La collezione epigrafica del Seminario Patriarcale di Venezia (secoli XII-XV)

Pubblicato: giugno 20, 2014 in Uncategorized

k5wQWcU3swf2_s4-mbMi è arrivata una chicca, il catalogo della collezione epigrafica del Seminario Patriarcale di Venezia (secoli XII-XV) edita da Marcianum Press a cura di Lorenzo di Lenardo.

Il Seminario Patriarcale di Venezia accoglie da quasi due secoli la più vasta collezione epigrafica della città. Questa importante raccolta si è formata nel corso dell’Ottocento grazie soprattutto all’impegno e alla passione di Antonio Cicogna, Giovanni Casoni e Giannantonio Moschini che salvarono queste antiche memorie della storia veneziana scritte su pietra dai numerosi edifici ecclesiastici condannati alla demolizione a causa delle soppressioni degli ordini religiosi”.

Il catalogo presenta 27 iscrizioni medievali esponendo una parte dei risultati emersi dalla tesi di laurea in Conservazione dei Beni Culturali di Andrea Enzo discussa nel 2000 presso l’Università Ca’ Foscari. E’ un’opera basilare per la storia delle chiese veneziane, soprattutto di quelle distrutte. Il Seminario Patriarcale è una fonte basilare per la storia di Venezia, oltre a ciò, custodisce una delle biblioteche più interessanti dove possiamo trovare le opere del Temanza.

Di particolare interesse sono le iscrizioni della chiesa di Sant’Antonio Abate, San Salvador e della Carità.

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La chiesa di Sant’Antonio Abate, o Sant’Antonio di Castello, ospitava nella parete est del chiostro un’iscrizione commemorativa, trasportata prima all’Accademia di Belle Arti e successivamente al Seminario (1818 – 1819). La chiesa è fondata nel 1334 da due veneziani che avevano avuto in concessione dal Maggior Consiglio un tratto di palude nell’estrema punta orientale della città, di fronte all’isola di Sant’Elena. In seguito alla bonifica del luogo, gli Abbati dell’ordine dei canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne fondarono una chiesa e un ospedale dedicati al santo eponimo. La lastra in marmo, frammentata e ricomposta, ricorda la posa della prima pietra, avvenuta durante la festa di Ognissanti del 1346. All’epigrafe si accompagna un bassorilievo, oggi parte della Pinacoteca Manfrediana, che raffigura i personaggi che contribuirono alla fondazione, elencati nell’iscrizione.

Sant’Antonio è considerato protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato in compagnia di un maiale che reca al collo una campanella. La tradizione nasce nel Medioevo in terra tedesca, quando era consuetudine che ogni villaggio allevasse un maiale da destinare all’ospedale, dove prestavano servizio i monaci di Sant’Antonio.

Come ricorda il Tassini, anche a Venezia, sotto pretesto di devozione a Sant’Antonio abate

fosse uso di quei canonici di lasciar vagare per la città alcuni porci, i quali, bene pasciuti dalla pietà dei fedeli, erano poi un ghiotto e ricco boccone del padre priore; questa irreligiosa consuetudine fu tolta dal Maggior Consiglio con decreto del 10 ottobre 1409”.

Secondo una leggenda della nostra regione, la notte del 17 gennaio, giorno dedicato al Santo, gli animali acquisirebbero la facoltà di parlare e durante quell’evento i contadini si tenevano ben lontani dalle stalle perché udire gli animali conversare sarebbe stato segno di cattivo auspicio.

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Lorenzo di Lenardo è dottore di ricerca in Scienze bibliografiche e si occupa principalmente di storia del libro e storia delle biblioteche con particolare riguardo alla produzione e circolazione del libro a stampa nei secoli XV e XVI.

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La collezione epigrafica del seminario patriarcale di Venezia. Catalogo (secoli XII-XV)

A cura di Lorenzo di Lenardo

Marcianum Press, Collana della Biblioteca della Fondazione Studium Generale Marcianum, Venezia 2014.

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commenti
  1. Andrea Enzo ha detto:

    Ringrazio per la recensione. L’unica di mia conoscenza nella quale viene citato anche l’autore della tesi di laurea su cui è basata la presente pubblicazione. Complimenti per il blog!

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