Eugenio Montale

Pubblicato: maggio 22, 2014 in Uncategorized

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Nell’articolo di Valter Siti “Lo Scrigno di Montale a chiusura ermetica” a p.52 della Repubblica di Domenica 18 Maggio 2014, scopro un Montale completamente sconosciuto, rabbiosa per la mia completa ignoranza su di un personaggio che mi ha sempre affascinato fin da ragazzina.

Il mio Montale è quello degli Ossi di Seppia, del Meriggiare pallido e assorto:

 

Meriggiare pallido e assorto

presso un rovente muro d’orto,

ascoltare tra i pruni e gli sterpi

schiocchi di merli, frusci di serpi.

 

Nelle crepe del suolo o su la veccia,

spiar le file di rosse formiche

ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano

a sommo di minuscole biche.

 

Osservare tra frondi il palpitare

lontano di scaglie di mare

mentre si levano tremuli scricchi

di cicale dai calvi picchi.

 

E andando nel sole che abbaglia

sentire con triste meraviglia

com’è tutta la vita e il suo travaglio

in questo seguitare una muraglia

che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

 

Il poeta veniva spesso a Venezia ospite dell’avvocato Rosso Mazzinghi, della Fodazione Cini che abitava all’ultimo piano della casa vecchia a San Vio le cui finestre si aprivano sull’ombra del giardino illuminato a sprazzi dai riflessi luminosi dell’acqua del Canal Grande: ogni tanto ero invitata a colazione per far loro compagnia.

Un caldo pomeriggio di agosto siamo scesi in giardino dove un serpente di formiche nere non rosse, serpeggiava lungo il muro che separa il giardino grande da quello segreto. D’istinto ho recitato il pezzetto che le riguardava che mi piaceva tanto facendo sorridere l’autore che mi diede una carezza affettuosa facendomi diventare rossa come un peperone per la vergogna. Un suono che rifletteva la magia dei colori e dei profumi del luogo. Parole così diverse da quelle di Andrea Zanzotto a cui ero abituata, così pertinenti da ottenere lo stesso magico effetto.

 

Lo scrigno di Montale

Il discorso di Valter Siti mi è estraneo, mi dà quasi fastidio, preferisco rimanere radicata alla forte emozione di allora inserita nel mio inconscio, sopratutto perché sono le passeggiate delle formiche che da bambina seguivo lungo viale di abeti di Orzes. Era un nastro formato da migliaia di esseri in continuo movimento che andavano a rinfrescarsi nel riflusso del torrente Grasal che gorgogliava tra gli antichi fossili del suo alveo.

 

 

 

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