Storia dell’Isola del Cavallino e sue coltivazioni

Pubblicato: marzo 6, 2014 in Uncategorized

roscano

Grazie a questo libro ho scoperto che i roscani, che ho sempre raccolto lungo le spiagge e le barene di Sant’Erasmo, servivano come soda per i vetri veneziani. “Storia dell’Isola del Cavallino e sue coltivazioni” a cura di Antonio Padovan ed edito da Cierre, fa parte della collana “Nordest, nuova serie”, nata nel 1990 con l’intento di documentare lo sviluppo storico ed economico dell’area triveneta.

Disegno dell'isola del Cavallino, del 1632 circa.

Disegno dell’isola del Cavallino, del 1632 circa.

Giovanni Matteo Alberti alias Johann Matthäus Albrecht nasce in Germania, si laurea in medicina a Padova e pratica la professione di medico a Venezia, dove lavora come agente del duca di Brunswick, per il quale organizza una delle più sfarzose regate della storia della Serenissima. In occasione di un servizio per il duca, scopre l’isola del Cavallino e decide di impulso di acquistarla nel 1686, con l’illusione di arricchirsi in breve tempo. Sugli argini cresceva florido il roscano, pianta che aveva una grande uso industriale: ridotta in cenere, veniva importata a caro prezzo dalla Siria, dalla Spagna e dalla Sicilia per produrre vetro e sapone. Le cose però non andarono come aveva immaginato, dopo aver provato a seminarlo per due o tre anni, l’Alberti dovette convincersi a rinunciare al suo progetto. La sua avventura e tutte le difficoltà affrontate sono raccolte in questa Storia dell’Isola del Cavallino e sue coltivazioni: per merito dell’Alberti, che investì le sue conoscenze scientifiche e ogni suo avere per creare sempre nuovi terreni da coltivare, case per i coloni, allevamenti per concimare le sabbie e canali per migliorare l’aria, la vita sull’isola fece un grande salto di qualità. Gli abitanti del luogo, da dieci divennero un centinaio, giunti dalle isole vicine e perfino dalla Germania.

Foto aerea attuale del Litorale del Cavallino

Foto aerea attuale del Litorale del Cavallino

I primi tentativi di produzione della soda a Venezia risalgono alla fine del ‘500, per opera di un tale Francesco Dalle Arme che ottenne un privilegio di quindici anni per l’uso di «due herbe da lui trovate» (…). Il tentativo di coltivazione, di cui poco si sa, non deve però essere ben riuscito, perché non se ne trova traccia e le testimonianze successive sono solo alla fine del ‘600. Una di queste è proprio quella dell’Alberti e chi ne parla è il noto storico Vincenzo Coronelli nel suo Atlante Veneto”.

Carta del Litorale del Cavallino del 1804 di Pietro Battagliori.

Carta del Litorale del Cavallino del 1804 di Pietro Battagliori.

La Salsola soda L., ossia il roscano in veneto, è una pianta annuale che fiorisce da luglio a settembre-ottobre; predilige i terreni salsi con accumulo di sostanza organica e fin all’Ottocento è stata la più importante fonte di soda. Le foglie e i fusti dei giovani germogli sono anche commestibili, largamente usati in cucina, sono più noti con il nome di barba del frate o agretti.

Storia dell'isola del Cavallino - Cierre

Antonio Padovan è giornalista pubblicista e ha curato diversi libri di storia e tradizioni locali. Lavora come bibliotecario presso la Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, Venezia. Per Cierre ha curato Una vita per il remo. Storie di voga veneta, di canottaggio, di pesca in laguna di Sergio Tagliapietra Ciaci.

Cierre è una delle case editrici che preferisco, i suoi libri sono sempre molto interessanti e istruttivi. In questo blog potrete leggere le mi recensioni di:

Di casa in casa, vecchi mestieri ambulanti in Veneto, di Pier Paolo Frigotto

Venezia anni Sessanta di Giovanni Puppini

Il Gondoliere, di Rita Vianello

Verona, la città, il territorio, di Marco Girardi e Tommaso Cevese

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Storia dell’Isola del Cavallino e sue coltivazioni

di Giovanni Matteo Alberti, a cura di Antonio Padovan

Cierre edizioni, 2013. 

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