Archivio per maggio, 2015

La vernice della Biennale di quest’anno trasuda sempre più mondanità e ricevimenti privati invadendo con le esposizioni collaterali i più bei palazzi; la mostra, che travalica i luoghi deputati, è un’occasione per visitare spazi normalmente non aperti al pubblico.

Le sculture di Roberto Sebastian Matta nel giardino di Palazzo Soranzo Cappello.

Le sculture di Roberto Sebastian Matta nel giardino di Palazzo Soranzo Cappello.

Questa Biennale, più che per le opere esposte, è uno show-up di ricchezza e feste, da San Giorgio che ha ospitato nei suoi chiostri mezza Parigi capeggiata dal filosofo Bernard-Henry Lévy, agli yacht ormeggiati in Punta della Dogana o in Riva Sette Martiri, all’Harry’s bar o a PalazzinaG con la cena intitolata a Fabio Mauri.

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La Biennale si inaugura in un modo inusuale e divertente: con il crollo del pontiletto privato di Ca’ Corner della Regina sede della Fondazione Prada. L’attracco si è inclinato per il peso eccessivo e una decina di invitati è finita a mollo, per fortuna senza nessun ferito. I meravigliosi vestiti si sono afflosciati sui corpi delle persone valorizzando il bello e mettendo in mostra quello che i proprietari non volevano far vedere…

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Le cose da scoprire sono troppe e forse sono ”indrio de cottura” ma non riesco a capire lo spirito e la connessione di tutti di questi elementi che mancano di filo conduttore. Enrico Tantucci ci informa ne La Nuova del 7 maggio:

“Una Biennale d’Arte che disturbi. L’ha teorizzata così il suo curatore, Okwui Enwezor. (…) I visitatori dovranno fare i conti con una mostra piena di suoni, afferma il curatore nigeriano, un voluto disturbo allo scopo di portare equilibrio, all’interno di una rassegna che ha nella complessità, nella molteplicità di narrazioni, alcuni dei suoi punti di forza”.

Il curatore della 56 Biennale.

Il curatore della 56 Biennale.

In questo marasma ci sono tre cose che mi piacciono: è la prima volta che un privato espone la sua collezione – non sostenuto da una galleria – rendendola visibile al pubblico; si tratta di Achille Mauri, fratello dello scomparso artista Fabio.

Un'opera Fabio Mauri.

Un’opera Fabio Mauri.

E’ stata restaurata la sala d’ingresso del Padiglione Italiano ai Giardini.

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E poi, proprio qui dove abito nel magazzino che si affaccia sul mio giardino esterno ricco di rose profumate, il comune ha concesso lo spazio in un primo tempo ai paesi emergenti e poi, dal 9 maggio, alla mostra “The Bridges of Graffiti”, curata da Francesca Alinovi che nel 1984 portò in Italia i principali esponenti del graffitismo newyorkese.

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