Archivio per dicembre, 2009

Plessi

Pubblicato: dicembre 8, 2009 in Uncategorized
GONDOLE BLU

Strisce di sole e dolci propaggini del Canal Grande entrano in punta di piedi nell’androne, impadronendosi poco alla volta del fantastico pavimento creato dal Barone Giorgio Franchetti alla Ca’ D’Oro. Acquistato alla fine del XIX secolo da questa singolare figura di mecenate le cui ceneri riposano sotto il cippo di porfido, l’edificio capolavoro del gotico veneziano venne ripulito dalle pesanti aggiunte neogotiche operate da Gianbattista Meduna a metà Ottocento per riacquistare l’originale leggerezza e sfarzosità. I pavimenti del portego vennero rifatti integralmente e, pare, come ci racconta Gabriele d’Annunzio nei suoi taccuini, che lo stesso barone, ispirandosi alle tarsie Marciane, abbia personalmente composto il ricco mosaico in opus sectile e tessellatum.

Barche ancestrali di legno annerito dal tempo, costruite nel prestigioso squero Tramontin alla Giudecca dondolano dolcemente, cullate dall’acqua del Canal Grande che tra luci e ombre trasforma le pietruzze colorate in preziosi gioielli, e grazie allo sciabordio delle onde e ai raggi obliqui il magico pavimento si sveglia, si muove, diventa tridimensionale.

È l’opera dell’amico Fabrizio Plessi per la Biennale di quest’anno che felice invade tutta la città. L’acqua e il fuoco sono gli elementi con cui da sempre l’artista lavora, elementi puramente veneziani.

Emiliano di nascita, studia nella città lagunare, al Liceo artistico prima e all’Accademia di Belle Arti poi, inizia il suo lavoro con i Video a Ferrara nello studio di Lola Bonora.
Partecipa a più Biennali veneziane ed è invitato a mostre prestigiose ai quattro angoli del modo, tiene corsi soprattutto in Germania e la sua mostra più completa e prestigiosa è la retrospettiva curata da Carl Haenlein dal titolo Traumwelt. All’ombra delle barche tutto sembra irreale; le luci psichedeliche di Plessi illuminano le colonne dando un senso di verticalità trasformando lo spazio. Tudy Sammartini

L’Anima dell’Acqua – Contemporary Art
Museo Ca’ Doro, Galleria Franchetti, Venezia
fino al 22.11.09

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Papa Pio XII

Pubblicato: dicembre 8, 2009 in Uncategorized

È uscito per le edizioni Marsilio di Venezia, un prezioso libricino intitolato “In difesa di Pio XII” a cura di Giovanni Maria Vian, direttore dell’osservatore Romano con scritti di Paolo Mieli (giornalista di fama),Saul Israel (nato 1897 e mancato a Roma nel 1981, israelita diventato cattolico, marcato a fuoco da quegli anni bui), Andrea Ricciardi, Rino Fisichella (rettore dell’Università Lateranense), Gianfranco Ravasi(arcivescovo del Pontificio consiglio della Cultura e della commissione di Archeologia Sacra, noto biblista), Tarcisio Bertone (segretario di Stato dell’attuale Pontefice). Personaggi di grande spessore intellettuale e profondi intenditori del problema.

Non capisco perché scrivere un libro in difesa del papa, quando è perfino in corso un processo per la beatificazione per Pio XII.

Lo stato del Vaticano traboccava talmente di ebrei e perseguitati politici da avere persino problemi di vettovagliamento.

I conventi, le parrocchie ed ogni luogo religioso ospitavano persone in difficoltà. Perfino quell’antipatico parroco di Pieve, che uscito dal confessionale mi ha dato una sberla perché gli avevo confessato di avere mangiato una pera William a cui da giorni faceva la tira, aveva come ospite un gesuita che per tutti gli anni della guerra è stato il mio precettore e mi ha aperto la testa.

La figura di questo papa è marcata indelebile nella mia memoria anche se all’epoca ero una bambina di 14 anni.

Dal 1945 passavo le vacanze di Pasqua a Roma, dai Calvi, lontani cugini che per deferenza e simpatia chiamavo zii: Carina, l’intellettuale, Carlo, che sembrava uscito dalla stampa del nobiluomo mantovano imbauchio dall’arrivo di Napoleone dopo l’assedio del 1796, e Isabella che mi regalava le magiche scatoline che col passare del tempo sono diventate una preziosa collezione.

Erano amici fraterni del bibliotecario della Casina di Pio IV, i cui tesori mi hanno lasciato a bocca aperta, contagiandomi con la passione di raccogliere stampe.

L’amico degli zii aveva un figlio un po’ più grande di me che aveva il compito di vivacizzare le mie giornate romane.

Io mi sono innamorata follemente dei giardini vaticani, nel cui cuore sorgeva la biblioteca e non mi stancavo mai di visitarli, luogo per me sognato. Toccavo e annusavo ogni foglia e fiore ubriacandomi di piacere quasi fisico.

Un pomeriggio da lontano è apparsa una lunga figura eterea, con una veste bianca che il vento faceva frusciare, con tra le mani un libriccino che stava leggendo: era il papa. Spaventati ci siamo accucciati dietro la siepe del vialetto sperando di non essere stati notati. Purtroppo agli occhi di lince del papa non sfuggiva niente. All’udienza particolare di zia Giulia Bianchini d’Alberigo sposata Giusti del Giardino, il papa mi ha subito riconosciuto, facendomi una carezza, mi ha detto, “fai parte della natura e questa fortuna ti accompagnerà per tutta la vita”, facendomi diventare la faccia viola come un peperone e capire con che razza di personaggio avevo a che fare!

Ca’ Grimani a Santa Maria Formosa

Pubblicato: dicembre 8, 2009 in Uncategorized

La scala palladiana

Quando ragazzina sono arrivata a Venezia, Ca’ Grimani era la sede dell’antiquario Minerbi, la cui figlia era la madre del mio avvocato Gianni Milner.
Mi divertivo a girare in quel bailamme per scoprire i meravigliosi spazi e quanto appariva delle decorazioni che cadevano a pezzi. Solo la scala a chiocciola di Andrea Palladio era intonsa, ricordandomi quella che all’Accademia dalla galleria porta al tablino dove, in una nicchia, un’urna conteneva la mano di Canova, cosa che mi ha sempre fatto senso. Per fortuna Carlo Montanaro, quando è diventato presidente dell’Accademia di Belle Arti ha pensato bene di mandarla alla gipsoteca canoviana di Possagno del Grappa.

Quando i Minerbi hanno chiuso la galleria vi è stato un interregno fino al 1981 quando la principesca dimora venne acquistata dallo Stato per adibirla a museo.
Negli anni dell’interregno vi era un tale stato di degrado che mi faceva venire il mal di stomaco. Conoscendo il guardiano raccoglievo con paletta e scopino i brandelli d’affresco che cascavano dai soffitti.
Due erano le cose che mi affascinavano: il soffitto della sala dipinto da Camillo Mantovano, un enorme bersot con tutte le specie vegetali e gli uccelli comprese le piante appena giunte dell’Africa e dell’America, e la sala a cupola dove il Cardinal Grimani teneva i suoi tesori archeologici. Raccoglievo le briciole degli affreschi ogni volta che andavo mettendoli in tanti pacchettini di giornale con ogni uno la dicitura della provenienza in una preziosa scatola da scarpe.

Dopo l’alluvione del 1966 si sono creati vari comitati per salvare il salvabile. Per suggerimento del mio professore John McAndrew con cui stavo scrivendo un libro sull’architettura del primo rinascimento veneziano, che si era inventato il comitato Save Venice che tanto ha fatto per la città, sono stata incaricata dall’Unesco di catalogare e controllare la situazione delle opere conservate nelle chiese, che avevano molto sofferto anche per la trascuratezza degli anni precedenti.
Il presidente del comitato italiano era Bruno Visentini, al momento ministro delle finanze e presidente della Fondazione Cini a San Giorgio, nativo della Marca Trevigiana e padre della mia amica Margherita Azzi Visentini, esperta di giardini. Lo conoscevo abbastanza bene da incastralo per Ca’Grimani. Ero abbastanza carogna, lo aggredivo davanti a personaggi di fronte ai quali non mi poteva dire di no. Puntualmente mi giungevano come risposta dei bigliettini in cui mi diceva che c’erano cose più urgenti.
L’architetto Mario Piana è stato incaricato del restauro del complesso, opera faraonica sia dal punto di vista statico che artistico, dalla sovrintendenza di Venezia. Un lavoro immane che è stato eseguito in modo mirabile da costituire un esempio per i restauri futuri.
L’opera, iniziata nel 1981, andava a rilento per le difficoltà tecniche ma sopratutto per l’eterna mancanza di grana.

Ma miracolo! E’ arrivata la recessione e Venezia si è svegliata dal suo sonno congenito e tutto a cominciato a procedere. Nel giro di 20 giorni il monumento è stato restaurato, incredibile.
Questo restauro ci riporta al termine “conservare”che proprio in questo esempio assume un’eccezionale valenza: un edificio che nel passato ha avuto un enorme impatto nella struttura della città è tornato a vivere nella sua interezza rivitalizzando la città e diventando nella sua magnificenza attuale e moderno.

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Andrea Zanzotto

Pubblicato: dicembre 8, 2009 in Uncategorized

Per il suo ottantottesimo compleanno, dopo otto anni dall’uscita di Sovrimpressioni, sempre nella collana dello “Specchio” di Mondadori, Andrea si è fatto e ci ha fatto un meraviglioso regalo: è il libro di poesie Conglomerati, in un certo senso la continuazione del primo, andando in profondità e facendoci quasi annusare il baratro a cui stiamo andando incontro. Un’opera meravigliosa.

I versi hanno la freschezza delle cascatelle dei nostri ruscelli e l’aspra durezza dei sassi delle Crode a Collalto, che a mala pena riuscivo a far saltare con le polveri degli obici della prima guerra mondiale, sparsi ovunque nei fossi per creare una serie di laghetti protetti da profumate rose canine e salici piangenti. Così l’acqua che a ogni temporale scrosciava di brutto, trascinando via il prezioso humus del bosco, non finiva nel Soligo inquinato, ma nutriva la biava e la medica della pianura. Un vano tentativo di crearmi un’oasi personale?

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Dove è finita la gioia e la dolcezza di Galateo in bosco, dove il paesaggio era ancora un paradiso terrestre e la gente umana? Come facciamo a sopravvivere in questo mondo dove tutto è inquinato? …la morale, l’onore, il rispetto per noi stessi, la fiducia nel nostro prossimo sono finiti a Patrasso. Perfino il nostro dialetto, a cui Andrea ha dato dignità di linguaggio, con tanto amore e delicatezza, è morto.
Quanta scienza, conoscenza e preveggenza per questo mondo che ci cambia sotto gli occhi, ci spaventa e ci rende più macchine succubi che esseri pensanti.

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I tuoi occhi di lince che ti trapassano come punte di spillo incandescenti esprimono apertamente tutta l’ironia, che nei suoi scritti precedenti era sempre velata di malinconia. La malinconia è diventata disgusto, espresso dal taglio duro e quasi inferocito della bocca per questo mondo marcio che ci circonda.
I versi a volte sono così duri, compatti e laceranti che ti penetrano come coltelli acuminati lacerandoti dentro e a volte così freschi e teneri da consolarti il cuore.Andrea sei un mostro!

“E così il purulento, il cancerese, il cannibalese
s’increspa in onda, sormonta
tutto ciò che con ogni amore e afrore di paese
doveva difenderti, Ligonas, circondato
ormai da funebri viali di future “imprese”,
da grulle gru, sfondamenti di orizzonti
che crollano in sé stessi
intorno a te.”


(Addio a Ligonas)