Archivio per settembre, 2014

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Si è inaugurata il 27 settembre al Museo Correr la mostra “Russia Palladiana. Palladio e la Russia dal Barocco al Modernismo”. Andrea Palladio diventa punto di riferimento nelle terre degli Zar dopo la traduzione del Trattato a cura del principe Dolgorukov nel 1699.

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“In Russia, il nome di Andrea Palladio ha sempre avuto un significato particolare, non solo perché riconducibile alle eccellenze del Rinascimento italiano ma anche come principale fonte d’ispirazione per la progettazione architettonica del Paese, oltre che come modello per la formazione della coscienza e della vita quotidiana”.

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Basti pensare che la stessa villa di campagna russa ha come stimolo proprio l’opera di Palladio, che conosce il suo apogeo all’epoca di Caterina II, promotrice delle più innovative tendenze artistiche europee; fu proprio lei ad invitare in Russia due convinti seguaci del Palladio, Giacomo Quarenghi e Chiarles Cameron che esercitarono una forte influenza sugli architetti locali.

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La mostra è un progetto organizzato dal Ministero della Cultura della Federazione Russa nell’ambito delle celebrazioni ufficiali dell’Anno del Turismo Italia-Russia 2014.

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Mi ricordo di quando sono andata a San Pietroburgo, anni fa, e sono rimasta affascinata dall’atmosfera della città, una rivisitazione del mondo italiano in cui l’architettura si rifà fino ai minimi dettagli al nostro Rinascimento. Che gioia è stata trovarmi davanti al fantastico Canova conservato all’Ermitage, l’originale del mio buffo porta cappelli che decorava l’arco della scala a Santa Maria del Giglio, casa del Cicognara. Il museo, per me tra i più belli, rigurgita dei ricordi portati da Roma di Caterina II e conserva ancora il teatro progettato proprio dal Quarenghi tra il 1783 e il 1789. Voluto da Caterina la Grande, il teatro capace di accogliere fino a 250 persone si ispira nei suoi interni al Teatro Olimpico di Vicenza con un auditorium semicircolare decorato con marmi colorati e circondato da dieci piccole nicchie che accolgono le statue di Apollo e delle muse. A lavori finiti, come segno di gratitudine venne costruita una loggia separata per il Quarenghi e la sua famiglia, che poteva così assistere agli spettacoli da una posizione privilegiata. Il teatro rimase in funzione fino al 1917, anno d’inizio della rivoluzione russa.

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Russia Palladiana. Palladio e la Russia dal Barocco al Modernismo

dal 27 settembre al 10 novembre 2014

Venezia, Museo Correr

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Storie di viole di Chiara Saccavini

Pubblicato: settembre 23, 2014 in Uncategorized

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La regina Hatshepsut 14731-1458 B.C., è il quinto faraone della 18th. dinastia e una delle più valide regine d’Egitto: si fa chiamare Hatshepsu, si veste da uomo e manifesta il suo potere adornando il mento con una lunga barba. Si circonda di abili consiglieri e sotto il suo regno l’Egitto risplende, gode del suo massimo splendore.

La voglio ricordare per il suo fantastico giardino botanico, le cui sostanze aromatiche provenienti dai quattro angoli del mondo enfatizzavano la bellezza muliebre, con collane e profumi, decoravano le tavole dei banchetti e regalavano più di 700 farmaci.

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Da qui la cultura dei fiori si espanse prima in Grecia e poi attraverso Roma nel mondo conosciuto di allora – ma l’Egitto rimase sempre il giardino dei fiori, grazie al clima e all’esperienza dei giardinieri.

I fiori crescevano tutto l’anno, così belli e profumati da essere esportati ovunque, cosa che poi avvenne con le violette.

“Catone nel De agri cultura e poi Varrone affermavano, pragmaticamente, che è opportuno possedere vicino alla città giardini su larga scala; per esempio di violette e rose e di molti prodotti di cui sia richiesta nei mercati urbani”.

Con i Barbari i fiori ebbero un periodo di abbandono ma tornarono in auge col cristianesimo: Sant’Agostino nella Civitate Dei sostiene che “il tempio sia eterna primavera” grazie agli addobbi floreali.

Il verbo latino “vieo”, intrecciare, fare ghirlande, è legato al sostantivo viola.

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Nel mondo islamico il giardino (al-janna) era l’oasi, “il microcosmo diviso in quattro parti e con la vasca d’acqua centrale; era il paradiso. Tanto era ritenuto importante che chi non poteva possederne uno vero si accontentava della sua rappresentazione, del suo simulacro, ovvero il tappeto”.

L’autrice riporta anche una piacevole curiosità: con le viole si fanno profumi, liquori e canditi, regalatemi da Maria Grazia Cavara che mi hanno riportato alla memoria le magiche torte della mia infanzia.

viole candite pasticceria Torino, Parma

viole candite pasticceria Torino, Parma

Questo delizioso libretto è un regalo dell’amica Giovanna Stringher Robilant, scritto da una sua amica furlana.

copertine

Chiara Saccavini è una ricercatrice e poetessa friulana, laureata in lettere e filosofia, dedita con passone e competenza, assieme ai genitori Alida e Paolo, all’Orto Fiorito, un Vivaio-Tutto-da-Scoprire, ai bordi della strada statale che porta da Spilimbergo a Udine, all’altezza di Martignacco. Collabora con Gardenia, Giardinaggio, Vita di Campagna. Tiene conferenze sulle simbologie delle piante nell’arte e sulle loro proprietà benefiche. Ha pubblicato una monografia sui Garofani per Calderini-Sole24Ore e uno studio sugli alberi per Casamassima Libri proponendo il legame tra la vitalità dei boschi e la società tecnologica attuale.

ANDREA  ZANZOTTO NEL GIARDINO DELLA SUA CASA DI PIEVE DI SOLIGO (1997). Credit:  GRAZIANO ARICI.

ANDREA ZANZOTTO NEL GIARDINO DELLA SUA CASA DI PIEVE DI SOLIGO (1997). Credit: GRAZIANO ARICI.

Nico è passato a salutarmi e mi ha chiesto se ricordavo la casa di Andrea e gli ho promesso di descriverla perché dentro c’era l’affresco di suo padre che riproduceva il paesaggio esterno che mi ricordo perfettamente.

Il padre di Andrea era pittore, insegnava disegno alla scuola di Pieve e io andavo da lui a imparare per poter respirare l’atmosfera di quella casa, dove le pareti del soggiorno si dilatavano affrescate con prati, fiori e colline.

Ho una fortuna incredibile: quando il mondo esterno mi diventa estraneo e mi infastidisce riesco a rientrare nella “dimensione ricordo” e rivivo quei momenti.

La casa dei Zanzotto, costruita sulla parete delle collinette dove andavo a corriere con gli aquiloni perché sempre ventilate (col risultato che finivano immancabilmente fra i rami frondosi degli ippocastani) era vicina alla strada per Solighetto, allora non asfaltata, che ad ogni passaggio di macchina creava una un nastro di nuvola bianca che tagliava in due il paesaggio.

Vi si giungeva prendendo la vecchia stradina dietro la chiesa, ritmata dai capitelli con affrescata la via crucis, che conduceva al cimitero su cui si apriva la casa dei Zanzotto, scavata nel terreno.

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Ricordo il giorno del funerale di mio nonno, quando, arrivati all’imbocco della strada per il cimitero una mano mi ha afferrata e mi sono sentita stringere in un caldo e solido abbraccio: era il padre di Andrea… il pizzichino della barba, il profumo di tabacco, la grande farfalla nera mi davano un senso di sicurezza. Mi sono trovata in una stanza piena di luce e di calore. La moglie, piccola e magra, tutta vestita di nero, che sotto una scorza burbera nascondeva tanta bontà, mi ha preparato una cioccolata calda e mi sono sentita avvolta in una imbottita di tenerezza.

La luce entrava dal portone e dalle finestre aperte da grandi vetrate che illuminavano l’affresco che riproduceva il paesaggio sovrastante. Sullo sfondo, le Prealpi che incorniciano le colline di Cisa, coperte di viti prosecco Balbi e Garganega al cui centro troneggia la quattrocentesca villa Carreggiani, aperta sul giardino a vialetti di ciotoli bianchi dove il bosso incornicia coloratissime aiole sempre fiorite. La casa è stata venduta ma l’affresco la riempie ancora di fragrante freschezza.

“Felice fosti, ti piacque la luna

a sé ti strinse in coro

il verde delle valli

fosti cara agli spazi del bosco”

Andrea Zanzotto, Montana, “Dietro il paesaggio”

“L’itinerario documentato in queste opere di Caterina Piccini Da Ponte dalla sua esperienza spirituale, maturata anche imparando a riconoscere le testimonianze di fede presenti nella tradizione artistica cristiana, e dalla sua propensione per il figurativo. L’attività artistica assume per lei il valore di una ricerca spirituale che si prolunga nella preghiera”.

Il patriarca, cardinale Marco Cè nell’introduzione spiega che le icone hanno la funzione di “rendere visibile ciò che è invisibile” invitandoci alla preghiera e alla meditazione: le più diffuse rappresentano la Madre di Dio che esorta il fedele ad adorare Cristo. Per noi veneziani La VERGINE NICOPEIA è la più amata, in quanto ci esorta ad adorare il figlio da cui viene la salvezza. Per secoli abbiamo pregato davanti a lei.

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Le Icone di Caterina illustrate dalle meditazioni di Giorgio Maschio con preziosi riferimenti liturgici e testi spirituali ci inducono al silenzio e alla preghiera.

Nell’icona di Caterina riferita alla Nicopeia “tempio vivente”, “diadema prezioso di tanti sovrani”, le tre stelle dorate sul profondo blu del manto rappresentano la regalità e l’umile ancella, nel cui grembo siede il Cristo dorato che regge nella mano sinistra il rotolo del Verbo , la parola eterna di Dio. Il panno bianco nella mano della Vergine è presagio del sacrificio divino. L’immagine ieratica è incorniciata in alto dal Pantacrator, in basso dal protettore di Venezia San Marco e ai lati i santi della liturgia veneziana, San Lorenzo Giustiniani, San Gregorio, San Gerardo e San Magno.

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“Madre di Dio con Figlio – Sedes Sapientiae”, ispirata a un mosaico del XII secolo presente nella chiesa di S. Sofia a Costantinopoli. Tempera all’uovo su tavola, 2007.

“Le icone e le incisioni raccolte in questo libro concorrono, con modalità diverse e con differenti accentuazioni, a comporre un’articolata meditazione sulla Parola di Dio, in particolare su alcuni passi biblici che hanno colpito più profondamente la sensibilità dell’artista”.

"Giardino di Melograno dai fiori squisiti", acquaforte, acquatinta, vernice molle, puntasecca, 2007.

“Giardino di Melograno dai fiori squisiti”, acquaforte, acquatinta, vernice molle, puntasecca, 2007.

Cristina Piccini Da Ponte ha frequentato seminari di iconografia presso la “Piccola Famiglia della Resurrezione” di Marengo di Caorle e ha frequentato la Scuola Libera di Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Alcune sue opere sono esposte nella chiesa parrocchiale di S. Luca Evangelista a Venezia, ha partecipato a esposizioni personali di incisioni a Venezia, Treviso, Mestre, Motta di Livenza tra il 2006 e il 2013.

Giorgio Maschio è Presbiterio della diocesi di Vittorio Veneto, parroco a Portobuffolè e docente nella Facoltà Teologica del Triveneto. Ha pubblicato vari studi sui Padri della Chiesa per Marcianum Press.

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Caterina Piccini Da Ponte, Sguardi sull’Invisibile, Marcianum Press 2014.

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I mestieri de na volta

Un delizioso libricino scritto in venezian da tenere in tasca elenca 43 mestieri di cui 20 a Venezia sono ancora in auge. Ne è la regina Irina, alla quale è dedicato il capitolo “el fritolin”:

L’Aristide el Fritolin, in Cale de la Regina, ‘sto storico local fato resuscitar da la magica Irina. (…) Ma come ‘na cartolina mi me ricordo quela bela vetrina, Aristide el fritolin de la Cale de la Regina, so muger col fasoleto in testa a la furlana, lù el fasoleto con la bandana, dall’alba al tramonto polenta in tager come un mapamondo, tanto grando che ‘l gera ti fasevi prima a saltarlo che a girarghe intorno

1- Vecio Fritolin Esterno

Mi ricordo il successo all’inaugurazione delle mostre a Palazzo Grassi dove all’ingresso Irina offriva personalmente gli scartossi di carta gialla ricolmi di fumati anguelle fritte.

lo scartosso

Il Vecio fritolin ha radici nei fritolin, storici punti di ristoro dove sin dal ‘700 si potevano gustare cartocci di pesce appena fatto; Irina Freguia è la proprietaria dell’ultimo rimasto a Venezia, ha trasmesso tutto l’amore per la ristorazione e per la sua città.

5- Irina Freguia- Chef Daniele Zennaro

Entrando al Vecio Fritolin non si può non essere travolti dall’energia e dal carisma della padrona di casa, una donna che ama la buona cucina e che ha contribuito a far conoscere i piatti veneziani nel mondo.

2- Vecio Fritolin - Interni

Frittellara - Giovanni Grevembroch Gli Abiti de veneziani

Gian Paolo Trabucco

“I mestieri de ‘na volta”, Supernova, 2014

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Vecio Fritolin, Calle della Regina 2262, Sestiere Santa Croce, 30123 Venezia