La Grande Guerra

Pubblicato: ottobre 20, 2014 in Uncategorized

13 mila anni fa, 11 mila anni avanti Cristo: è questa la prima guerra dell’umanità, nella zona tra il Sahara e la riva est del Nilo (Sudan). Gli esperti dell’Università di Bordeaux scoprono su quelle ossa e su quei teschi, oggi conservati nell’ala egiziana del British Museum, i segni provocati da dardi appuntiti lanciati da lunga distanza.

La storiografia italiana sulla prima guerra mondiale ha in Mario Isnenghi un punto di riferimento assoluto, che afferma ne La Nuova di lunedì 28 luglio 2014:

“la Prima guerra mondiale ha una congerie di inizi perché è stata un insieme di guerre diverse”.

La trincea scolpita dai soldati nello Chemin des Dames

Varie iniziative in Europa ricordano il centenario di quel 2 agosto 1914 in cui si aprì la voragine della Grande Guerra: ognuno ha il suo forte, il suo reggimento, la sua battaglia, una bibliografia che si autoalimenta, fatta da piccoli editori che possono contare su un continuo e nuovo flusso di studiosi profondamente radicati sul territorio. Scrive Dario Biocca ne Il Sole 24 Ore dell’8 giugno 2014:

“Gli storici hanno cominciato a studiare la guerra nel 1914, non appena questa finì, nel novembre 1918. Non era però una “autentica” storiografia; molti autori erano reduci, soldati o ufficiali, e con i loro studi vollero ribadire le responsabilità degli imperi centrali. Era una storia patriottica, aspra, ispirata dal tribunale dei vincitori”.

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Oggi la Grande Guerra purtroppo è diventata un “prodotto turistico, grande opportunità per allargare l’orizzonte culturale delle proposte made in Italy, dove i luoghi della memoria sono visti in una prospettiva di marketing territoriale capace di sostenere le attività turistiche” (Renato Malaman, La Nuova, 15 maggio 2014).

Nel 1914 si è rotto un equilibrio mondiale che permaneva dal Congresso di Vienna; da allora, come spiega Lucio Caracciolo, non vi è più stato nessun ordine europeo (La Nuova, 8 maggio 2014). Fu una guerra totale, con l’impiego di armi nuove e più micidiali, le operazioni belliche di terra bruciata, le azioni di pulizia etnica, la potenza della propaganda: un evento apocalittico.

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“Nella selva, cimiteri infiorati di crocette di legno. Ho una paura invincibile e barcollo. Adesso il rombo continua alternato con alcune granate in arrivo. Ho paura. Ho paura” (A. Zapponi).

“Passando dal posto di medicazione, vedo il tenete Pappalepore, a cui rivolgo poche parole di incoraggiamento. Questi, alzando gli occhi e veduto moltissimi soldati d’artiglieria che se ne stavano ivi rifugiati, mi dice: Leto, Leto. Spara a questi vigliacchi che hanno abbandonato i pezzi. Io incomincio a buttare tutti fuori dalla galleria, minacciandoli con una rivoltella in pugno e ordinando loro di tornare ai pezzi”. (Paolo Gaspari, Le bugie di Caporetto, la fine della memoria dannata)

A Venezia vengono scaricate oltre mille bombe nelle 42 incursioni nemiche, raccontate da 350 immagini originali provenienti dall’Archivio Storico Fotografico dei Musei Civici ed esposte in mostra alla Casa dei Tre Oci alla Giudecca, “Venezia si difende 1915-1918”.

Venezia, soldati di vedetta su un'altana, stampa alla gelatina, 1915 1918 © Fondazione Musei Civici di Venezia

Più passa il tempo, più ci rendiamo conto che la Prima Guerra Mondiale è stata all’origine di tutti i nostri mali. Nel 1914 erano esattamente cento anni, dal tempo di Waterloo, che in Europa non si combatteva. L’Ottocento è stato un secolo inglese, come il Settecento francese e il Novecento americano (Stefano Malatesta, la Repubblica, 9 maggio 1914).

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