Il mondo alla Rovescia

Pubblicato: febbraio 27, 2015 in Uncategorized

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Vedo su La Repubblica di oggi cosa hanno combinato gli iconoclasti nel museo di Ninive a Mossul: le nostre radici vanno scomparendo. Per bloccare questi novelli barbari, gli americani bombarderanno i luoghi e anche i tell – finora solo razziati da vandali che per fortuna rivendono reperti a collezionisti poco ortodossi – per cui salvati in parte saranno ridotti in polvere e non basterà più la magica imbottita di soffice sabbia a proteggere le nostre radici. In che mondo viviamo? Perché sono arrivata a 84 quattro anni per assistere a questi scempi? Perché noi occidentali dormiamo sonni tranquilli, distratti dai nostri egoismi e non siamo capaci di prevenire questi disastri, di intervenire in tempo per prevenire tutto questo. Mi ricordo quanto sono stata male quando, nel 2001, i talebani hanno fatto saltare i due budda di Bamiyan.

Buddhas_of_Bamiyan_in_19_century

Li ho ammirati tanti anni fa quando ero ospite della famiglia di studenti che hanno preso con me la licenza di francese a Grenoble, che mi permette di essere il numero 04, la guida turistica ufficiale più archeologica di tutta Venezia. Ho ancora negli occhi la visione di un manto di papaveri da oppio di tutti i colori, dal profumo inebriante che s’inchinavano al vento di fronte a queste magiche figure mitologiche, emozione immagnifica ma niente in confronto al museo di Ninive.

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Dai diari di viaggio di Ugo Sissa:

– Il pullman

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Noi dormiamo fuori sulle terrazze (sui tetti). Il pullman della Nairn Transport Company LTD lascia Damasco di pomeriggio alle cinque, ci aspetta il deserto della Siria di notte. Noi eravamo comodamente installati; aria condizionata, buffet, coperte di lana. Dopo poco Damasco si apre il deserto; la strada scompare e solo innumerevoli tracce di pneumatici che larghi si allungano (a centinaia di metri sul deserto) e segnano il nostro percorso. Cala rapida la notte. A Rutbath ci fermiamo (nel deserto siriano), scendiamo, fa(ceva) freddo. Ci riforniamo di carburante e ripartiamo. Ci avvicinavamo.

 Baghdad, 30 luglio 1953

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Viviamo sotto un azzurro perfetto: da quaranta giorni siamo qui e non una nube, non una diminuzione di sole. Mr. Platounoff dice che il cielo è puro da quattro mesi. L’aria di qui mi riempie di una esaltazione indefinibile, mi fa conoscere uno stato che sembra lontano dalla gioia come dalla pena. Sono arrivato qui, estenuato dal calore dell’Egitto, ubriaco di novità. Diversi ricordi di Luxor si ravvivano, lo stesso cielo puro, le stesse ombre aride, le stesse figure femminili nere. Il ricordo dei primi giorni è senza voce. Io sognavo solamente. Ero In Mesopotamia. Ninive, Ur, Nimrud e Babilonia erano lì per me. Perché raccontare tutto all’Eufrate, nella notte che sembrava immensa? Si intravedevano vagamente delle masse informi; delle rovine? Arrivammo a Ramadi alle 7 di mattina.

 Da Paul Sèruousier, Archeologia e conservazione dei monumenti storici in Mesopotamia

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Prima di tutto bisogna rilevare che la conservazione dei monumenti storici si presenta meno complessa che altrove in quanto solo pochi centri abitati moderni sono sovrapposti o inseriti e mescolati ai più importanti insediamenti antichi (Mossul su Ninive, Erbil). Bagdad moderna è a otto chilometri da antica città sumera. Le ricerche archeologiche in Mesopotamia risalgono a un secolo. La storia dell’archeologia mesopotamica è una storia di saccheggi. Ciò che veniva trovato veniva portato via, se intrasportabile veniva abbandonato in loco o meglio ricoperto.

Ninive

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I numerosi reperti di Ninive furono poi ricoperti. Questa scoperta fu fatale: questi bassorilievi erano calcinati dal fuoco e al contatto della pioggia nel periodo che restarono scoperti divennero calce viva e ricoperti andarono in polvere. Nessun archeologo si è mai posto il problema di conservare. Gli attuali governanti si sono preoccupati di conservare, restaurare, ripristinare solo i pochi edifici che appartengono alla storia islamica più recente, più vicina e più sentita dal risveglio nazionale.

Le immagini di questo blog sono state scattate da Ugo Sissa durante il suo periodo di lavoro come architetto in Iraq negli anni ’50.

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commenti
  1. Giorgio Strassoldo ha detto:

    Cara Tudy, non mi sorprenderebbe che tu fossi accusata di nostalgie colonialistiche da parte dei politicamente corretti. Quello che sta accadendo é una tragedia senza pari ma non ho nessuna speranza ci sia una virile levata di scudi pa parte dei paesi civili.

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