna.

Pier Fortunato Calvi era di casa, mi ricordo lettere, mappe, disegni, fotografie, la sua velada nera, gli occhiali… tutte cose conservate in una vetrina di Pieve, tabù per noi ma che proprio perché proibite da bambina mi divertivo a leggere e indossare.

Venezia in Gramaglie di Piero Pasini, edito da Il Poligrafo, mi ha fatto ricordare quei tempi e rendermi conto che per quanto i rivoluzionari volessero testimoniare il loro laicismo, lo spirito cattolico era sempre profondamente radicato nelle coscienze dei veneti:

“Nel 1872 la morte di Mazzini e nel 1882 quella di Garibaldi daranno vita a una ricorrenza il 19 marzo, quella di San Giuseppe (dal nome dei due). La ricorrenza è laica, ma la scelta del giorno rimanda a una sacralizzazione che non è solo politica. I due Giuseppe sono “santi laici” ed è ipotizzabile che nell’intento dei celebranti vi sia anche l’occupazione di una data del calendario religioso in cui si celebra uno dei santi più importanti della religione”.

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A testimonianza di ciò i funerali dei principali personaggi di quel secolo, i Fratelli Bandiera e Domenico Moro, le cui esequie sono quasi contemporanee a quelle dei martiri di Belfiore di cui se ne descrive nel libro, a pagina 85, la scoperta delle spoglie nel luglio del 1866:

“La “scoperta” dei propri martiri risorgimentali da parte di Venezia avviene in clandestinità. Avviene a Mantova, mentre gli austriaci si apprestano a rinforzare le fortificazioni a causa dell’imperversante guerra che sarebbe stata ricordata come Terza d’Indipendenza”.

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E poi l’ultimo, il più importante, Daniele Manin diventato il mito più celebre…

“La vicenda relativa al funerale di Daniele Manin appare interessante non solo per il rito con il quale è stato celebrato, ma soprattutto per i sei lunghi anni che intercorsero tra l’arrivo in città della salma e la sua definitiva collocazione nel sepolcro a lato della basilica di San Marco”.

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Venezia in gramaglie, funerali pubblici nel lungo Ottocento descrive la progressiva trasformazione delle cerimonie funebri e pubbliche, testimoniando il sorgere di religioni civili con cui la politica dei nazionalismi reinterpreta la dimensione del sacro. Il libro è frutto della tesi di Dottorato di ricerca in Storia sociale europea dal Medioevo all’Età contemporanea dell’autore, Pietro Pasini, ricercatore presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Mi ha fatto effetto la descrizione di come avrebbe dovuto essere il funerale di Manin:

“il corteo inizialmente doveva partire dall’Isola di San Giorgio nella cui chiesa la salma di Manin avrebbe riposato una volta giunta in città per essere portata il giorno dopo nella piazza di San Marco per mezzo di un ponte di barche”…

Daniele Manin e la questione italiana

Daniele Manin e la questione italiana

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Venezia in gramaglie, funerali pubblici nel lungo Ottocento

di Piero Pasini

Edizioni Il Poligrafo, 2013

Ville Venete, un nuovo sguardo

Pubblicato: febbraio 4, 2014 in Uncategorized

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Ville Venete. Un nuovo sguardo di Giuseppe Barbieri non è il solito libro sulle ville del Veneto, punta a favorire lo sviluppo economico della regione potenziando il settore del turismo culturale ed enogastronomico, suggerendo idee concrete per il futuro.

Giuseppe Barbieri è professore ordinario di Storia dell’arte moderna all’Università Ca’ Foscari di Venezia e della scuola dottorale inter-ateneo di Storia delle Arti. È stato anche direttore del Dipartimento di Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artistici. Il Professore vanta una solida preparazione in campo storico artistico testimoniata da monografie, oltre cento saggi e da centinaia di articoli che riguardano soprattutto la trattatistica d’arte rinascimentale, la storia dell’architettura e dell’urbanistica in età moderna.

Leggendo il capitolo Giuseppe Mazzotti e la mostra fotografica delle ville venete a pagina 81, mi si apre un flash: subito dopo la Guerra, Mazzotti mi aveva incaricato di fare l’elenco e documentare lo stato di conservazione delle ville lungo la Pedemontana, da Vidor a Bassano. Per farlo ho scammellato per tutta un’estate in bicicletta: un disastro che mi ha riempito di tristezza.

Villa Minelli a Ponzano Veneto, la sala affrescata trasformata in deposito di attrezzi

Villa Minelli a Ponzano Veneto, la sala affrescata trasformata in deposito di attrezzi

Quando le cose andavano bene e i tetti non erano sfondati, trovavo: stalle, stanze piene di salami penzolanti dai soffitti, depositi di attrezzi e residuati di tutte le razze. Tante altre erano crollate e per raggiungerle dovevo attraversare foreste di spini e di acacie al posto dei giardini.

Villa Soderini, Nervesa della Battaglia, distrutta da una granata il 26 novembre 1917

Villa Soderini, Nervesa della Battaglia, distrutta da una granata il 26 novembre 1917

In mezzo a questo sfacelo, la famiglia Volpi aveva salvato la villa di Maser: inserita come un gioiello nel paesaggio, Villa Barbaro si apre sulla pianura con un giardino in pendenza e un lungo viale che si perde nell’infinito della campagna. La villa è costruita da Palladio tra 1554 e 1560 per l’umanista Daniele Barbaro e per suo fratello Marcantonio, ambasciatore della Repubblica di Venezia, responsabile dei bassorilievi del ninfeo dietro il corpo principale. Il vecchio palazzo medievale della famiglia si trasforma in una splendida abitazione di campagna consona allo studio delle arti e alla contemplazione intellettuale, decorata da un ciclo di affreschi, uno dei massimi capolavori di Paolo Veronese.

Villa Maser

Durante le mie passeggiate, mi fermavo a colazione e poi giocavo a pallone nella sala centrale con Esmeralda Ruspoli che aveva la mia età, prendendo una delle più violente strinate della mia giovinezza; ribellandomi alla sfuriata di Marina Volpi, mi sono sentita dire che avrei potuto essere sua figlia se mio padre in quel tempo fidanzato con lei non l’avesse piantata dopo aver conosciuto mia madre a Villa Machiavelli a Firenze. Per salvare capra e cavoli, Giuseppe Volpi, padre di Marina, è stato testimone di nozze di mio padre; come regalo vi sono tre pesantissime guantiere che uso ancora oggi quando servo il tè.

Per quanto ricordi, Villa Barbaro era l’unico splendore in mezzo a tanto sfascio; dobbiamo eterna riconoscenza a Mazzotti perché grazie a lui questo incredibile patrimonio che è la villa veneta è stato restaurato ed è entrato a far parte dal 1996 nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

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La villa veneta non era solo luogo di delizia ma anche il centro del lavoro agricolo del territorio: le barchesse, edifici rurali di servizio caratterizzate da una struttura porticata a tutto sesto, erano destinate a contenere gli ambienti di lavoro, dalle cucine, alle abitazioni dei contadini, alle stalle e agli annessi rustici. Come si legge nei Quattro libri dell’architettura (Venezia, 1570) Palladio darà loro dignità architettonica, affiancandole, allineandole, collegandole alla casa padronale e orientandole a Sud in modo da tenere asciutta la paglia.

Per valorizzare i prodotti della terra, il libro di Barbieri dedica le ultime quarantotto pagine ai progetti gastronomici, facendo ingolosire i lettori con ricette locali come il delizioso saor di verdure.

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Ville Venete. Un nuovo sguardo

di Giuseppe Barbieri con i contributi di Ivano Gatto, Margherita Naim, Fabio Pittarello e un’introduzione di Antonio Scardaccio

In collaborazione con FriulAdria Crédit Agricole

Terra Ferma Editore, 2013

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Sono appena usciti due libri particolarmente interessanti: il primo è Venezia Fragrans. Cucine e identità a Nord Est per TerraFerma, di Ulderico Bernardi, un grande amico di Andrea Zanzotto che ricordo come illuminato conoscitore di tutti i piatti delle migliori osterie della sinistra Piave; il secondo è Cucina sotto torchio. Primi libri di gastronomia stampati a Venezia dal 1469 al 1600 di Flavio Birri per Helvetia, che descrive i libri di gastronomia di cui tante ricette sopravvivono felicemente ancora oggi.

Sebastian Vrancx, Festa nel giardino di un palazzo italiano.

Sebastian Vrancx, Festa nel giardino di un palazzo italiano.

Nel primo capitolo, UN ANTIPASTO DI STORIA, alla voce Fragranze ho scoperto che CIAO deriva dal veneziano sciavo vostro abbreviato:

s’ciavo vostro o anche servidor suo, che nei secoli della Serenissima intendeva dichiarare la piena disponibilità della persona verso l’amico”.

Nella stessa pagina compare il ritorno all’uso della FORCHETTA, un’abitudine dei Romani persa durante l’imbarbarimento della popolazione in periodo medioevale, così povera da considerare la forchetta un oggetto magico:

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narrano le cronache del tempo che il Doge Domenico Selvo, Venetiarum Princeps tra il 1071 e il 1085, prese in moglie la bellissima Teodora, sorella dell’Imperatore d’Oriente Michele Ducas. La nobildonna di altissimo lignaggio si fece notare dai commensali alla tavola dogale, oltre che per la grazia altera, anche per l’abitudine mai prima praticata da quei patrizi, di servirsi di una forchettina d’oro. (…)”

La forchetta importata dalla corte di Bisanzio, entra sempre più nell’uso comune in Europa, nelle sale da pranzo reali e nei castelli nobiliari, per poi, secoli dopo imporsi anche sulle mense del popolo.

Venezia, con il suo impero multietnico che si estendeva dalle province lombarde, alla Dalmazia, all’Albania, alle isole greche eredita un enorme patrimonio di cultura gastronomica, come le spezie d’Oriente, l’introduzione del mais, la suggestione di pietanze tipiche e la diffusione dell’editoria in materia di precetti culinari, stabilitasi fin dal Quattrocento.

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Venezia Fragrans. Cucine e identità a Nord Est

di Ulderico Bernardi

Scrittore, sociologo, accademici e giornalista, è professore ordinario presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha prodotto molti studi e ricerche indagando comunità agricole industrializzate, minoranze etniche e colonie di emigrati italiani nelle Americhe e in Australia

TerraFerma, 2013

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Nel Quattrocento Venezia diventa il primo centro italiano a produrre e a diffondere in tutta Europa i libri stampati mediante torchi a caratteri mobili che fanno conoscere ai cuochi e agli amanti della buona tavola, le elaborate portate che venivano servite nei sontuosi banchetti di corte dei maggiori principi italiani.

“Nell’ultimo trentennio del Duecento, a Venezia un medico che conosce l’arabo, Gianbonino da Cremona, scrive il Liber de ferculis et de condimentis. Il Libro dei cibi conditi, composto da ottanta ricette, si ispira a due manoscritti islamici: le Tavole della salute  di Ibn Butlan e il Cammino dell’esposizione di Ibn Jazla”.

Nel Libro di cucina di un Anonimo Veneziano (XIV sec) l’autore introduce all’uso abbondante delle spezie:

“Il ricettario evidenzia tutta la ricchezza commerciale dei veneziani: dai pollastri ricoperti dal «ambroyno», una sorta di intingolo in agrodolce a base di mandorle, zenzero, cinnamomo, cardamomo, zafferano e agresto. Ai ravioli spolverizzati di zucchero, ad ogni sorta di «savore», sia «di specie dolze fine», che di «specie negre e forti» e di salse, dalla tartaresca  alla saracina.”

Tra la seconda metà del XV secolo e la fine del XVI, secondo i dati della Biblioteca Nazionale Marciana, sono 75 i titoli catalogati sotto la voce Alimentazione & Cucina.

Ecco la ricetta per far minestra d’ortica scritta da Bartolomeo Scappi, il più grande cuoco rinascimentale, tanto da essere considerato il Michelangelo della cucina:

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“Pigliarsi l’ortica picciola nella primavera o l’autunno, perciocché è meglio della grande, e piglinosi le parti più tenere, lavinosi a più acque, facciasi bollire con acqua per più di un quarto d’ora. Colisi per un foratoro, rinfrescandola con l’acqua fredda, battasi con li coltelli e cuocasi con il brodo di pollo, ovvero con butiro o con oglio di olive o mandorle dolci; ma per quel che dicono i fisici è molto migliore subito lavata, tritata come l’erbe minute, cuocendola con un poco di brodo senza essere pressata; così anco dicono della malva. In questo modo si possono acconciare le foglie di fave tenere e piselli”.

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Cucina sotto torchio. Primi libri di gastronomia stampati a Venezia dal 1469 al 1600

di Flavio Birri

Food writer veneziano, collabora con diverse riviste del settore enogastronomico e in particolare con il mensile “Gambero Rosso”. E’ docente nel master “Cultura del cibo e del vino” presso l’università Ca’ Foscari Challenge School.

Helvetia, 2013