Archivio per luglio, 2014

CENTENARIO DELLA GRANDE GUERRA

Pubblicato: luglio 24, 2014 in Uncategorized

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Il 26 agosto la Biennale celebrerà la preapertura della 71° Mostra del Cinema con la proiezione in anteprima di “Maciste l’alpino” (1916) di Luigi Maggi e Luigi Romano Borgnetto, considerato come uno tra i migliori film di propaganda bellica prodotto in Italia nel corso della Prima guerra mondiale.

Quest’anno sono cento anni dall’inizio della prima guerra mondiale. Ogni giorno tutti ne parlano e le celebrazioni sono diventate quotidiane: sono morte 35 milioni di persone, di cui più della metà vittime innocenti.

Dobbiamo proprio a questa tragedia l’unità d’Italia, per la prima volta questa mescolanza eterogenea è diventata uno stato: l’Italia Moderna.

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Le manifestazioni di questi giorni hanno rispolverato ricordi assopiti di un mondo oggi scomparso, rivivo esperienze di tempi lontani che da bambina mi hanno colpito profondamente.

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Si è aperta una finestra su di un passato lontano: le storie spaventose delle peripezie degli abitanti della pedemontana intrappolati nell’invasione austroungarica dopo la disfatta di Caporetto, un disastro dovuto all’incoscienza di generali tromboni ed incompetenti, esemplari di mentalità a preparazione tipicamente ottocentesca; la Carlotta mentre stirava i miei odiati grembiulini bianchi inamidati, che mi facevano sentire intrappolata nella vergine di Norimberga, mi raccontava dello stato di pericolosa indigenza degli abitanti della pedemontana.

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Gli invasori avevano razziato tutto e per mangiare si spingevano sulle grave del Piave, che era diventato lo sbarramento tra i due eserciti. I soldati arruolati in gran fretta in tutta l’Italia parlavano dialetti diversi non riuscendo a capirsi tra loro mentre tra gli invasori c’erano parenti, a volte fratelli, che combattevano su fronti opposti e c’erano molti più legami fra nemici che fra alleati. Le donne di notte con le lanterne al sorgere del sole andavano a raccogliere erbe per sopravvivere mentre i soldati italiani dal Montello ne facevano tiro a segno.

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Anca i mussi i se boni de sarpir

Pubblicato: luglio 23, 2014 in Uncategorized
Nonno Giulio a Collalto

Nonno Giulio a Collalto

Riordinando le mie scartoffie, a pagina 33 del Sole 24 Ore di Domenica 24 novembre 2013, scopro una pubblicità del prosecco di Valdobbiadene con la foto della chiesa del Mulinetto della Croda, visuale su cui era affacciata la vecchia villa Balbi di Cisa, e mi sono tornati a mente i tempi in cui mi occupavo assiduamente dei poderi di Cisa e di Collalto. Trattavamo le viti senza usare veleni: il ragno rosso era debellato dalle coccinelle che Paolo piccolo e i bambini dei contadini raccoglievano all’imbrunire in barattoli di vetro, mentre per la filossera, insieme ad Alfredo che aveva la mia stessa età, usavamo il verde rame con cui ammorbidivamo anche le sacche di giunco con cui legavamo i tralci di vite.

La famiglia di Alfredo era fin dai tempi dei Balbi impegnata nel podere di Collalto ed era molto legata alla nostra: da bambina, se mi comportavo bene avevo il permesso di andare a stare in casa loro, alla Guizza, per partecipare alla vendemmia che era l’avvenimento più importante dell’anno e uno dei più piacevoli per me.

Per legare i tralci di vite adoperavamo le sacche (tralci di giunco immersi nel verderame sia per ammorbidirli che per disinfettarli). Malgrado le mie grandi mani non sono mai riuscita a legare le sacche e Alfredo mi canzonava con le parole “Anca i Mussi se boni de sarpir”.

Finita la mezzadria Alfredo è rimasto come salariato. Quando mi sono ammalata la proprietà è passata a mio fratello ed ora se ne occupa mio nipote Enrico.

Il prosecco negli anni è diventato una varietà principe e il Veneto si conferma alfiere del vino di qualità nel mondo: nella regione il 72% delle superfici vitate è dedicato a produzioni Doc o Docg e da 22 anni a questa parte si celebra l’evento “Cantine Aperte”, iniziativa che consente di trascorrere una giornata nelle cantine associate per conoscere da vicino il mondo del vino.

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Qualche tempo fa ho ricevuto in regalo due bottiglie di “Opere Riserva” di Villa Sandi, un vino spumante che ha vinto nel 2009 la medaglia d’oro al concorso Enologico Vinitaly del 2009. Mi ha proprio ricordato i sapori della mia infanzia e non solo: nella scatola appare la figura di una statua di Canova che mi ha fatto tornare in mente villa Machiavelli e Berenson che sviene davanti alla statua di Paolina Borghese.

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Nel 2009la Casa Editrice Kimerik ha festeggiato dieci anni di storia.

Distribuzione tradizionale e forte presenza anche sul Web fanno della Kimerik un’azienda con una grande propulsione espansiva con oltre 800 pubblicazioni attive e una frequenza di stampa tra le più alte in Italia.

Ho ricevuto di recente dalla Redazione alcune pubblicazioni: “L’eterno ragazzo” di Sergio del Vecchio, “Com’era triste Trieste” di Antonino Crisafi, “Paradiso – Inferno andata e ritorno, un viaggio nella pedofilia” di Giuseppe Carbone e “Semplicemente una vita” di Luca Bucciantini.

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Mi ha interessato in particolare “Le donne della Bibbia che hanno fatto la storia” di Sonia Molinaro. Nella prefazione si legge:

“L’autrice mira a dare una chiave di lettura corretta in base a come queste donne hanno agito lungo la storia di Dio con gli uomini e con le donne”.

Sappiamo ad esempio che il nome “Eva” significa vita, Sara “principessa”, Miriam “amata da Dio”. La struttura del libro presenta le protagoniste della Bibbia divise in capitoli con una spiegazione e un commento dell’autrice.

Di particolare interesse la figura di Giuditta stata ritratta da insigni artisti di cui vediamo la copia di Napoli di Artemisia Gentileschi:

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Dipinta tra 1612 e 1613 la tela ha subito l’influenza di Caravaggio: il dipinto evoca nella crudezza della decapitazione e nella postura dell’eroina la Giuditta di Caravaggio a Palazzo Barberini.

L’episodio che riguarda Giuditta è narrato nell’Antico Testamento: la fanciulla salva la sua città di Betulia dall’assedio di Oloferne, generale di Nabucodonosor, uccidendolo dopo averlo ubriacato ad un banchetto.

“Giuditta adotta un’ottima strategia di guerra e per tanto si comporta da soldatessa, perché in guerra vige la legge dei vinti e dei vincitori”.

 * * *

Sonia Molinaro ha abbandonato la carriera in ambito socio-sanitario-assistenziale per intraprendere lo studio delle Sacre Scritture. Ha all’attivo, in attesa di pubblicazione, diverse opere religiose. Le donne della Bibbia che hanno fatto la storia è la sua prima opera pubblicata.

QUI IL LINK AL SITO DELLA CASA EDITRICE

Elements of Venice

Pubblicato: luglio 7, 2014 in Uncategorized

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Giulia Foscari Widmann Rezzonico is an Italian architect, she lives in Hong Kong where she teaches as a part-time Assistant Professor at the University and she previously worked in the studio “Office for Metropolitan Architecture.” During the past, Julia worked with the London studio “Zaha Hadid Architects” and for “Foster and Partners”. She has extensive experience as a researcher and curator, and has participated in the Venetian Biennale twice: in 2006 as an exhibitor, presenting her research “From Favelas to Parametric Architecture”; in 2008 as curator of the exhibition “Andrea Palladio and Zaha Hadid Architects”. She obtained the degree cum laude from the University of Architecture in Rome (Roma Tre) and received the title DRL-March at the Architectural Association in London in 2007.

The history of an entire city has never been analysed at the scale of architectural detail before, but this is what Giulia Foscari has done in the case of Venice: a city so rich in unique masterpieces that it seems futile to search for common patterns.

The book ELEMENTS OF VENICE, published by Lars Müller with a foreword by Rem Koolhas, reveals, through the analysis of single architectural elements, the metamorphic nature of Venice, a city in which most buildings underwent throughout the centuries substantial volumetric and formal transformations informed by political and cultural shifts.

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Developed as a parallel research project of Fundamentals – the 14th Venice Architecture Biennale  – the book offers insights on Venetian facades, stairs, corridors, floors, ramps, ceilings, doors, hearths, windows, balconies and walls.

The research uncovers not a single, unified history of architecture, but the multiple histories, origins, contaminations, similarities, and differences of these elements and how they evolved into their current iterations through technological advances, regulatory requirements, and new digital regimes.

Product not [only] of the mind but of societal organization, the elements are isolated from their picture-perfect context and from the postcard view of Venice that is impressed in our retinas, introducing the reader – through a combination of collages, drawings, photographs, paintings, film stills and quotes – to a radically new way of seeing Venice. Like a camera obscura photograph cuts through the often irrelevant embellishments of architecture to reveal the underlying skeleton of a building, this guide will allow the reader to better understand the fundamental transformations that have shaped Venice during the past ten centuries.

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This city, which for many is – architecturally speaking – permanently frozen in time, has in fact often been at the forefront of challenging the architectural conventions, both during the days of the Republic (until 1797), in which gothic and renaissance styles were seen as carriers of political and ideological meanings, and in the past two centuries when, despite the introduction of the dooming motto “Com’era, dov’era” (“As it was, where it was”), Venice underwent an unprecedented urban transformation.

Giulia demonstrates that Venice has been a city in perpetual transformation and, in the centuries of its splendor, at the forefront of modernity.

Thomas Ball

Pubblicato: luglio 4, 2014 in Uncategorized

Schermata 2014-07-04 a 13.06.32Il primo film di Tom è del 1973 come ricerca dell’università, riceve una borsa di studio e il progetto arriva al film festival di NewYork dove viene presentato fra i finalisti e diventa il lancio della sua carriera.

Nel 1984 Tom fonda la Produzione Thelos e lavora come indipendente anche per altri studi.

Thelos fino ad oggi ha realizzato più di un migliaio di programmi per università, musei, agenzie ecc., in particolare dedicati all’arte in tutte le sue sfaccettature.

Fra le prime opere, esegue Il Teatro della Moda per lanciare una mostra sul museo della Moda al Louvre e al Metropolitan che vince un premio all’associazione Americana dei Musei e all’Accademia Nazionale della Televisione Arti e Scienze.

Questi sono gli antefatti di A CONSTRUCTIVE MADNESS, realizzato in collaborazione con la Knowlton School of Architecture e Jeffry Kipnis, che ha fatto il giro del mondo fino a vincere il premio per il più importante film d’arte al Festival di Montreal, massimo riconoscimento al mondo.

Tom ha in preparazione un documentario che contrappone la libreria di Frank Gehry per l’università di Princeton al dormitorio di Demetri Porphyrios come esempio di architettura gotica di oggi, dal titolo “Extreme Vision” contrapposizione estremamente interessante.

Vi domanderete perché una vecchia pantegana come me, che vive rintanata nella sua tana, adottata da un gatto randagio, che si occupa di piante e giardini, si sogna di presentare questo documentario.

Ci sono due ragioni una perché la cosa mi piace da morire e secondo perchè ho una antica consuetudine con Gehry che mi è molto simpatico e non sembra proprio un architetto.

Il film comincia col volo degli uccelli, il movimento dell’acqua e della massa dei pesci, che sono il suo simbolo e anche il suo portafortuna

L’opera di Gehry nasce da un progetto mai realizzato per ragioni finanziarie ma questa ricerca durata anni, ha come risultato il museo di Bilbao. Il museo, realizzato nel 1997 prelude a un nuovo modo di concepire la vita. Il gesto di Gehry di piegare l’indice e indicare la curva è un gesto chiave che ci riporta alla natura.

La storia è lunga ma coerente si parte dai Fratelli Green and Green ancora alla fine dell’800, si passa per Frank Loyd Wright, l’Opera House di Sidney di Utzon (1957-63) ed ecco Gehry. Il processo creativo è spiegato in modo magistrale nelle discussioni con Philips Johnson, non mi dimenticherò mai la sua casa rotonda con la maledetta tenda nera, che per quanto tirata faceva trapelare sempre la luce per farti sentire parte del paesaggio, ma non mi lasciava dormire.

Quello che mi ha colpito nel film è come Gehry riesce a dare volume ai cappucci dei frati del chiostro di Sluter, alle leggerezza delle pieghe della seta nei quadri del rinascimento, alle bottiglie di Morandi, che quando, ragazzina, gli portavo il burro durante la guerra in via Fondazza mi mandava nello sgabuzzino lungo e stretto a prendere sugli scaffali le bottiglie dove una lampadina di 5 candele dava agli oggetti la magia della sua pittura, a combinare la musica di Hendrix, con la scultura di Richard Serra, e far diventare il tutto architettura. E quale!

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