Archivio per novembre, 2014

Fiol de un can di Espedita Grandesso

Pubblicato: novembre 26, 2014 in Uncategorized

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Il can del burcio legato ai pali della Fondamenta Barbarigo drio l’angolo apre la bocca per raccontarmi le magiche storie degli animali veneziani dell’ultimo libro dell’amica Espedita. Sedici racconti narrano le storie di animali in Laguna. Inizia con il capitolo “Caccia”. Il primo personaggio che si presenta è la gatta Nena che “concepiva solo gattini tigrati uno più bello dell’altro”; erano talmente belli che tutti gli abitanti del luogo si prenotavano per avere un gatto. La Nena era un personaggio: madre amorosa e spartana, insegnava ai gattini come comportarsi. Il libro non parla solo di gatti ma anche di magoghe, piccioni, cani, leoni, vecchie trattorie tenute d’occhio da cani imbolsiti, magazzini corrosi, buie botteghe artigiane affacciate sulle calli, “mercati del pesce dove i gabbiani si lanciano in acrobazie per afferrare gli scarti al volo”… Ricordi di Espedita Grandesso e della sua gioventù, storie tenere, tristi o divertenti.

A pagina 33 trovo “La storia della città dei gatti”: tre pini sono i residuati di quello che era un giardino, dove una tettoia diventa la città dei gatti, rifugio dei randagi. Vi vivono una gattina senza coda, chiamata appunto Scodata, che diventerà la matriarca della colonia fino a quando il suo cuore smetterà di battere facendola stramazzare su l’ultimo dei suoi cuccioli che porterà con sé.

Il libro fa parte della collana Rosso Veneziano, nata per valorizzare gli autori che mostrano un forte legame con la laguna, romanzi e racconti che privilegiano la visione di una Venezia fantastica nei quali storia e leggenda si incontrano con risultati sorprendenti.

Biagio e Minu

Quando sono venuta ad abitare nelle vicinanze della fondamenta, un gruppo di drogati faceva un gran chiasso: ho avuto un’idea geniale, gli ho fatto vangare il Campazzo dietro casa dove ho seminato un prato e ho piantato gli alberi. Questi drogati avevano un gatto soriano che veniva a mangiare da me saltando dalla finestra. Dopo una settimana di lavoro i drogati sono guariti e se ne sono andati per i fatti loro. Spariti i drogati il gatto, che ho ribattezzato Biagio-gatto-randagio, l’ultimo erede della città dei gatti, mi ha adottato. Biagio è un signor gatto: con l’ultima acqua alta sono sbucate un sacco di pantegane e Biagio-l’eroe le ha fatte scappare e ne ha fatte fuori un poche. Per dimostrarmi la sua bravura me le ha sistemate davanti alla mia porta d’ingresso col risultato che il vicinato lo ha omaggiato con deliziosi pranzetti!!

Della stessa casa editrice,  Helvetia, ho recensito:

Cucina Sotto torchio di Flavio Birri

Il coraggio degli antichi veneti di Federico Moro

I serial killer della Serenissima di Davide Busato

Espedita Grandesso è nata a Venezia e vive a Mestre. Laureata in Lettere Moderne presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, si è sempre interessata alla conservazione del ricco patrimonio di tradizioni locali raccogliendo favole, motti e detti popolari. Per Helvetia ha pubblicato: I portali medievali di Venezia (1988, saggio d’arte), Prima de parlar tasi e Chi xé mona, staga a casa! (2002 e 2007, raccolte di modi di dire); Magna e bevi che la vita xé un lampo! e Se no xé pan xé polenta (saggi sulla cucina veneta, 2004 e 2005), Fantasmi di Venezia e Crimini alla Veneziana (racconti, 2000 e 2006).

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ESPEDITA GRANDESSO

Fiol d’un can! 16 racconti di animali in Laguna

Helvetia Editrice

Mastroianni, Le Crode e le code dei topi

Pubblicato: novembre 24, 2014 in Uncategorized

In questo momento è finito il film sulle Fosse Ardeatine, dove Mastroianni, nella figura del prete, mi ha commosso aprendo uno squarcio su tempi passati.

Marcello Mastronianni

Marcello era già malato e stava girando un film. A Soligo in palazzo Brandolin c’era Messeghè, un centro di benessere dove il produttore del film aveva parcheggiato l’attore. Mastroianni era venuto a Collalto con Fellini e la sua truppa e con Andrea Zanzotto che aveva appena partecipato alla Nave va perché volevano fare un film sui luoghi della grande guerra, per fortuna la cosa non è andata in porto forse proprio per colpa mia.

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Era una bella giornata di sole autunnale, ero in granaio con l’Emma ad appendere l’uva garganega sui ganci per l’inverno e a Pasqua per fare il passito da bere con le mie magiche crostate che Zia Mimi mi aveva insegnato. Vedo una sfilza di macchine che invece di fermarsi all’incrocio, sollevano la spranga che blocca la strada verso la casa. Scendo di corsa le scale, libero i cani che bloccano gli intrusi all’altezza della sorgente.

Tudy e i cani

Vedo affacciata al finestrino del primo macchinone la faccia di Andrea che aveva tirato su i vetri dei finestrini perché la mia banda di cani stava facendo il suo dovere. Mi avvicino ridendo della loro paura e chiedo perché sono venuti. Zanzotto mi dice che vogliono vedere il luogo scusandosi di non avermi avvisato. Chiamo l’Emma, faccio legare i cani e invito nel cucinone i malcapitati offrendo un bicchiere del mio prosecco per tirarli su di susta. Andrea mi presenta Fellini che ho pensato vada perfino a letto col cappello in testa.

Fellini e Mastroianni

Fellini con un’aria da ras di provincia mi dice che vogliono girare un film sul paesaggio e vedere i luoghi, mentre la sua banda comincia a salire le scale, entrare nelle camere, aprire le finestre, toccare i miei libri, mangiare il pane appena sfornato e prendere la frutta dal grande piatto al centro del tavolone facendomi incazzare. Mi volto e vedo uno di loro che prende in mano il mio crup, carico, senza sicura perché avevo appena sparato sul fico facendo cascare le foglie sui cretini che, entrati passando sotto i fili spinati, mangiavano la mia uva. Preoccupata, brinco il fucile e corro dietro a quelli che salivano le scale facendo scappare tutti a gambe levate. Anni dopo sulle scale dell’Excelsor, dove all’inaugurazione del Festival stavo mangiando con la Laura Betti, mi racconta tutta la storia facendomi ridere.

Laura Betti

L’unico che non si era spaventato era Mastroianni, che giorni dopo mi telefona per chiedermi se poteva venire a trovarmi. Lo aspetto il pomeriggio, arriva, apprezza il prosecco e mi aiuta a fare la cernita delle nespole che si erano maturate in cantina, apprezzandole. Andiamo a prendere il vino, per offrirglielo, e troviamo due topi che rosicchiato i tappi dell’olio del Garda: avevano le code nella bottiglia per poi leccarsele. Ci viene da ridere e ci troviamo simpatici. Marcello si offre di darmi una mano: lo lascio venire perché era in castigo da Messeghè. Il giorno dopo arriva in bicicletta la mattina presto, facciamo il giro della proprietà con i cani a cui l’avevo presentato con buoni bocconi di maiale, spiegando che i capibanda erano Mustique e Sginfa. Gli faccio vedere la legna per il camino, gli raccomando di tenere la caliera sempre piena d’acqua per controllare le braci, gli spiego come si accende la cucina economica, dove sono le provviste e di sentirsi a casa sua, tutto condito dal prosecco che lo rinfranca. Lo presento ai contadini e vado a Venezia contenta. Al mio ritorno, le bottiglie dell’olio erano appese alle travi della cantina protette da lattine di scatole di piselli, Marcello era felice e tutto sembrava una reggia!

Le crode in primavera

La chiesa di Santo Stefano

Pubblicato: novembre 18, 2014 in Uncategorized

La Marcianum Press ha pubblicato un’altra chicca, “La chiesa di Santo Stefano. Gotico veneziano”.

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Lo studioso Peter Lauritzen introduce il libro parlando di Maria Teresa Rubin de Cervin nel decennale della sua morte, che dall’alluvione del 1966 dedica tutta se stessa a far risorgere la città dal baratro in cui era precipitata anche per colpa dell’incuria e del disinteresse – durati troppo a lungo – dei suoi amministratori non all’altezza del loro compito! In quell’occasione un grande contributo è stato anche dato da John McAndrew, professore di storia dell’arte al Wellesley College che ha fondato, assieme alla moglie Betty e al professor Sidney J. Freedberg, il comitato americano Save Venice iniziando la sua attività con il restauro della pala della Vergine in trono adorante il Bambino di San Francesco della Vigna, realizzata da Antonio da Negroponte, pseudonimo di Antonio Falier, intorno al 1450.

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Peggy Guggenheim mi ha presentato John McAndrew e così sono diventata sua assistente per il lavoro di Venezia; le ricerche e i restauri per l’UNESCO sono stati poi illustrati nel libro Venetian Architecture of the Early Renaissance.

Lo studioso Federico Moro ci ha regalato un altro libro a tutto raggio di un restauro esemplare: il più significativo soffitto a carena di nave di Venezia. Non solo ce ne descrive i pregi architettonici, le specifiche strutturali che sfruttano al massimo le specifiche del sottosuolo, ancorandosi al caranto che ha permesso ad un edificio così grande ed aereo di giunger fino a noi malgrado il continuo evolversi della morfologia di Venezia; Federico Moro ci racconta anche i pregi artistici dei monumenti e le storie dei personaggi sepolti.

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Sul pavimento della chiesa si trova il luogo dell’estremo riposo di Francesco Morosini, l’unico comandante veneziano che riporta una serie ininterrotta di vittorie sui turchi dal 1684 al 1688, quando riceve le insegne di Doge a bordo della sua nave.

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“Il volume su Santo Stefano rappresenta un omaggio alla terza grande chiesa gotica di Venezia e a quanti hanno dedicato tempo ed energie per salvaguardarne il prezioso lascito: un messaggio affidato all’arte e intessuto nella Storia, che si cerca di offrire attraverso queste pagine con la forza e la suggestione di una visita svolta con l’attenzione della mente e lo sguardo dell’anima. Non una semplice guida, dunque, e neppure solo un libro d’arte, bensì un volume su cui riflettere grazie alla forza suggestiva di questa grande “casa della luce” veneziana e alle straordinarie opere che il tempo vi ha raccolto. Il tutto impreziosito da 80 splendide immagini a colori di uno dei grandi maestri della fotografia europea, Mark E. Smith”.

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Federico Moro è nato a Padova nel 1959, vive e lavora Venezia. Di formazione classica e storica, si occupa di letteratura, saggistica storica e teatro. E’ membro dell’Associazione Italiana Cultura Classica e della Società Italiana di Storia Militare. Ha pubblicato diciassette titoli tra saggi, guide, romanzi e raccolte di racconti oltre a numerosi contributi in diverse opere antologiche, ad articoli ai testi di alcuni spettacoli teatrali.

Mark Edward Smith nasce in Marocco nel 1942 da famiglia inglese. Nel 1973 è fotografo professionista specializzato in reportage di viaggio, arte, architettura, nudo. Ha collaborato con i maggiori fotografi e insegna alla John Hall Venice Course di Londra. Già fotografo ufficiale di Assessorato alla Cultura di Venezia, Palazzo Grassi, Biennale di Venezia, Teatro La Fenice. Ha partecipato a oltre trenta mostre fotografiche personali e ha pubblicato cinquanta libri in Europa, Asia, USA.

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Domenico Modugno, Mr. Volare

Pubblicato: novembre 11, 2014 in Uncategorized

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A p. 108 del “Venerdì” del 25 Luglio 2014, scopro che a Polignano a Mare esiste una gigantesca statua di Mr. Volare, affacciato proprio sul mare con le braccia aperte per impadronirsi del suo fascino. Anche se non sono mai stata a Polignano a Mare, ho sempre sentito le descrizioni delle magiche grotte fatte dalla Missi, la mia istitutrice, che prima di venire da noi era stata per tanti anni dai Miani di Polignano.

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Ho conosciuto Nicoletta Miani quando ero in collegio a Merano dalle Dame inglesi nei primi anni della guerra; c’era sempre una ragazza più grande che si occupava delle più piccole e io ero in consegna alla Nicoletta. Non ero un’allieva modello, soprattutto non sopportavo le porcherie che ci davano da mangiare; per fortuna, ero seduta dietro una finestra per cui buttavo quanto avrei dovuto ingoiare a due enormi cani San Bernardo che quando salivamo a velengo mi trascinavano con la slitta. Un giorno ho annaffiato con la minestra una suora col risultato che tra lo scandalo generale mi toccava mangiare in mezzo al refettorio. Le suore erano infernali: dovevamo fare il bagno il sabato in delle vasche di marmo in un grande stanzone freddissimo e ci versavano i secchi d’acqua mentre ci dovevamo pulire col sapone sotto un lenzuolo bianco. Per fortuna con l’avanzare della guerra siamo ritornati a casa a Pieve, dove ho cercato di dimenticare la sgradevole esperienza del collegio.

Il giornale che parla di Mr. Volare ha aperto una finestra su un mondo dimenticato perché sgradevole.

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Nel 1959 ho vinto un concorso dell’Ambasciata italiana in Australia pagato dalla Venetian Blind Manufacturers’ Association per fare un giro di conferenze nelle università australiane, dove ho sostituito Franca Helg perché non sapeva l’inglese.

L’ambasciatore italiano era di Bari e aveva invitato Modugno e la moglie, che erano suoi amici, a cantare in Australia. Una sera ero ad Adelaide, l’ambasciatore mi ha pregato di cenare con loro, avevano l’aria molto simpatica e semplice ma erano spaesati. Mi hanno parlato delle loro canzoni e mi hanno dato un disco.

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Mi sono ricordata di un amico proprietario di una fantastica casa in mezzo a un bosco con un’enorme collezione di dischi e appassionato di musica folk italiana, così li ho messi in contatto. Il mattino dopo sono dovuta partire per continuare il mio giro di conferenze, dopo un po’ di tempo ricevetti una lettera dei Modugno che mi ringraziavano per averli messi in contatto con questo personaggio, dicendo che la loro carriera era cominciata da lì!! Proprio nel 1959 escono per la Fonit-Australia Domenico Modugno and Sestetto Azzurro e Domenico Modugno and His Orchestra.

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Quella sera, mentre cenavo con i Modugno, vicino a me erano seduti Walter Chiari e Ava Gardner; in quell’occasione mi sono resa conto di quanto fosse bella e femminile, ero più affascinata ad ascoltare cosa le diceva Walter, che era un seduttore nato, piuttosto che le conversazioni dei miei ospiti.

Tudy e Walter

Ho rivisto Walter Chiari durante una cena alle Quattro Fontane, quando lavoravo per l’Agenzia Turistica di Venezia. Ci siamo rivisti con piacere, per chiacchierare in pace siamo andati a passeggiare in giardino. Ricordando quella sera ad Adelaide, Walter mi pigliava in giro dicendo che io badavo più a loro che ai miei ospiti e io dicevo che era molto più divertente quello che dicevano loro. Mi ha pregato di considerare quanto avevo sentito e quanto ricordavo molto bene un segreto fra me e lui. Walter Chiari è uno degli uomini più affascinanti che abbia conosciuto e Ava Gardner era cotta come una pera gnocca!!

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Conosciuta e celebrata in tutto il mondo, Freya Stark è una delle prime donne occidentali a viaggiare nel Deserto Arabico ed ha trascorso buona parte della sua infanzia ad Asolo. A nove anni riceve per il suo compleanno una copia delle “Mille e una notte” rimanendo affascinata dall’Oriente. Nel 1927 si imbarca per Beirut e raggiunge il Libano, dove soggiorna nella casa di James Elroy Flecker, e poi Baghdad, dove conosce l’ambasciatore britannico. Schermata 2014-11-10 a 13.20.33Dal 1931 intraprende tre percorsi nelle regioni occidentali dell’Iran localizzando la Valle degli Assassini e la fortezza di Alamut, proseguendo poi verso l’entroterra dell’Arabia meridionale dove pochissimi esploratori si erano avventurati. A dorso d’asino, cammello e cavallo, Freya Stark si è inoltrata in Egitto, Siria, Iraq, Iran, Himalaya affrontando zone ad alto rischio spesso in compagnia di Lawrence d’Arabia.

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Ad Asolo fino al 23 novembre nella sala della Ragione del museo Civico è allestita un’affascinante piccola mostra che ci fa rivivere la storia di un personaggio mitico. Giuntavi da bambina vi è sempre tornata nelle pause dei suoi fantastici viaggi, per documentare in piacevolissimi libri tutte le sue avventure, per terminarvi poi la vita a cento anni.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Giuseppe Mazzotti mi aveva incaricato di raccogliere documentazioni sullo stato delle ville lungo il crinale delle colline da Pieve di Soligo, dove abitavo nella vecchia casa, fino a Bassano.

All’altezza di Asolo sono rimasta affascinata da un’enorme mimosa protesa sulla strada. Fuoriusciva da uno dei più bei giardini che abbia visto in quel momento. Era un vulcano di piante e fiori diversi che si intrecciavano creando fantastiche inflorescenze. Mentre ammiravo queste magie come un allocco, una gentile signora si affaccia e mi apostrofa “Ti piace il mio giardino?”. Rimango a bocca aperta perché il personaggio è ancora più magico del giardino. La sua testa è incorniciata da un turbante da cui usciva una treccia di capelli.

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Mi guarda e dice “Ti piace il mio turbante?”. Rispondo “Sì, è strano”. Se lo toglie e mi fa vedere mezza testa pelata! Io rimango di sasso e lei mi racconta che da bambina raccoglieva l’acqua dal pozzo e la corda impigliandosi nella treccia le ha strappato i capelli, facendomi capire quanto questo personaggio fosse intrigante. Mi meravigliava che mi trattasse come un adulto. “Che bello il giardino, ha un’anima!”. Chiacchierando suonano le campane di mezzogiorno e mi invita a mangiare quanto raccolto nell’orto sulla terrazza aperta sulla campagna: una colazione che non posso dimenticare. Questo incontro ha prodotto un sacco di altre visite in cui il magico personaggio mi ha descritto le radici del giardino e del suo ritorno ad Asolo per riordinare la documentazione sulla sua affascinante vita. Alla fine d’autunno mi ha regalato “Baghdad Sketches”, un libro che ha influenzato il mio futuro. Senza quel libro non avrei mai capito Ugo, sarei mai finita in Iraq e non avrei mai fatto tutte le cose che mi affascinano ancora oggi. Anni dopo andavo a trovare la Caroly che si occupava di tutto il complesso e creava con le aiutanti i tessuti di bavella che ancora oggi decorano il soggiorno di Villa Foscari alla Malcontenta.

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La mostra privilegia i “taccuini segreti”, disegni di volti, personaggi, paesaggi, amici e le foto delle lastre dell’archivio del pittore e fotografo Herbert Young, grande amico di Freya, che documentano le rose del famoso giardino di casa Young ad Asolo, poi divenuta villa Freya. Una sezione è riservata al suo ricco corredo di lini da lei ricamati come la lunga striscia con applicazioni di pizzo macramè sul cui bordo sono ricamati i nomi di alcune crocerossine e illustri personaggi da lei conosciuti e amati durante la Grande Guerra.

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Museo Civico di Asolo, Sala della Ragione

dal 27 settembre al 23 novembre

Ingresso gratuito