La vecchia casa di Andrea Zanzotto: “dietro il paesaggio”

Pubblicato: settembre 20, 2014 in Uncategorized
ANDREA  ZANZOTTO NEL GIARDINO DELLA SUA CASA DI PIEVE DI SOLIGO (1997). Credit:  GRAZIANO ARICI.

ANDREA ZANZOTTO NEL GIARDINO DELLA SUA CASA DI PIEVE DI SOLIGO (1997). Credit: GRAZIANO ARICI.

Nico è passato a salutarmi e mi ha chiesto se ricordavo la casa di Andrea e gli ho promesso di descriverla perché dentro c’era l’affresco di suo padre che riproduceva il paesaggio esterno che mi ricordo perfettamente.

Il padre di Andrea era pittore, insegnava disegno alla scuola di Pieve e io andavo da lui a imparare per poter respirare l’atmosfera di quella casa, dove le pareti del soggiorno si dilatavano affrescate con prati, fiori e colline.

Ho una fortuna incredibile: quando il mondo esterno mi diventa estraneo e mi infastidisce riesco a rientrare nella “dimensione ricordo” e rivivo quei momenti.

La casa dei Zanzotto, costruita sulla parete delle collinette dove andavo a corriere con gli aquiloni perché sempre ventilate (col risultato che finivano immancabilmente fra i rami frondosi degli ippocastani) era vicina alla strada per Solighetto, allora non asfaltata, che ad ogni passaggio di macchina creava una un nastro di nuvola bianca che tagliava in due il paesaggio.

Vi si giungeva prendendo la vecchia stradina dietro la chiesa, ritmata dai capitelli con affrescata la via crucis, che conduceva al cimitero su cui si apriva la casa dei Zanzotto, scavata nel terreno.

pieve di soligo

Ricordo il giorno del funerale di mio nonno, quando, arrivati all’imbocco della strada per il cimitero una mano mi ha afferrata e mi sono sentita stringere in un caldo e solido abbraccio: era il padre di Andrea… il pizzichino della barba, il profumo di tabacco, la grande farfalla nera mi davano un senso di sicurezza. Mi sono trovata in una stanza piena di luce e di calore. La moglie, piccola e magra, tutta vestita di nero, che sotto una scorza burbera nascondeva tanta bontà, mi ha preparato una cioccolata calda e mi sono sentita avvolta in una imbottita di tenerezza.

La luce entrava dal portone e dalle finestre aperte da grandi vetrate che illuminavano l’affresco che riproduceva il paesaggio sovrastante. Sullo sfondo, le Prealpi che incorniciano le colline di Cisa, coperte di viti prosecco Balbi e Garganega al cui centro troneggia la quattrocentesca villa Carreggiani, aperta sul giardino a vialetti di ciotoli bianchi dove il bosso incornicia coloratissime aiole sempre fiorite. La casa è stata venduta ma l’affresco la riempie ancora di fragrante freschezza.

“Felice fosti, ti piacque la luna

a sé ti strinse in coro

il verde delle valli

fosti cara agli spazi del bosco”

Andrea Zanzotto, Montana, “Dietro il paesaggio”

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