Il sesso degli angeli a Venezia

Pubblicato: marzo 11, 2014 in Uncategorized

Mi ricordo che avevo da piccola una statuina vestita da soldato la cui chiave sulla schiena una volta caricata gli faceva cantare il Piave mormorava camminando su e giù per il tavolo dove sdrucciolando cascava sempre in terra e finalmente stava zitta. Il pupazzo ha resistito fino a che i miei nipotini, con l’aiuto degli amici, sono riusciti a farlo in pezzi.

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Ci sono due “verità”, pro e contro grandi navi: soldi e utopia in continua guerra.

Bruno Bernardi, Antonio Forza, Rino Rumiati con una prefazione di Cesare De Michelis scrivono un testo sulle grandi navi che infestano Venezia (Venezia. Un’invisibile battaglia navale, Marsilio 2014) parlando delle battaglie suscitate, della complessità degli interessi, dell’esasperazione degli scontri, talmente radicati da perdere lo scopo stesso del contendere.

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Dal convegno sul problema Venezia del 1962 fino ad oggi il problema non solo non è stato chiarito né risolto, l’eterno discorso sul sesso degli angeli. Col tempo i guai si sono solamente molto aggravati col moltiplicarsi dei flussi turistici fuori controllo. Si legge nel libro:

La vicenda delle grandi navi, così com’è stata costruita, è un esempio quasi da manuale di disinformazione. La disinformazione, in un passato più o meno recente, è stata sfruttata assieme al populismo e alla demagogia. Nella pratica, essa può tradursi nella distribuzione di documenti falsi, dossier creati appositamente, manoscritti, fotografie, o più semplicemente nella diffusione di voci maliziose ed equivoche”.

Foto di Gianni Berengo Gardin.

Foto di Gianni Berengo Gardin.

Il Comitato no grandi navi ha sempre cercato di fare leva nei cittadini e nella pubblica opinione sul senso di paura indotta dal passaggio delle grandi navi. Paura che possa verificarsi una tragedia simile a quella del Giglio o, più di recente, a quella della Jolly Nero a Genova. Ma anche paura per gli effetti devastanti sulla salute provocati dai fumi dei camini e dalle onde elettromagnetiche dei radar. Paura per la stessa sopravvivenza della città, minacciata dal moto ondoso. (…) Senza dubbio la sproporzione tra la dimensione delle navi – che, rispetto al passato ma non da molto, si sono sviluppate in altezza – e quella dei monumenti del centro storico produce, oltre a un’emozione negativa di carattere estetico, una sorta di timore che sembra essere irrazionale”.

Foto di Gianni Berengo Gardin

Foto di Gianni Berengo Gardin

Un altro gruppo di persone, già nel 1974, ha proposto lo studio della fragilità di Venezia creato dal flusso turistico: si tratta dell’interessante documentario di Guido Vianello “La città” la cui presentazione inizia così:

Generalmente il problema di Venezia viene presentato come il problema di una città che muore per effetto della subsidenza, per effetto delle acque alte, degli inquinamenti di Marghera i quali corroderebbero i marmi e le pietre dei palazzi e delle case veneziane, mentre è stato messo meno in evidenza il pericolo che questa città corre per effetto di certe scelte fatte dagli uomini. (…) Nel finale del film si è ipotizzata una Venezia perfettamente restaurata, visitata da turisti sempre più frettolosi: quello che i turisti vedono non è una città, ma solo le pietre di quella che fu una città”.

Alberto Vitucci riporta le parole di Felice Casson ne La Nuova di oggi (11 marzo 2014, p. 15):

A distanza di più di un mese dall’approvazione unanime in Senato della mozione che impegnava il governo al rispetto di tempi e procedure urgenti per risolvere il problema delle grandi navi in laguna continuano attività sottobanco e poco trasparenti che non tengono conto delle sollecitazioni del Parlamento, degli Enti territoriali e delle associazioni di Venezia”.

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