I cinquecento anni del Ghetto di Venezia

Pubblicato: febbraio 10, 2016 in Uncategorized

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Il 29 marzo del 1516 i Veneziani inventano il ghetto per “organizzare” la presenza ebraica a Venezia. Con un decreto, si stabilì che gli ebrei dovessero abitare tutti in una sola zona della città, un luogo malsano, come testimonia il suo nome che deriva dal “getto” dei metalli delle numerose fonderie presenti. Grazie ai canali che la circondavano completamente, e alle guardie che la proteggevano in continuazione, la zona era una cassaforte della città. La vita al Ghetto era scandita dal suono del campanile di San Marco che ogni mattina e sera segnalava l’apertura e la chiusura delle sue porte.

Ghetto

Gli ebrei erano il motore del commercio veneziano ed erano arrivati in città verso gli inizi del XI secolo; erano di tante origini e ognuno di loro aveva la propria sinagoga. Le sinagoghe del ghetto vennero fatte costruire tra la prima metà del XVI secolo e la metà del XVII; l’Italiana è tra le più antiche, assieme a quella Tedesca, alla Levantina e Spagnola.

Anche le sinagoghe appartengono al sistema delle Scuole: luoghi di riunione e preghiera, le sinagoghe oggi sono cinque. In osservanza della legge ebraica, che impone la costruzione dei luoghi di culto “nella parte più alta della città”, nella pianeggiante Venezia le sinagoghe sono dislocate ai piani alti di anonimi edifici del Ghetto, riconoscibili per i semplici portali ad arco e le grandi aperture formate da cinque finestre – e collegate tra loro, per esigenze di sicurezza, da lunghi corridoi e passaggi”.

(Pavimenti a Venezia di Tudy Sammartini con foto di Gabriele Crozzoli)

Per anni con il mio Professore John McAndrew abbiamo studiato le diverse sinagoghe, ciascuna dedicata al culto degli ebrei provenienti dai vari paesi, soprattutto levantini. Al tempo siamo riusciti a restaurarne alcune e mi ricordo ancora l’incubo delle ripide scale per arrivarci! La sinagoga che mi ha suggestionato maggiormente è la Tedesca, allestita nel 1529; grazie alla luce che entra dai finestroni, sistemati in un modo particolare, l’illuminazione cambia continuamente dando l’impressione di un vortice che ti travolge. L’impianto della sinagoga viene trasformato verso la fine del XVIII secolo a causa di alcuni problemi statici: il pulpito, una volta al centro, è stato spostato in posizione opposta per non sollecitare troppo il pavimento.

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Il museo ebraico raccoglie una collezione di argenti unica al mondo che rappresenta le diverse origini degli ebrei veneziani. La sala degli argenti descrive le festività e le tradizioni del culto ebraico attraverso oggetti e arredi usati sia nelle liturgie che nella vita quotidiana. Con la Seconda Guerra mondiale i preziosi argenti sono stati tutti incartati in degli stracci e nascosti nella casa di riposo del Ghetto, dove nessuno osava andare a disturbare. Con la mia amica Luzzato, moglie di Amos, Presidente della Comunità Ebraica di Venezia, li abbiamo fatti restaurare e ce ne siamo presi cura ripulendoli, fino all’invenzione di una vernice speciale per proteggerli. Passavamo ore a pulirli mentre lei mi spiegava le varie funzioni degli oggetti.

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Per festeggiare i ‘500 anni, la comunità ebraica pensa a un restauro e alla rimessa a nuovo del museo e di tre sinagoghe, grazie a una raccolta fondi realizzata dalla Venetian Heritage Council, parte del programma Unesco-Comitati Privati per la Salvaguardia di Venezia.

Tra le tante iniziative: l’Associazione Veneziana Albergatori ha realizzato dei pacchetti che offrono la possibilità di vivere il Ghetto in tutte le sue sfaccettature, dalla storia alla cucina, dalla religione alla storia dell’arte, all’arte della tradizione. Per ricordare il Giorno della Memoria è stata anche presentata la mappa interattiva dei luoghi della memoria realizzata da Giulio Bobbo, Marco Borghi e Sandra Savogni.

Venezia era il centro del mondo e anche grazie agli ebrei è diventata quello che è.

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