Semerani e Tamaro Architetti Associati

Pubblicato: novembre 23, 2015 in Uncategorized

invito Semerani e Tamaro 1In occasione della donazione del fondo archivistico dello Studio Semerani e Tamaro allo IUAV di Venezia, è stata organizzata una bella mostra – appena conclusa – sulle opere di Luciano e Gigetta che mi ha aperto una finestra su un meraviglioso mondo scomparso, quando eravamo giovani e pieni di entusiasmo, con tante speranze.

La Gigetta è una delle mie più vecchie amiche, ci siamo conosciute subito dopo la guerra. Abitavo ancora a Pieve di Soligo, nella vecchia casa di famiglia, e mi ero iscritta alla facoltà di architettura; in un primo tempo facevo avanti e indietro da Venezia perché palazzo Balbi a San Vio era stato requisito e ci viveva un’artista amica di un grosso gerarca che per fortuna qualche anno dopo se ne è tornata a Roma. Ho conosciuto la Gigetta seguendo un corso di Bruno Zevi, e in aula eravamo entrambe sedute in alto per vedere bene. I corsi di Zevi erano interessanti perché veniva dall’America, portando nuove idee nell’università addormentata, dando l’interpretazione di uno che veniva da fuori, un punto di vista diverso dal nostro. A un certo punto Zevi aveva fatto non so quale errore ed io ho alzato la mano e l’ho corretto; invece di buttarmi fuori, il Professore mi ha fatto sedere vicino a lui e mi ha chiesto di spiegare a tutti la mia correzione, così siamo diventati amici. Gigetta abitava di fronte a casa vecchia a San Vio. Poco dopo esserci conosciute, la mamma della Gigetta, che era una persona deliziosa, mi ha invitato a stare da loro quando venivo a Venezia. La nostra amicizia è continuata anche quando finalmente sono riuscita a tornare nella vecchio palazzo di San Vio.

Nel corso degli anni il nostro legame è diventato molto importante: devo a lei e a Luciano (che intanto si erano sposati) di aver conosciuto la laguna perché andavamo in giro assieme in barca a studiarne gli aspetti… Mi ricordo quando abbiamo scoperto i fiori gialli delle barene non ricordo dove, e soprattutto, l’isola di Poveglia che rigurgitava di conigli selvatici. Col mio Flobber ne agguantavo qualcuno che finiva in un ottimo salmì!

Ritratto Semerani Tamaro

Della mostra mi ha colpito in modo particolare il plastico dell’Ospedale che, incredibile ma vero, è stato costruito quasi completamente come nel progetto finendo la vista fantastica sulla laguna e, naturalmente, sul cimitero. Come spiegano bene i due architetti alla metà degli anni Ottanta: “L’Ospedale costituisce un vero e proprio montaggio di figure autonome, la cui separatezza è sottolineata con operazioni di traslazione”; Serena Maffioletti, a pagina 10 del piccolo catalogo della mostra afferma: “Luciano e Gigetta, insieme, disegnano molteplici e intrecciati movimenti, componendo un itinerario tra i più complessi e profondi dell’architettura italiana, nel segno indelebile dell’impegno civile dell’architetto”.

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Gigetta ha anche trasformato il distributore di benzina pensato da Rogers in “stazione di rifornimento architettonico”, un centro polivalente di aggregazione e di divulgazione culturale, luogo espositivo e d’incontro di cui è presidente dal 2008. Finalmente questa mostra riconosce l’importanza di questi due personaggi nel mondo dell’architettura.

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