Archivio per giugno, 2014

Le porcellane di Marino Nani Mocenigo

Pubblicato: giugno 27, 2014 in Uncategorized

Questa mostra spalanca una finestra su un mondo antico.

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La mia pianura a Collalto, in provincia di Susegana, confinava con quella del conte Cicara Nani Mocenigo: eravamo buoni amici e spesso ero invitata a pranzi luculliani; l’unica cosa imbevibile era il vino, purissimo aceto. Per fortuna la loro cameriera era Angelina della famiglia dei miei mezzadri, che per carità di patria svuotava il mio bicchiere in un vaso di fiori e lo riempiva d’acqua; non ho mai capito se i padroni di casa facessero finta di non vedere e il tutto è sempre continuato così. Nei giorni di festa il pranzo era servito su piatti di Meissen con illustrazioni di giardini in onore del mio amore per i fiori. Devo al conte Cicara quanto ho imparato sulle porcellane e ceramiche veneziane e venete. Nei miei vari viaggi sono riuscita a comperare qualche esemplare. Purtroppo in quel momento stavo formando la mia collezione di stampe e li ho sempre venduti per arricchirla.

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I Le Gallais hanno ereditato quanto era del conte, anche loro organizzano piacevoli colazioni servite nei magici piatti. Le preziose porcellane sono esposte fino al 30 novembre a Ca’ Rezzonico grazie a una mostra curata dalla storica dell’arte Marcella Ansaldi e da Alberto Craievich, con il contributo di Venice International Foundation che da anni sostiene progetti di restauro e di promozione del patrimonio artistico veneziano. I pezzi visibili sono un centinaio, fra i quali esemplari di Vezzi, due rare caffettiere di Hewelcke, molti gruppi figurati realizzati dalla manifattura di Pasquale Antonibon a Nove e da quella di Geminiano Cozzi a Venezia. A quest’ultima appartiene anche il pezzo più noto della collezione, il Geografo.

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I Le Gallais, storicamente legati al Lussemburgo, ospitano a Ca’ del Duca anche Relegation, opera di Catherine Lorent, artista lussemburghese per la Biennale di Architettura.

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k5wQWcU3swf2_s4-mbMi è arrivata una chicca, il catalogo della collezione epigrafica del Seminario Patriarcale di Venezia (secoli XII-XV) edita da Marcianum Press a cura di Lorenzo di Lenardo.

Il Seminario Patriarcale di Venezia accoglie da quasi due secoli la più vasta collezione epigrafica della città. Questa importante raccolta si è formata nel corso dell’Ottocento grazie soprattutto all’impegno e alla passione di Antonio Cicogna, Giovanni Casoni e Giannantonio Moschini che salvarono queste antiche memorie della storia veneziana scritte su pietra dai numerosi edifici ecclesiastici condannati alla demolizione a causa delle soppressioni degli ordini religiosi”.

Il catalogo presenta 27 iscrizioni medievali esponendo una parte dei risultati emersi dalla tesi di laurea in Conservazione dei Beni Culturali di Andrea Enzo discussa nel 2000 presso l’Università Ca’ Foscari. E’ un’opera basilare per la storia delle chiese veneziane, soprattutto di quelle distrutte. Il Seminario Patriarcale è una fonte basilare per la storia di Venezia, oltre a ciò, custodisce una delle biblioteche più interessanti dove possiamo trovare le opere del Temanza.

Di particolare interesse sono le iscrizioni della chiesa di Sant’Antonio Abate, San Salvador e della Carità.

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La chiesa di Sant’Antonio Abate, o Sant’Antonio di Castello, ospitava nella parete est del chiostro un’iscrizione commemorativa, trasportata prima all’Accademia di Belle Arti e successivamente al Seminario (1818 – 1819). La chiesa è fondata nel 1334 da due veneziani che avevano avuto in concessione dal Maggior Consiglio un tratto di palude nell’estrema punta orientale della città, di fronte all’isola di Sant’Elena. In seguito alla bonifica del luogo, gli Abbati dell’ordine dei canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne fondarono una chiesa e un ospedale dedicati al santo eponimo. La lastra in marmo, frammentata e ricomposta, ricorda la posa della prima pietra, avvenuta durante la festa di Ognissanti del 1346. All’epigrafe si accompagna un bassorilievo, oggi parte della Pinacoteca Manfrediana, che raffigura i personaggi che contribuirono alla fondazione, elencati nell’iscrizione.

Sant’Antonio è considerato protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato in compagnia di un maiale che reca al collo una campanella. La tradizione nasce nel Medioevo in terra tedesca, quando era consuetudine che ogni villaggio allevasse un maiale da destinare all’ospedale, dove prestavano servizio i monaci di Sant’Antonio.

Come ricorda il Tassini, anche a Venezia, sotto pretesto di devozione a Sant’Antonio abate

fosse uso di quei canonici di lasciar vagare per la città alcuni porci, i quali, bene pasciuti dalla pietà dei fedeli, erano poi un ghiotto e ricco boccone del padre priore; questa irreligiosa consuetudine fu tolta dal Maggior Consiglio con decreto del 10 ottobre 1409”.

Secondo una leggenda della nostra regione, la notte del 17 gennaio, giorno dedicato al Santo, gli animali acquisirebbero la facoltà di parlare e durante quell’evento i contadini si tenevano ben lontani dalle stalle perché udire gli animali conversare sarebbe stato segno di cattivo auspicio.

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Lorenzo di Lenardo è dottore di ricerca in Scienze bibliografiche e si occupa principalmente di storia del libro e storia delle biblioteche con particolare riguardo alla produzione e circolazione del libro a stampa nei secoli XV e XVI.

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La collezione epigrafica del seminario patriarcale di Venezia. Catalogo (secoli XII-XV)

A cura di Lorenzo di Lenardo

Marcianum Press, Collana della Biblioteca della Fondazione Studium Generale Marcianum, Venezia 2014.

Marsilio Poe

Questo intrigante libro uscito in aprile, è arrivato l’altro giorno dopo aver fatto la strada dell’orto, in questo paese la posta funziona come tutto il resto, cioè quello che noi contadini abbiamo battezzato PATRASSO. La bibliografia su Poe è sterminata: Marsilio presenta racconti come Il pozzo e il pendolo, Il crollo della casa Usher o I delitti della Rue Morgue in una nuova traduzione, continuando ad avvincere il lettore moderno per la straordinaria tensione narrativa.

Confesso che per la prima volta leggo il mio adorato Poe in italiano ed è una meravigliosa scoperta. I testi in inglese sono affastellati, pieni di sottintesi, richiami, metafore: il lettore deve cercare di interpretarne il linguaggio con gran fatica per impadronirsene. E’ un autore tutto nuovo, forse più bello perché riesco a capirlo; le uniche parole che riconosco sono quelle fantastiche inserite fra virgolette come “Jardin des Plantes” “de nier ce qui est, et d’expliquer ce qui n’est pas” e via di seguito, sante interruzioni che ti permettono di respirare e interpretare il misterioso testo, sempre diverso e incomprensibile ad ogni attacco facendoti sognare, cosa che fin da bambina mi ha sempre affascinato.

A Villa Machiavelli col nonno Vail ogni mattina facevamo mezz’ora di esercizio d’inglese su uno dei quattro libri di Wilmot (1850-1856), una delle chicche della sua biblioteca che entrambi adoravamo. Purtroppo coll’avvicinarsi della guerra, essendo americano, dovette vendere la proprietà e rientrare di corsa a Santa Barbara con la nonna. Il personaggio che ci ha sempre incantato era PLUTO:

“Mi avvicinai e, come fosse scolpito a bas relif sulla superficie bianca, vidi la figura di un gigantesco gatto. L’immagine era resa con un’accuratezza davvero stupefacente. L’animale aveva una corda attorno al collo. (…) Era un gatto nero, molto grande, tanto quanto Pluto e molto simile a lui sotto ogni aspetto tranne uno. Pluto non aveva nemmeno un pelo bianco sul corpo; questo gatto invece, aveva una grossa, per quanto indefinita, macchia bianca che gli copriva quasi tutta l’area del petto”.

Avevo un gatto birmano enorme avanti negli anni, Rama, un grande amico. Dormiva in camera mia sul termosifone davanti alla vetrata su un cuscino verde che sfumava nel prato del giardino, con un occhio sempre chiuso e uno aperto come Pluto, tanto che dovevo sempre mettergli le goccioline. Ogni tanto mi svegliavo, lo chiamavo, si stiracchiava, mi faceva un sorriso e rientrava nel suo nirvana, sempre con un occhio chiuso!

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Probabilmente lo stesso Poe ebbe una gatta nera, come rivela in Istinto contro ragione (1840) in cui sostiene che tutti i gatti neri in realtà sono streghe.

Nel febbraio del 1849 “anno della sua misteriosa e tragica morte, in una lettera all’amico Frederick W. Thomas, Poe scrive: «La Letteratura è la più nobile delle professioni. La sola, in realtà, consona all’uomo. Per quanto mi riguarda, non verrò mai sedotto da altra via. Rimarrò un littérateur per tutta la vita».”

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Edgar Allan Poe

Racconti sensazionali

edizione con testo a fronte a cura di Carlo Martinez

Marsilio, Venezia 2014

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Carlo Martinez insegna lingua e letterature angloamericane presso l’Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. È autore di L’arte della critica. Ideologia estetica e forma narrativa nelle Prefazioni di Henry James (2001) e Poe’s Balloonin’: Hoax Writing, Journalism, and the Literary Field (2008), su E. A. Poe, R. W. Emerson, D. F. Dorr, M. N. Murfree, H. James, e L. M. Silko.

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Ecco il frontespizio di “The Raven”, un esempio di una raffinatissima edizione dell’epoca illustrata da Raffaello Busoni.

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La Biblioteca Nazionale Marciana organizza, in collaborazione con il Comitato Venezia, il Museo dell’Occhiale di Pieve di Cadore e la Stazione Sperimentale del Vetro di Murano, la mostra “Occhiali da Doge. Gli occhiali da sole nella Venezia del Settecento”, che sarà allestita nelle Sale Monumentali della Biblioteca (Libreria Sansoviniana) dal 14 giugno al 13 luglio 2014 (ingresso dal Museo Correr, Ala napoleonica di Piazza San Marco, con biglietti del Percorso integrato dei Musei di Piazza San Marco; orario: 10.00-19.00, ultimo ingresso alle ore 18.00).

Inaugurazione della mostra: venerdì 13 giugno, ore 17.00 (ingresso da Piazzetta San Marco 13/a).

La mostra, curata da Roberto Vascellari, si prefigge di divulgare la storia dell’occhiale, in special modo a Venezia dove le vetrerie di Murano hanno prodotto le prime lenti per ripararsi gli occhi dal sole. Queste lenti, di colore verde e sottoforma di occhiali o di “specchi” trasparenti, venivano usate durante i trasferimenti in gondola per le dame o per i bambini. Da recenti studi è risultato che le lenti originali del Settecento hanno una grande proprietà di filtraggio per i raggi UV, notoriamente nocivi per gli occhi e questo è molto interessante, in quanto i raggi UV sono stati scoperti soltanto il secolo successivo. 
Nel percorso della mostra saranno esposti una cinquantina di pezzi unici e molto rari: occhiali e vetri da gondola, provenienti da alcune collezioni private italiane ed europee, ad uno dei quali si attribuisce la proprietà al Doge Alvise IV Giovanni Mocenigo, integrati con altri del Museo Correr, il Museo dell’Occhiale di Pieve di Cadore, un quadro della Banca Popolare di Vicenza, nonché alcuni volumi della Biblioteca Nazionale Marciana.

Comitato scientifico: Roberto Vascellari, Iolanda Da Peppo, Roberto Granzotto, Giancarlo Pagogna, Daniela Perco, Anto Rossetti, Giovani Varettoni. Allestimento: Adriana Fasano.

Catalogo bilingue edito da Supernova. Media partner: Bazzmann Srl/Venipedia®: molto più di un’enciclopedia di Venezia.

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Informazioni:
Comitato Venezia 
 
Sito Web della mostra: http://occhialidadoge.it/
 
Ufficio stampa:
Biblioteca Nazionale Marciana
Annalisa Bruni, tel. 041.2407238
 
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Rosalba Carriera e le sue sorelle

Pubblicato: giugno 5, 2014 in Uncategorized

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Con la posta di questa mattina è arrivato per il mio compleanno un magico regalo dalla casa editrice Mario Pagliai di Firenze: Rosalba Carriera e le sue sorelle di Angela Oberer.

Fin da bambina questa figura femminile è stata sempre molto importante per me: un delizioso pastello di una Madonna attribuito a lei ha sempre troneggiato sul mio letto, protetto da un baldacchino e da un enorme ragno dorato con il corpo formato da una grossa agata, entrambi scomparsi a causa dei miei innumerevoli traslochi.

Rosalba Carriera “è l’unica artista straniera ad essere onorata nel 1720 come un membro ufficiale dell’Acadèmie Royale de Peinture et Sculpture. Nello stesso anno, anche l’Accademia Clementina di Bologna decide di includere Rosalba nei suoi ranghi”.

Questo studio, basato sull’analisi della corrispondenza e del diario della stessa Rosalba, mette in evidenza il personaggio, rilevando in modo dettagliato “alcuni tratti che emergono nei diversi ruoli assunti dall’artista durante la sua vita quotidiana: l’artista, la donna d’affari, la capofamiglia oppure la donna nubile”.

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“Il rapporto di Rosalba con gli altri membri della famiglia, in particolare con le sue sorelle più giovani, Giovanna e Angela, rappresenta poi il nucleo dello studio”.

“Le sorelle vivono insieme, condividono la loro socializzazione primaria in famiglia, hanno in comune il ricordo delle prime esperienze drammatiche della loro vita: in termini di sviluppo personale e di formazione dell’identità, il loro rapporto rappresenta forse quello più formativo di tutti”.

La sorella Giovanna era stata la collaboratrice più importante, sposata dal 1704 con Antonio Pellegrini, valido pittore che lavorò molto all’estero facendo conoscere la pittura veneziana in tutta Europa.

Il libro termina col riesame dell’autoritratto di Rosalba esposto agli Uffizi che offre nuovi spunti per l’interpretazione dell’opera.

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Angela Oberer si è laureata a Bonn con una tesi sul ciclo di dipinti per la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista di Venezia. Ha conseguito un dottorato di ricerca presso la Technische Universität di Berlino con una tesi sul ciclo di affreschi di Sodoma e Signorelli nel Chiostro Grande di Monte Oliveto Maggiore, pubblicata in tedesco nel 2008. Dal 2002 insegna storia dell’arte presso alcune università americane a Firenze.

 

Angela Oberer, Rosalba e le sue sorelle

Mauro Pagliai Editore, Firenze 2014

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Ho già parlato di Rosalba nelle mie “Storie veneziane” recensendo Il segreto nello sguardo di Valentina Casarotto

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La casa editrice Kimerik è del tutto particolare, in quanto si dedica esclusivamente a scoprire nuovi talenti pubblicando solamente opere prime. A questo scopo ho ricevuto Mario Caramel Il pesce fuor d’acqua e la mutevole proporzione tra essere e fare.

Una poesia introduce il testo:

 

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Dedicato a Gabriella, il primo capitolo s’intitola In Acqua -1- Femminile.

Il protagonista, Marco Epifanio, che altri non è che l’autore, fin da ragazzo, ama solo due cose il mare e la musica detestando la città.

Diventato esperto skipper, con i soldi guadagnati era riuscito a comperarsi una bella goletta di diciotto metri battezzata GRINTA con cui spupazzava i turisti su rotte particolari sia nel Mediterraneo che nel Mar dei Caraibi. Con l’insorgere della prima guerra del Golfo il nostro Capitan Marco perde tutti I clienti e si ritrova in bolletta.

Passa il tempo pescando all’amo due pesci al giorno per mangiare.

L’amata Goletta diventa una prigione, che lo allontana pesino dalla musica per cui decide di partire per il Venezuela dove sbarca a Trinidad ormeggiandosi al molo n. 9 della Marina di Carimba, porto turistico di lusso protetto da guardie armate e filo spinato, davanti a un immenso prato circondato da piante sempre in fiore dove grandi alberi facevano ombra ai velieri ormeggiati. Dal bar “La Guacamaia”, affacciato sul giardino, usciva musica salsa a tutto volume. Al tramonto I raggi di sole tramutano la banalità del luogo in un magico sogno dorato.

Mario Caramel, navigatore, musicista, scrittore, nato a Padova il 15 gennaio 1960. All’età di undici anni comincia a studiare la chitarra classica. Compiuti i diciotto anni, passa al sassofono ma a diciannove si imbarca per un lungo viaggio che lo tiene lontano dallo studio della musica per molto tempo. Dal 1978 al 1996 naviga professionalmente e a tempo pieno tra Mediterraneo Orientale e il Mar dei Caraibi. Nel 1996 si stabilisce in Grecia, prima a Rodi, dove in estate continuava a lavorare come skipper e poi ad Atene, dove si occupa di importazioni di materiali per la nautica. Dal 2004 al 2009 studia Musica Moderna al Nakas Conservatory di Atene. Nel 2008 si unisce in matrimonio con la compositrice Felicia Y Porter e insieme fondano il duo MCfp. Nel 2011 pubblica con la Casa Editrice Kimerik il suo primo romanzo, Pensa con la tua Testa. Parla italiano, francese, spagnolo e greco.

 

La liquidità del mare si basava per lui sul concetto:

“chi non faceva il proprio dovere rischiava di affondare….. amava viaggiare lontano, tra acqua e aria, gli elementi fluidi,I primo passo verso l’infinito”.